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P-Dhp 261–277: Āsavavagga – Impurità

Tra gli esseri umani, poche persone vanno al di là,
la maggior parte della gente corre lungo la riva.
Ma coloro che vivono rettamente, conformandosi a questo Dhamma ben insegnato,
quelle persone andranno al di là del regno della morte, che è molto difficile da attraversare.

Avendo abbandonato lo stato oscuro, i saggi dovrebbero sviluppare quello luminoso,
avendo abbandonato la vita domestica per l’ascetismo; in solitudine, dove è difficile trovare gioia,
si dovrebbe cercare di rallegrarsi in quel luogo, avendo rinunciato ai piaceri sensuali e non possedendo nulla,
egli dovrebbe purificare il sé dalle impurità della mente in ogni modo.

Poiché colui che ha ben sviluppato con mente pacifica i fattori del risveglio completo,
avendo rinunciato all’ego, coloro che si dilettano nel non-attaccamento,
liberi dalle impurità, splendenti, sono liberati nel mondo.

Ciò che è da fare viene trascurato, mentre ciò che non è da fare viene compiuto,
per gli insolenti, i non vigilanti, le loro impurità aumentano.
Ma per coloro che intraprendono sempre propriamente la presenza mentale del corpo,
che non praticano ciò che non è da fare, perseverando in ciò che è da fare,
per quelli mentalmente presenti, quelli pienamente consapevoli, le loro impurità vengono distrutte.

Coloro che cercano il difetto altrui, che percepiscono costantemente colpe,
per loro le impurità aumentano, sono lontani dalla loro distruzione.
Per quelli devoti all’essere vigili, che praticano sia di giorno che di notte,
che sono intenti al Nibbāna, le impurità vengono eliminate.

Per coloro le cui impurità sono distrutte, che non dipendono dai nutrimenti,
per quelli il cui rifugio è la liberazione che è vuota o senza segni,
come gli uccelli nel cielo, la loro impronta è difficile da trovare.

Nemmeno attraverso la virtù o i voti, o ancora attraverso la grande erudizione,
o attraverso il raggiungimento della concentrazione, o attraverso un dimorare solitario,
noi otteniamo la felicità del distacco, non praticata dalla gente mondana;
un monaco non sia confidente finché la distruzione delle impurità non è raggiunta.

Questo non è il tempo per essere non vigilanti, mentre la distruzione delle impurità non è raggiunta,
il non vigilante segue la sofferenza, come la madre dei cervi segue il leone.

Alcuni rinascono nel grembo, ma i malvagi negli inferi,
i retti in mondi celesti, coloro che sono privi di impurità sono emancipati.

Come un lago che è profondo, chiaro e immoto,
proprio così i saggi sono confidenti dopo aver ascoltato il Dhamma.

Colui la cui vittoria non può essere annullata, la cui vittoria non ha fine,
il Buddha, colui di superiore sforzo, per quale sentiero condurrai colui che è senza sentiero?
Per lui non c’è desiderio, attaccamento o brama che lo conduca da nessuna parte,
il Buddha, il cui dominio è senza fine, per quale sentiero condurrai colui che è senza sentiero?

Traduzione in inglese dal pracrito di Bhikkhu Ānandajoti. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoPatna Dharmapada