«Qual è quel karma per mezzo del quale una persona, essendone dotata, rinasce negli inferi e, dopo aver esaurito la metà della durata di vita infernale, trapassa? È stato detto: in questo caso, da qualcuno, il karma infernale è stato compiuto e accumulato. Egli, dopo aver compiuto quel karma, non lo nasconde, non ne prova vergogna, non lo biasima, non lo aborrisce, non lo confessa, non lo dichiara, non lo manifesta, e in futuro non intraprende la restrizione [morale]. Tuttavia non se ne rallegra in misura maggiore. Non genera gioia. Questo è il karma per mezzo del quale una persona, essendone dotata, rinasce negli inferi e, dopo aver esaurito la metà della durata di vita infernale, trapassa.»
Basato sull’edizione di Sylvain Lévi in Mahākarmavibhaṅga et Karmavibhaṅgopadeśa, Parigi 1932, pp. 21–105. Cfr. anche N. Kudo: The Karmavibhaṅga. Transliterations and Annotations of the Original Sanskrit Manuscripts from Nepal, Tokyo 2004 (Bibliotheca Philologica et Philosophica Buddhica, 7). Tradotto dal sanscrito con l’IA, revisionato da Enzo Alfano.
Testo: Mahākarmavibhaṅga