“Chiunque, o Re delle Scimmie.” — Questa storia fu raccontata dal Maestro mentre si trovava al Boschetto di Bambù, riguardo a Devadatta che cercava di ucciderlo. Informato dell’intento omicida di Devadatta, il Maestro disse: “Non è la prima volta, monaci, che Devadatta cerca di uccidermi; fece lo stesso nei tempi passati, ma non riuscì a compiere la sua malvagia volontà.” E così dicendo, raccontò questa storia del passato.
Una volta, quando Brahmadatta regnava a Benares, il Bodhisatta rinacque come scimmia. Cresciuto, era grande come un puledro di giumenta e di enorme forza. Viveva solo sulle rive di un fiume, al centro del quale c’era un’isola dove crescevano manghi, alberi del pane e altri alberi da frutto. E a metà del fiume, a metà strada tra l’isola e la riva, una roccia isolata emergeva dall’acqua. Forte come un elefante, il Bodhisatta era solito saltare dalla riva su questa roccia e da lì sull’isola. Qui si saziava dei frutti che crescevano sull’isola, tornando alla sera per la stessa via. E tale era la sua vita giorno dopo giorno.
Ora, in quei giorni vivevano in quel fiume un coccodrillo e la sua compagna; e lei, essendo gravida, alla vista del Bodhisatta che andava e veniva concepì il desiderio di mangiare il cuore della scimmia. Così pregò il suo signore di catturare la scimmia per lei. Promettendo che avrebbe esaudito il suo capriccio, il coccodrillo partì e si appostò sulla roccia, intenzionato a catturare la scimmia durante il viaggio di ritorno alla sera.
Dopo aver vagato per l’isola tutto il giorno, il Bodhisatta guardò verso la roccia alla sera e si chiese perché la roccia si ergeva così alta sull’acqua. Si dice infatti che il Bodhisatta notasse sempre l’esatta altezza dell’acqua nel fiume e della roccia nell’acqua. Così, quando vide che, sebbene l’acqua fosse allo stesso livello, la roccia sembrava emergere di più, sospettò che un coccodrillo potesse essere lì in agguato per catturarlo. E, per scoprire la verità, gridò, come rivolgendosi alla roccia: “Ehi! roccia!” E, poiché non giunse risposta, gridò tre volte: “Ehi! roccia!” E poiché la roccia rimaneva in silenzio, la scimmia esclamò: “Come mai, amica roccia, oggi non mi rispondi?”
“Oh!” pensò il coccodrillo; “dunque la roccia è solita rispondere alla scimmia. Oggi devo rispondere io per la roccia.” Di conseguenza, gridò: “Sì, scimmia; che c’è?” “Chi sei?” disse il Bodhisatta. “Sono un coccodrillo.” “Perché sei seduto su quella roccia?” “Per catturarti e mangiare il tuo cuore.” Poiché non c’era altra via di ritorno, l’unica cosa da fare era superare in astuzia il coccodrillo. Così il Bodhisatta esclamò: “Allora non c’è altra scelta che consegnarmi a te. Apri la bocca e prendimi quando salto.”
Ora, dovete sapere che quando i coccodrilli aprono la bocca, i loro occhi si chiudono. Così, quando questo coccodrillo, senza sospetti, aprì la bocca, i suoi occhi si chiusero. E lì rimase ad aspettare con gli occhi chiusi e le fauci spalancate! Vedendo ciò, la scaltra scimmia saltò sulla testa del coccodrillo, e da lì, con un balzo fulmineo, raggiunse la riva. Quando la genialità di questa prodezza gli balenò in mente, il coccodrillo disse: “Scimmia, colui che in questo mondo possiede le quattro virtù sconfigge i suoi nemici. E tu, mi sembra, le possiedi tutte e quattro.” E, così dicendo, recitò questa strofa:
Chiunque, o Re delle Scimmie, come te, unisce
Verità, previdenza, fermo proposito e intrepidezza,
Vedrà i suoi nemici sconfitti voltare le spalle e fuggire.
E, dopo aver lodato il Bodhisatta, il coccodrillo fece ritorno alla sua tana.
Disse il Maestro: “Dunque questa non è la prima volta, monaci, che Devadatta cerca di uccidermi; fece lo stesso anche nei tempi passati.” E, terminata la lezione, il Maestro mostrò la connessione e identificò la Nascita dicendo: “Devadatta era il coccodrillo di quei giorni, la fanciulla brahmana Cinca era la moglie del coccodrillo, e io il Re delle Scimmie.”
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Jataka