“Non è il freddo.” — Questa storia fu raccontata dal Maestro mentre dimorava a Jetavana, riguardo a un monaco che si lasciava sedurre da sua ex moglie. In quell’occasione, il Maestro disse:
— “È vero, fratello, come ho sentito, che sei tormentato dalla passione?”
— “Sì, Beato.”
— “A causa di chi?”
— “La mia ex moglie, signore, è dolce al tatto; non riesco a rinunciare a lei!”
Allora il Maestro disse: — “Fratello, questa donna ti è dannosa. Fu a causa sua che anche in tempi passati stavi per incontrare la morte, e io ti salvai.” E così dicendo, raccontò questa storia del passato.
C’era una volta, quando Brahmadatta regnava a Benares, il Bodhisatta era il sacerdote di famiglia del re.
In quei giorni, alcuni pescatori avevano gettato le loro reti nel fiume. Un grosso pesce, preso dall’amore, nuotava giocosamente con la sua compagna. Lei, fiutando la rete mentre nuotava davanti a lui, la aggirò e scappò. Ma il suo spasimante consorte, accecato dalla passione, si infilò dritto nelle maglie della rete.
Non appena i pescatori sentirono il pesce nella rete, la tirarono su e lo estrassero; non lo uccisero subito, ma lo gettarono vivo sulla sabbia.
— “Lo cuoceremo nella brace per il nostro pasto,” dissero. E così si misero ad accendere un fuoco e ad affilare uno spiedo per arrostirlo.
Il pesce si lamentava, dicendo tra sé: — “Non è il tormento della brace, né l’angoscia dello spiedo, né alcun altro dolore che mi affligge; ma solo il pensiero angoscioso che la mia amata possa credere che io sia scappato con un’altra.” E ripeté questa stanza:
“Non è il freddo, il caldo, o la rete che ferisce;
ma solo il timore che la mia diletta pensi
che l’amore d’un altro abbia sedotto il suo sposo.”
Proprio allora, il sacerdote arrivò sulla riva del fiume con i suoi servitori per fare il bagno. Ora, egli comprendeva il linguaggio di tutti gli animali. Perciò, quando udì il lamento del pesce, pensò:
— “Questo pesce sta piangendo per passione. Se morisse in questo stato malsano, non potrebbe sfuggire alla rinascita negli inferi. Lo salverò.”
Così si avvicinò ai pescatori e disse: — “Uomini, non ci fornite ogni giorno un pesce per il nostro curry?”
— “Che dite, signore?” risposero i pescatori. — “Prendete pure qualsiasi pesce vi piaccia.”
— “Non ne abbiamo bisogno di altri, solo di questo. Datemi proprio questo.”
— “È vostro, signore.”
Prendendo il pesce tra le mani, il Bodhisatta si sedette sulla riva e disse: — “Amico pesce, se oggi non ti avessi visto, saresti morto. D’ora in poi, smetti di essere schiavo della passione.” E con questa esortazione, gettò il pesce nell’acqua e tornò in città.
Terminata la lezione, il Maestro espose le Quattro Nobili Verità, e alla fine il fratello tormentato dalla passione raggiunse il Primo Sentiero. Poi il Maestro rivelò la connessione e identificò la Nascita, dicendo:
— “L’ex moglie era la femmina del pesce di allora, il fratello passionale era il pesce maschio, e io stesso ero il sacerdote di famiglia.”
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Jataka