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29. Calma

Il Buddha si rivolse una volta a un gruppo di monaci, dicendo loro che avrebbero dovuto praticare la meditazione sul respiro. Uno dei monaci, il Ven. Ariṭṭha, che non godeva di una reputazione particolarmente buona nella Comunità, rispose che lui praticava già la meditazione sul respiro. Il Buddha gli chiese che tipo di meditazione sul respiro praticasse, e Ariṭṭha rispose:
“Avendo abbandonato il desiderio sensuale per le passate sensualità, avendo eliminato il desiderio sensuale per le future sensualità, e avendo completamente soggiogato le percezioni di resistenza riguardo a eventi interni ed esterni, io inspiro con presenza mentale ed espiro con presenza mentale.” — SN 54.6
Il Buddha commentò che esisteva sì quel tipo di meditazione sul respiro, non lo negava, ma non era il tipo che avrebbe dato risultati completi. Descrisse poi la sua propria formula in sedici fasi per la pratica della meditazione sul respiro che avrebbe portato grandi frutti.
Prima di esaminare la formula del Buddha, possiamo fermarci a chiederci cosa non andasse in quella di Ariṭṭha. Il problema principale sembra essere che la sua formula promuove la calma ma senza molto discernimento. Cerca sì di eliminare i desideri nocivi, e in questo senso coinvolge un certo discernimento, ma li sostituisce semplicemente con l’equanimità. Non scava in profondità per scoprire quali desideri ignoranti possano essere sepolti nel momento presente sotto l’equanimità.
Come abbiamo già notato, ci sono due tipi di cause della sofferenza: quelle per le quali puoi sviluppare il distacco semplicemente osservandole con equanimità, e quelle per le quali puoi sviluppare il distacco solo quando eserciti fabbricazioni contro di esse. Il metodo di Ariṭṭha avrebbe funzionato con il primo tipo, ma non con il secondo, in quanto non menziona alcuna fabbricazione salutare – desideri addestrati – che debbano essere impiegati per aiutare le determinazioni salutari a prevalere sui desideri nocivi. Come vedremo, la formula del Buddha per la meditazione sul respiro fa proprio questo, il che significa che può affrontare entrambi i tipi di cause della sofferenza.
Ciò si collega a un altro problema con la formula di Ariṭṭha: nel promuovere un atteggiamento generale di equanimità verso il momento presente, non promuove la visione profonda della natura fabbricata di quel momento. Per questa ragione, non fornisce alcuna visione profonda su come le fabbricazioni debbano essere usate per sviluppare stati di retta concentrazione. Ciò crea due problemi:
1) Non fornisce alcuna guida su come fabbricare uno qualsiasi degli jhāna, e quindi non aiuta a raggiungerli.
2) Non aiuta a ottenere la visione profonda più approfondita della natura fabbricata degli jhāna in modo da poter eventualmente fare un passo indietro e decostruirli per portare la mente alla libertà totale.
Come vedremo, la formula del Buddha per la meditazione sul respiro mette in luce il ruolo della fabbricazione nel relazionarsi al respiro, e quindi affronta entrambe le carenze della formula di Ariṭṭha. In questo modo, usa il discernimento nei processi di fabbricazione per abbandonare il disturbo, promuovere la calma e poi promuovere un’ulteriore discernimento. Prende il passo della fabbricazione nella co-origine dipendente – che, quando funziona nell’ignoranza, crea le condizioni della sofferenza – e le porta la conoscenza, in modo che possa essere voltata e usata per porre fine alla sofferenza. Nel fare ciò, la meditazione sul respiro impiega questi tre tipi di determinazione – discernimento, abbandono e calma – per superare i desideri e le passioni nocive in modo completo.
Gli insegnamenti del Buddha sulla meditazione sul respiro sono ripetute molte volte nei discorsi. Sono persino incluse nel Vinaya. In effetti, sono le uniche istruzioni di meditazione ivi contenute, il che mostra che erano considerate particolarmente importanti: una parte necessaria della pratica per i monaci che, specializzandosi nel memorizzare quella parte del Canone, potrebbero non aver avuto tempo per memorizzare alcun discorso.
Queste istruzioni sono articolate in sedici fasi divise in quattro gruppi di quattro, chiamati tetradi. Le tetradi, in ordine, corrispondono ai quattro fondamenti della presenza mentale: la prima tetrade si focalizza sul corpo, la seconda sulle sensazioni, la terza sulla mente e la quarta sugli stati mentali.
Si noti, tuttavia, che mentre le fasi all’interno delle tetradi sono seguite in sequenza, le tetradi stesse non lo sono. In altre parole, le prime tre tetradi sono seguite simultaneamente, in parallelo, per creare uno stato di concentrazione in cui la sensazione dell’intero corpo, una sensazione di piacere che riempie l’intero corpo e una consapevolezza che riempie l’intero corpo sono portate a uno stato di singolarità. A volte, nel processo di creazione di questo stato di singolarità, il respiro è la questione principale che si frappone, a volte le sensazioni, a volte lo stato della mente, quindi si sposta l’attenzione alla tetrade appropriata in relazione al respiro per risolvere quel problema particolare. Poi si cerca di consolidare tutte e tre in una.
Per quanto riguarda la quarta tetrade, essa è usata – negli stadi iniziali della meditazione – per sbarazzarsi di pensieri distraenti legati al mondo che interferirebbero con la concentrazione sviluppata attraverso le prime tre tetradi. Ci si focalizza sull’impermanenza di quei pensieri per vederne gli svantaggi (ciò implicherebbe anche vederli come dolorosi o non-sé). Questa visione profonda dei loro svantaggi porterebbe al distacco da essi, seguito dalla loro cessazione, e poi la contemplazione dei loro svantaggi stessa verrebbe abbandonata.
Nella traduzione qui sotto, ho evidenziato le fasi che menzionano esplicitamente la fabbricazione. Tieni presente, tuttavia, che ogni fase che conta come pratica implica implicitamente anche la fabbricazione.
“Ora, come la presenza mentale del respiro che entra ed esce viene sviluppata e perseguita in modo da essere di grande frutto, di grande beneficio?
“È il caso in cui un monaco, essendo andato in una foresta, all’ombra di un albero, o in un edificio vuoto, si siede incrociando le gambe, tenendo il corpo eretto, e stabilendo la presenza mentale di fronte. Sempre mentalmente presente, egli inspira; mentalmente presente espira.
La prima tetrade, che tratta il corpo:
“[1] Inspirando lungamente, egli discerne: ‘Sto inspirando lungamente’; o espirando lungamente, discerne: ‘Sto espirando lungamente’. [2] O inspirando brevemente, discerne: ‘Sto inspirando brevemente; o espirando brevemente, discerne: ‘Sto espirando brevemente. [3] Si esercita: ‘Inspirerò sensibile all’intero corpo’. Si esercita: ‘Espirerò sensibile all’intero corpo’. [4] Si esercita: ‘Inspirerò calmando la fabbricazione corporea. Si esercita: ‘Espirerò calmando la fabbricazione corporea’.
La seconda tetrade, che tratta le sensazioni:
“[5] Si esercita: ‘Inspirerò sensibile al rapimento’. Si esercita: ‘Espirerò sensibile al rapimento’. [6] Si esercita: ‘Inspirerò sensibile al piacere’. Si esercita: ‘Espirerò sensibile al piacere’. [7] Si esercita: ‘Inspirerò sensibile alla fabbricazione mentale’. Si esercita: ‘Espirerò sensibile alla fabbricazione mentale’. [8] Si esercita: ‘Inspirerò calmando la fabbricazione mentale’. Si esercita: ‘Espirerò calmando la fabbricazione mentale’.
La terza tetrade, che tratta la mente:
“[9] Si esercita: ‘Inspirerò sensibile alla mente’. Si esercita: ‘Espirerò sensibile alla mente’. [10] Si esercita: ‘Inspirerò rallegrando la mente’. Si esercita: ‘Espirerò rallegrando la mente’. [11] Si esercita: ‘Inspirerò concentrando la mente’. Si esercita: ‘Espirerò concentrando la mente’. [12] Si esercita: ‘Inspirerò rilasciando la mente’. Si esercita: ‘Espirerò rilasciando la mente’.
La quarta tetrade, che tratta gli stati mentali:
“[13] Si esercita: ‘Inspirerò focalizzandomi sull’impermanenza’. Si esercita: ‘Espirerò focalizzandomi sull’impermanenza’. [14] Si esercita: ‘Inspirerò focalizzandomi sul distacco [o: il dissolvimento]’. Si esercita: ‘Espirerò focalizzandomi sul distacco’. [15] Si esercita: ‘Inspirerò focalizzandomi sulla cessazione’. Si esercita: ‘Espirerò focalizzandomi sulla cessazione’. [16] Si esercita: ‘Inspirerò focalizzandomi sull’abbandono’. Si esercita: ‘Espirerò focalizzandomi sull’abbandono’.” — MN 118
Nota come gli insegnamenti del Buddha iniziano dove finiscono quelle di Ariṭṭha – inspirare ed espirare con presenza mentale – e poi progrediscono da lì. Nota, inoltre, quanto questa pratica sia proattiva. Invece di solo osservare il respiro, si discernono le differenze nel respiro nei primi due passi, e poi ci si esercita a inspirare ed espirare coltivando sensazioni, stati mentali e qualità mentali salutari nei passi rimanenti. Come abbiamo notato prima, la pratica implica usare i desideri allineati con la determinazione per il risveglio per superare qualsiasi desiderio che ostacolerebbe quella determinazione.
Infine, nota come il Buddha richiami l’attenzione su due tipi di fabbricazione nelle sue istruzioni – corporea e mentale – e come le istruzioni stesse descrivano come parlare a se stessi – come impegnarsi nella fabbricazione verbale – mentre si eseguono tutti i passi. Rendendoti sensibile a questi tre tipi di fabbricazione e insegnandoti come generarli e calmarli a volontà, i sedici passi sviluppano visione profonda e calma allo stesso tempo: visione profonda nel focalizzare l’attenzione sui desideri impliciti nella fabbricazione, calma nell’usare quei desideri per pacificare corpo e mente. Richiamando l’attenzione alla fabbricazione nel momento presente, i sedici passi ti danno anche pratica nell’affrontare le cause della sofferenza contro le quali devi esercitare fabbricazione: come respirare, come parlare a te stesso e come modellare percezioni e sensazioni che sradicheranno qualsiasi desiderio nocivo che possa sorgere.
Questa enfasi sui processi di fabbricazione mostra come la meditazione sul respiro non ti abbandonerà al momento della morte. Anche se il respiro dovrà cessare, le abilità che hai acquisito nel padroneggiare le fabbricazioni verbali e mentali attraverso questa meditazione non lo faranno. Esse aiuteranno a guidarti per gestire con abilità le brame e gli attaccamenti – desideri e passioni nei loro ruoli di fame e nutrimento – che possono diventare così forti nella mente quando il corpo non può più sopravvivere.
E come abbiamo notato sopra, richiamando l’attenzione su come hai bisogno di fabbricare stati di concentrazione, il Buddha ti sta anche fornendo un avvertimento anticipato che questi stati fabbricati, e i desideri sottostanti la loro fabbricazione, dovranno eventualmente essere abbandonati.

Oltre il Desiderio e la PassioneṬhānissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoOltre il desiderio e la passione