«Qual è quel karma per mezzo del quale una persona, essendone dotata, appena rinata negli inferi, subito trapassa? È stato detto: in questo caso, da qualcuno, il karma infernale è stato compiuto e accumulato. Egli, dopo aver compiuto quel karma, lo nasconde, ne prova vergogna, lo biasima, lo aborrisce, lo dichiara, lo confessa, lo manifesta, e in futuro intraprende la restrizione [morale]; non lo compie più. Se costui rinasce negli inferi, appena rinato subito trapassa.
Come il re Ajātaśatru. Da lui, con l’aiuto di Devadatta, fu compiuto il karma di colpa immediata [ānantarya]: l’uccisione del padre, la divisione della Saṅgha, la liberazione di Dhanapāla, lo scaglaire la pietra per ordine di Devadatta. Perciò, avendo udito della sua andata al grande inferno Avīci, egli, scosso, rese sereno il proprio animo verso il Bhagavat. Nel Sūtra sul frutto dello stato monastico [Śrāmaṇyaphalasūtra] fece confessione della propria colpa. Riattiva le radici del bene. In punto di morte rese sereno il proprio animo: “Anche con le ossa [ormai ridotte a] prendo rifugio nel Buddha, il Bhagavat”. Egli, appena rinato, subito trapassa. Questo è il karma per mezzo del quale una persona, essendone dotata, appena rinata negli inferi, subito trapassa.»
Basato sull’edizione di Sylvain Lévi in Mahākarmavibhaṅga et Karmavibhaṅgopadeśa, Parigi 1932, pp. 21–105. Cfr. anche N. Kudo: The Karmavibhaṅga. Transliterations and Annotations of the Original Sanskrit Manuscripts from Nepal, Tokyo 2004 (Bibliotheca Philologica et Philosophica Buddhica, 7). Tradotto dal sanscrito con l’IA, revisionato da Enzo Alfano.
Testo: Mahākarmavibhaṅga