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Milindapañha: Libro VII – Le similitudini, cap. IV

31. La formica bianca

1. “Venerabile Nagasena, quella qualità della formica bianca di cui dite che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, la formica bianca continua il suo lavoro solo quando ha costruito un tetto sopra di sé, ed è ben coperta; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, durante la questua, dovrebbe sempre essere coperto dal tetto della rettitudine e dell’autocontrollo. Così facendo, o re, supererà tutte le paure. Questa, o re, è quella qualità della formica bianca che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Upasena Vangantaputta:

“Il devoto che protegge la sua mente
con il solido tetto della rettitudine
e dell’autocontrollo, non rimane dal mondo
affascinato, ed è libero da ogni paura.”

32. Il gatto

2. “Venerabile Nagasena, quelle due qualità del gatto di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, il gatto, nel frequentare tane, buchi ed interni di abitazioni, lo fa soltanto per cercare topi; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe continuare (ad essere) consapevole dell’origine e della cessazione di quei cinque gruppi dei segni caratteristici dell’individualità che sorgono dall’attaccamento all’esistenza, riflettendo: “Tale è la forma, tale è la sua origine, tale la sua cessazione. Tale è la sensazione, tale è la sua origine, tale la sua cessazione. Tali sono le idee, tale è la loro origine, tale la loro cessazione. Tali sono le potenzialità mentali (Samkhara), tale è la loro origine, tale la loro cessazione. Tale è la coscienza, tale è la sua origine, tale la sua cessazione. Questa, o re, è la seconda qualità del gatto che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva:

“Non cercate rinascite in stati futuri.
Orsù, come potrebbe lo stesso paradiso avvantaggiarvi!
Ora, in questo mondo presente, e nello stato
in cui siete, siate conquistatori!”

33. Il topo

4. “Venerabile Nagasena, quella qualità del topo che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, il topo errando avanti ed indietro, fiuta sempre il cibo; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere nel suo errare sempre vigile. Questa, o re, è quella qualità del topo che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Upasena Vangantaputta:

“Sempre vigile e calmo, l’uomo con profonda visione,
stimando la saggezza come la migliore di tutte le cose,
si mantiene indipendente da ogni tipo di desiderio.”

34. Lo scorpione

5. “Venerabile Nagasena, quella qualità dello scorpione di cui dite che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, lo scorpione, la cui coda è la sua arma, e la tiene dritta quando si muove; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe avere la conoscenza come sua arma, e dimorare nella sua arma, la conoscenza sempre pronta. Questa, o re, è quella qualità dello scorpione che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Upasena Vangantaputta:

“Con la spada della conoscenza sempre pronta, l’uomo di profonda visione
non dovrebbe mai essere sconfitto in battaglia,
perché liberato da ogni paura.”

35. La mangusta

6. “Venerabile Nagasena, quella qualità della mangusta di cui dite che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, la mangusta, quando attacca un serpente, lo fa soltanto quando ha protetto il suo corpo con un antidoto; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, quando va nel mondo dove dilagano rabbia ed odio, dove dominano liti, lotte, dispute ed inimicizie, dovrebbe sempre mantenere la sua mente unta dall’antidoto dell’amore. Questa, o re, è quella qualità della mangusta che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Sariputta, il Comandante della Fede:

“Si dovrebbe provare amore per i propri cari,
ed anche per gli estranei, e l’intero mondo
dovrebbe essere pervaso da un cuore d’amore –
Questa è la dottrina di tutti i Buddha.”

36. Lo sciacallo

7. “Venerabile Nagasena, le due qualità dello sciacallo di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, lo sciacallo, qualsiasi cibo trovi, non prova disgusto, ma ne mangia quanto ne vuole; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe mangiare senza disgusto il cibo che riceve con il solo intento di mantenersi in vita. Questa, o re, è la prima qualità dello sciacallo che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Maha Kassapa:

“Lasciando la mia dimora,
sono entrato in città per la questua,
mi sono fermato accanto ad un lebbroso
che consumava il suo pasto.
Costui, con la sua putrida mano,
mi gettò un po’ di cibo,
e mentre me lo gettava,
un dito gli si ruppe
e cadde.
Appoggiato ad un muro,
mangiai quel boccone di cibo,
e né mentre lo mangiavo,
né dopo averlo mangiato
provai disgusto.”

8. Ed inoltre, o re, come lo sciacallo, quando trova del cibo, non si ferma per esaminarlo; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, non dovrebbe mai fermarsi a vedere se il cibo offertogli sia amaro o dolce, buono o cattivo di sapore, ma esserne sempre soddisfatto. Questa, o re, è la seconda qualità dello sciacallo che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Vanganta-putta:
“Dovrebbe godere anche del cibo amaro,
né desiderare ciò che è di sapore dolce.
La mente disturbata dalla brama del gusto
non potrà mai godere dell’estasi
della somma meditazione. L’uomo contento
di tutto ciò che gli viene dato – solo in lui
la condizione di Samana è perfetta.”

37. Il cervo

9. “Venerabile Nagasena, quelle tre qualità del cervo di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, il cervo frequenta la foresta di giorno, e trascorre la notte all’aria aperta; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe trascorrere il giorno nella foresta e la notte sotto le stelle. Questa, o re, è la prima qualità del cervo che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva, nell’esposizione chiamata Lomahamsana Pariyaya:

“Io, Sariputta, quando le notti sono fredde e gelide, durante gli otto (le festività Ashtaka), sotto la neve, a quel tempo trascorrevo la notte sotto le stelle ed il giorno nella foresta. E nell’ultimo mese della stagione calda trascorrevo il giorno sotto le stelle e la notte nella foresta.”

10. Ed inoltre, o re, come il cervo, quando una lancia o una freccia cade su di esso, la schiva e fugge, evitando di farsi colpire; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, quando le cattive inclinazioni cadono su di lui, le dovrebbe schivare e fuggire, evitando di farle entrare nella sua mente. Questa, o re, è la seconda qualità del cervo che bisogna avere.

11. Ed infine, o re, come il cervo sfugge gli uomini alla loro vista, così da non farsi vedere; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, quando vede uomini litigiosi, dediti a discussioni, liti e dispute, uomini cattivi, meschini e libertini – allora li dovrebbe evitare né farsi vedere da loro. Questa, o re, è la terza qualità del cervo che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Sariputta, il Comandante della Fede:

“Non lasciate che l’uomo con cattiveria nel suo cuore,
inerte, senza zelo, di vita malvagia,
che poco conosce delle sacre parole –
non lasciate che quell’uomo, in qualunque luogo o tempo,
sia mio compagno o amico.”

38. Il toro

12. “Venerabile Nagasena, quelle quattro qualità del toro di cui dite che bisogna avere, quali sono?

“Proprio come, o re, il toro non abbandona mai la sua stalla; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, non dovrebbe mai trascurare il proprio corpo, in quanto la sua natura è la decomposizione, il deteriorarsi,la dissoluzione, la distruzione di ciò che è impermanente. Questa, o re, è la prima qualità del toro che bisogna avere.

13. Ed inoltre, o re, come il toro, una volta che ha preso il giogo su di sé, porta quel giogo in ogni condizione; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, una volta che ha intrapreso la vita di asceta, dovrebbe mantenerla, in felicità e in sofferenza, per tutta la vita, fino all’ultimo respiro. Questa, o re, è la seconda qualità del toro che bisogna avere.

14. Ed inoltre, o re, come il toro beve l’acqua con insaziabile desiderio; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo,dovrebbe ricevere gli insegnamenti dei suoi maestri con vivo desiderio, con amore e piacere, senza mai saziarsi. Questa, o re, è la terza qualità del toro che bisogna avere.

15. Ed infine, o re, come il toro porta egualmente il giogo, messo da chiunque; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe accettare a capo chino gli ammonimenti e le esortazioni dei monaci anziani, dei monaci di medio livello o dei novizi, e ugualmente dei laici. Questa, o re, è la quarta qualità del toro che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, da Sariputta, il Comandante della Fede:

“Un novizio, di sette anni, un ragazzo
da oggi entrato nell’Ordine,
anche lui può insegnarmi, e a capo chino,
i suoi ammonimenti saranno graditi.
In ogni momento, ovunque lo incontri,
della mia forte approvazione e del mio amore
lo colmerò – e se è bene –
gli cederò l’onorevole posto di maestro.”

39. Il cinghiale

16. “Venerabile Nagasena, quelle due qualità del cinghiale di cui dite che bisogna avere, quali sono?”
“Proprio come, o re, il cinghiale, nell’afoso e torrido tempo della stagione calda, ricorre all’acqua; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, quando la sua mente è distratta ed è pronta a vacillare in un vortice, infiammata dalla rabbia, dovrebbe ricorrere alla fresca e dolce, come ambrosia, acqua della meditazione d’amore. Questa, o re, è la prima qualità del cinghiale che bisogna avere.
17. Ed inoltre, o re, come il cinghiale, ricorrendo all’acqua fangosa, scava nell’acquitrino con il suo grugno, per costruirsi un giaciglio; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe allontanare il corpo dalla mente e giacere nella piena meditazione. Questa, o re, la seconda qualità del cinghiale che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Pindola Bharadvaga:

“Da solo, senza nessuno vicino, l’uomo con visione profonda
ricercando e scoprendo la natura
di questo corpo, può giacere per riposare
sul dolce letto della profonda contemplazione.”

40. L’elefante

18. “Venerabile Nagasena, le cinque qualità dell’elefante di cui dite che bisogna avere, quali sono?”
“Proprio come, o re, l’elefante, quando cammina, distrugge la terra; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, padroneggiando la natura del corpo, dovrebbe distruggere ogni male. Questa, o re, è la prima qualità dell’elefante che bisogna avere.

19. Ed inoltre, o re, come l’elefante gira tutto il corpo quando guarda, sempre guardando avanti, non guardandosi intorno; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe girare tutto il corpo quando guarda, spesso guardando avanti a sé, non guardandosi intorno, non guardando in alto, né in basso, ma mantenere gli occhi fissi dinanzi a sé alla distanza di un giogo. Questa, o re, è la seconda qualità dell’elefante che bisogna avere.

20. Ed inoltre, o re, come l’elefante non possiede una tana permanente, anche nel ricercare il cibo non frequenta sempre lo stesso luogo, non ha fissa dimora; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, non dovrebbe avere nessuna dimora permanente, senza casa dovrebbe andare per elemosine. Con piena profonda visione, ovunque vede un posto piacevole e gradevole, in una capanna o ai piedi di un albero, o in una caverna, o in una montagna, lì dovrebbe dimorare, senza mai avere una fissa dimora. Questa, o re, è la terza qualità dell’elefante che bisogna avere.

21. Ed inoltre, o re, come l’elefante si crogiola nell’acqua, immergendosi nei gloriosi stagni di loto colmi di acqua pura e fresca, coperti di loti gialli, blu, rossi e bianchi, divertendosi con quei giochi in cui il possente animale si diletta; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe immergersi nel glorioso stagno dell’autocontrollo, coperto con i fiori della liberazione, pieno delle deliziose, limpide, pure e trasparenti acque del Dhamma; ed ivi dovrebbe con la conoscenza liberarsi e respingere i Samkhara, ivi dovrebbe godere della delizia dell’ascetismo. Questa, o re, è la quarta qualità dell’elefante che bisogna avere.

22. Ed infine, o re, come l’elefante alza la zampa con cura e con cura la poggia a terra; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere mentalmente presente e pieno di autocontrollo nell’alzare il piede e nel poggiarlo a terra, nell’andare e nel ritornare, nello stendere e nel ritirare il suo braccio – ovunque sia dovrebbe essere mentalmente presente e pieno di autocontrollo. Questa, o re, è la quinta qualità dell’elefante che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva, nell’eccelso Samyutta Nikaya:
“Controllarsi è bene nell’azione,
nella parola e nella mente.
Sempre è bene la moderazione.
Ben controllato si dice di colui
che si vergogna della colpa, e sempre si controlla.”

[Qui finisce il Quarto Capitolo.]

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di T. W. Rhys Davids. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.