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P-Dhp 239–260: Khāntivagga – Pazienza

La pazienza perseverante è la suprema austerità, il Nibbāna è supremo, dichiarano i Buddha,
poiché colui che è rinunciatario non danneggia un altro, né un asceta molesta un altro.
Quei saggi privi di violenza, costantemente controllati nel corpo,
giungono all’immortale Nibbāna, essendovi giunti non si addolorano.

I discepoli di Gotama sempre desti in un buon risveglio,
quelli che giorno e notte hanno una mente che si diletta nella non-violenza.
I discepoli di Gotama sempre desti in un buon risveglio,
quelli che giorno e notte hanno una mente che si diletta nella coltivazione.
I discepoli di Gotama sempre desti in un buon risveglio,
quelli che giorno e notte costantemente hanno la presenza mentale del corpo.

Quei saggi intenti alla meditazione, che si dilettano nella pace del distacco,
persino i deva sono invidiosi di loro, i Buddha perfettamente risvegliati, coloro che sono mentalmente presenti.
Sia nelle lande selvagge che nel villaggio, sia in terreno basso che in alto,
ovunque dimorano gli Arahant, quel luogo è sicuramente delizioso.

Se, anche per un solo essere vivente, uno con mente incorrotta ha gentilezza amorevole, vi è beneficio in ciò,
ma colui che ha compassione mentale per tutti gli esseri viventi, quel nobile accumula merito abbondante.
Coloro che conquistarono la terra, affollata di esseri, quei veggenti reali che compirono sacrifici vagando:
il sacrificio del cavallo, il sacrificio dell’uomo, il lancio del bastone, l’offerta del soma, il sacrificio senza ostacoli—
rispetto a colui che sviluppa la sua mente con gentilezza amorevole, essi non ottengono neppure una sedicesima parte,
proprio come l’intera schiera di stelle non partecipa dello splendore della luna.

Allora colui che con mente di gentilezza amorevole ha compassione per tutti gli esseri viventi,
avendo gentilezza amorevole verso tutti gli esseri, non prova odio.
Poiché colui che giorno e notte si diletta in una mente di non-violenza,
avendo gentilezza amorevole verso tutti gli esseri, non prova odio.
Poiché colui che giorno e notte ha una mente che si diletta nella coltivazione,
avendo gentilezza amorevole verso tutti gli esseri, non prova odio.
Poiché colui che giorno e notte costantemente ha presenza mentale del corpo,
avendo gentilezza amorevole verso tutti gli esseri, non prova odio.
Colui che non uccide, né ha ucciso, conquista, né ha conquistato,
avendo gentilezza amorevole verso tutti gli esseri, non prova odio.

Poiché non con l’odio gli odi cessano in alcun tempo in questo mondo,
essi cessano solo con il non-odio, questa verità è sicuramente eterna.
Gli altri non comprendono che qui dovremmo essere in armonia,
ma per coloro che qui comprendono, attraverso ciò, le loro dissensioni cessano.

Viviamo con vera felicità, senza odio, in mezzo a coloro che hanno odio,
tra gli umani che hanno odio viviamo senza odio.
Viviamo con vera felicità, senza brama, in mezzo a coloro che sono bramosi,
tra gli umani che sono bramosi viviamo senza brama.
Viviamo con vera felicità, avendo noi stessi nessun possesso,
tra coloro che hanno possessi viviamo senza possessi.

Si dovrebbe vederlo come una bolla, si dovrebbe vederlo come un miraggio,
guardando il mondo in questo modo il Re della Morte non ti vede.
Questo corpo è consunto, un nido di malattia, perituro,
il corpo putrido giunge alla distruzione, poiché la vita termina con la morte.

Avendo visto un uomo vecchio, uno afflitto e malato, avendo visto un cadavere, dopo non molto per il discepolo,
l’ansia, acuta ed estesa, sorse, e il saggio recise i legami della vita domestica.

Traduzione in inglese dal pracrito di Bhikkhu Ānandajoti. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoPatna Dharmapada