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無慢 EA 10.2: Senza Orgoglio (2)

Così ho udito. Una volta, il Beato soggiornava nel Boschetto di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍada, a Śrāvastī.

In quell’occasione, il Bhagavān si rivolse ai monaci: «Si deve sviluppare una cosa e diffondere una cosa. Avendo coltivato una cosa e diffuso una cosa, si ottiene allora la conoscenza spirituale, si placa il pensiero condizionato, si conseguono i frutti dell’asceta e si raggiunge la dimora del Nirvāṇa. Qual è questa cosa? È la pratica della vigilanza nei buoni insegnamenti.

«E cos’è questa pratica della vigilanza? Significa non molestare alcun essere senziente, non danneggiare alcun essere senziente e non turbare alcun essere senziente. Questa è chiamata la pratica della vigilanza. E cosa sono i buoni insegnamenti? Sono il nobile ottuplice sentiero, vale a dire: retta visione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retto modo di vivere, retta disciplina, retta consapevolezza e retta samādhi. Questi sono i buoni insegnamenti».

Il Bhagavān allora pronunciò questi versi:

«Essere generosi con tutti gli esseri senzienti
non è lo stesso che donare il Dharma a qualcuno.
Sebbene la generosità abbia il suo merito,
donare il Dharma a una persona è più grande».

«Perciò, monaci, si dovrebbe coltivare il buon insegnamento. Così, monaci, dovete esercitarvi».

Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e approvarono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Testo: Ekottarika Āgama