Questo feci io, questo fecero gli altri,
questo feci […]
[…] che si dilegua,
dall’orgoglio liberato, senza più dolore.
“Qui resterò a vivere,
qui accumulerò ricchezze…”
[…]
[…]
con figli, bestiame e tesori,
[…]
come un fiume che […]
[…]
ma ogni cosa è incerta:
nulla si può dire compiuto.
Perciò, con impegno, agisci ora:
non dire: “lo farò dopo”.
Ciò che prima si doveva fare,
dopo diventa amaro;
ciò che era forte, s’indebolisce,
ciò che era dolce, si corrompe.
Chi non agisce, ma si pente dopo,
piange il mal fatto;
chi opera con gioia e senza rimpianto,
gode del bene compiuto.
Ciò che è stato detto e fatto,
[…]
parlare senza ira,
[…]
ciò che è stato […]
[…] si compie.
Con negligenza e trascuratezza,
[…]
le passioni crescono in lui;
ma in chi le distrugge con vigile attenzione,
umile, padrone dei sensi,
[…]
[…]
con retta condotta e autocontrollo,
in lui si estinguono le afflizioni.
Gāndhārī Dharmapada, John Brough, London 1962. Tradotto dal gandhari con l’IA.
Testo: Gāndhārī Dharmapada