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Milindapañha: Libro III – Capitolo IV

Il prodotto dei cinque ayatana

Il re disse: “I cinque ayatana (organi di senso: occhio, orecchio, naso, lingua e corpo) sono prodotti da varie azioni o da una singola azione (cioè, il risultato di vari karma o di un solo karma), Nagasena?”
“Da varie azioni, non da una singola.”

“Datemi un esempio.”
“Ora, cosa pensate, o re? Se io seminassi in un campo cinque tipi di seme, il prodotto di questi vari semi sarebbe diverso?”
“Sì, certamente.”
“Bene, lo stesso accade al prodotto degli ayatana.”

“Molto bene, Nagasena.”

Perché gli uomini non sono uguali

Il re disse: “Perché gli uomini non sono tutti uguali, Nagasena, ma alcuni vivono poco ed altri a lungo, alcuni sani ed altri malati, alcuni brutti ed altri belli, alcuni deboli ed altri potenti, alcuni poveri ed altri ricchi, alcuni di buona nascita ed altri no, alcuni stupidi ed altri saggi?”
Il monaco replicò: “Perché tutti i vegetali non sono uguali, ma alcuni acerbi ed altri maturi, alcuni saporiti ed altri acidi, alcuni aspri ed altri dolci?”
“Credo, venerabile, perché derivano da vari semi differenti.”
“E proprio così, o re, sono le differenze prima menzionate fra gli uomini. Così è stato detto dal Beato: “Gli esseri, o brahmano, hanno ognuno il loro karma, sono eredi del karma, appartengono al ceppo del loro karma, derivano dal karma, hanno ognuno il loro karma come loro supremo protettore. Il karma li divide in superiori ed inferiori ed in altre simili divisioni.”.”

“Molto bene, Nagasena.”

La rinuncia

Il re disse: “Voi mi avete detto, Nagasena, che la vostra rinuncia è stata fatta per porre fine alla sofferenza e per non far nascere altro dolore.”
“Sì, è così.”
“Ma quella rinuncia è determinata da un precedente sforzo o da uno sforzo presente?”
Il monaco replicò: “Lo sforzo presente concerne ciò che rimane ancora da fare, mentre il precedente sforzo ha portato a termine ciò che doveva fare.”

“Datemi un esempio.”
“Ora cosa pensate, o re? E’ quando avete sete che scavate un pozzo o un lago artificiale con l’intento di trovare dell’acqua da bere?”
“Certo che no, venerabile.”
“Proprio così, grande re, lo sforzo presente concerne ciò che rimane ancora da fare, mentre il precedente sforzo ha portato a termine ciò che doveva fare.”

“Datemi un altro esempio.”
“Ora cosa pensate, o re? E’ quando avete fame che arate i campi per piantare semi ed avere dei raccolti con l’intento di avere del cibo da mangiare?”
“Certo che no, venerabile.”
“Proprio così, grande re, lo sforzo presente concerne ciò che rimane ancora da fare, mentre il precedente sforzo ha portato a termine ciò che doveva fare.”

“Datemi un altro esempio.”
“Ora cosa pensate, o re? E’ quando la battaglia è condotta contro di voi che scavate un fossato, innalzate un baluardo, costruite una torre di guardia, formate una fortezza, e raccogliete provviste di cibo? Oppure vi fate insegnare come montare gli elefanti, come cavalcare, come guidare il carro e tirare con l’arco, o l’arte della scherma?”
“Certo che no, venerabile.”
“Proprio così, grande re, lo sforzo presente concerne ciò che rimane ancora da fare, mentre il precedente sforzo ha portato a termine ciò che doveva fare. Perciò così è stato detto dal Beato:

“Per tempo ogni saggio lavori
in modo da vedere la sua felicità!
Non con il modo di agire del carrettiere, ma fermo
prosegua con decisione.
Come un carrettiere che ha lasciato la retta via
per proseguire su tortuosi sentieri, si pente –
(come colui che si gioca tutto a dadi e perde) –
così la mente fragile trascura il bene,
per seguire il male, lamentandosi
quando cade sotto la scure della morte, è come
il giocatore rovinato nell’ora del bisogno.”

“Molto bene, Nagasena.”

Il fuoco degli inferi

Il re disse: “Voi (Buddhisti) così affermate: “Il fuoco degli inferi è molto più ardente del fuoco comune. Una piccola pietra gettata in un fuoco comune può bruciare per un giorno senza venir distrutta, ma un masso grande quanto una stanza gettato nella fornace degli inferi verrebbe distrutto in un attimo.” Io non credo a tale affermazione. Inoltre voi dite che: “Tutti gli esseri in quel mondo rinati, anche se bruciassero per centinaia di migliaia di anni negli inferi non sarebbero completamente distrutti.” Neanche a tale affermazione io credo.”
Il monaco disse: “Ora cosa pensate, o re? Le femmine degli squali, dei coccodrilli, delle testuggini, dei pavoni, dei piccioni non mangiano pezzi di pietra e ghiaia?”
“Sì, venerabile.”
“E quindi? Queste cose dure una volta giunte nello stomaco, all’interno dell’intestino, vengono distrutte?”
“Sì.”
“E l’embrione che si trova nel grembo degli stessi animali – è anch’esso distrutto?”
“Certo che no.”
“E perché?”
“Credo, venerabile, perché sfugge alla distruzione per l’influenza del Karma.”
“Proprio così, grande re, è per l’influenza del Karma che gli esseri, sebbene brucino per centinaia di migliaia di anni negli inferi, non vengono distrutti. Se sono rinati in quel luogo, lì crescono e lì muoiono. Perciò così è stato detto dal Beato, o re: “Finché quel karma negativo non si esaurisce egli non muore.”

“Datemi un altro esempio.”
“Ora cosa pensate, o re?Le femmine dei leoni, delle tigri, delle pantere, dei cani non mangiano ossa e carni dure?”
“Certamente.”
“E quindi? Queste cose dure una volta giunte nello stomaco, all’interno dell’intestino, vengono distrutte?”
“Sì.”
“E l’embrione che si trova nel grembo degli stessi animali – è anch’esso distrutto?”
“Certo che no.”
“E perché?”
“Credo, venerabile, perché sfugge alla distruzione per l’influenza del Karma.”
“Proprio così, grande re, è per l’influenza del Karma che gli esseri, sebbene brucino per centinaia di migliaia di anni negli inferi, non vengono distrutti.”

“Datemi un altro esempio.”
“Ora cosa pensate, o re? Le gentili donne – le mogli dei Greci, dei nobili, del brahmani e dei capifamiglia – mangiano focacce e carni dure?”
“Sì, lo fanno.”
“E quando queste cose dure giungono nello stomaco, all’interno dell’intestino, vengono distrutte?”
“Sì.”
“Ma i feti nei loro grembi vengono anch’essi distrutti?”
“Certo che no.”
“E perché?”
“Credo, venerabile, perché sfugge alla distruzione per l’influenza del Karma.”
“Proprio così, grande re, è per l’influenza del Karma che gli esseri, sebbene brucino per centinaia di migliaia di anni negli inferi, non vengono distrutti. Se sono in quel luogo rinati, lì crescono e lì muoiono. Perciò così è stato detto dal Beato, o re: “Finché quel karma negativo non si esaurisce egli non muore.”

“Molto bene, Nagasena.”

Il mondo posa sull’acqua

Il re disse: “Venerabile Nagasena, la vostra gente dice che il mondo posa sull’acqua, l’acqua sull’aria, l’aria sullo spazio. Non credo a tale affermazione.”
Allora il monaco versò dell’acqua in un recipiente graduato, e convinse il re Milinda, dicendo: “Come quest’acqua è sostenuta dall’atmosfera, così quell’acqua è sostenuta dall’aria.”

“Molto bene, Nagasena.”

Il Nirvana è cessazione

Il re disse: “Il Nirvana è cessazione?”
“Sì, Maestà.”

“In che modo, Nagasena?”
“Tutte le persone comuni senza conoscenza, o re, provano piacere nei sensi e negli oggetti dei sensi, trovano delizia in loro, e quindi attaccamento. Perciò vengono trasportati dal quel flusso (delle passioni umane), non sono liberi da nascita, vecchiaia, morte, pena, lamento, dolore, sofferenza e disperazione – non sono liberi, dico, dalla sofferenza. Ma il saggio, o re, il discepolo dei Nobili, né prova piacere in queste cose, né trova delizia in loro, e quindi attaccamento. Perciò in lui cessa la brama, e dalla cessazione della brama cessa l’attaccamento, e dalla cessazione dell’attaccamento cessa il divenire, e quando il divenire è cessato la nascita cessa, e con essa la vecchiaia, la morte, la pena, il lamento, il dolore, la sofferenza e la disperazione cessano di esistere. Così la cessazione pone fine a tutti quegli aggregati di dolore. In questo modo che il Nirvana è cessazione.”

“Molto bene, Nagasena.”

Chi ottiene il Nirvana

Il re disse: “Venerabile Nagasena, tutti gli uomini ottengono il Nirvana?”
“Non tutti, o re. Ma colui che cammina rettamente, che accetta quelle condizioni che devono essere accettate, percepisce chiaramente quelle condizioni che devono essere chiaramente percepite, abbandona quelle condizioni che devono essere abbandonate, pratica ciò che deve essere praticato, realizza quelle condizioni che devono essere realizzate – costui ottiene il Nirvana.”

“Molto bene, Nagasena.”

La beatitudine del Nirvana

Il re disse: “Colui che non ottiene il Nirvana conosce la beatitudine del Nirvana?”
“Sì, o re.”
“Ma come può conoscerla se non ha ottenuto il Nirvana?”

“Ora cosa pensate, o re. Coloro a cui non sono stati tagliati mani e piedi potrebbero conoscere il dolore che si prova?”
“Sì, venerabile.”
“E come?”
“Nell’ascoltare i lamenti di coloro i quali gli sono stati tagliati mani e piedi.”
“Proprio così, grande re, nell’ascoltare le beate parole di coloro che hanno ottenuto il Nirvana, che chi non l’ha ottenuto conosce la beatitudine del Nirvana.”

“Molto bene, Nagasena.”

Qui finisce il Quarto Capitolo.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di T. W. Rhys Davids. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.