Così ho udito. Una volta, il Buddha si recò nel paese di Śrāvastī e soggiornò nel Parco di Anāthapiṇḍada, nel Bosco di Jeta.
Fu allora che il Bhagavān si rivolse ai monaci: “Se un monaco non ha coscienza né modestia, allora ciò è dannoso per l’affetto e il rispetto. Se non ha affetto né rispetto, allora ciò è dannoso per la fede. Se non ha fede, allora ciò è dannoso per il retto pensiero. Se non ha retto pensiero, allora ciò è dannoso per la retta consapevolezza e la retta conoscenza. Se non ha retta consapevolezza e retta conoscenza, allora ciò è dannoso per la custodia delle sue facoltà … la custodia dei precetti … il non avere rimpianti … la gioia … la letizia … la calma … la felicità … la samādhi … la retta visione e la retta conoscenza … il disincanto … l’assenza di desiderio … la liberazione. Se non ha la liberazione, allora ciò è dannoso per il nirvāṇa.
“Se un monaco ha coscienza e modestia, coltiva prontamente l’affetto e il rispetto. Se ha affetto e rispetto, coltiva prontamente la fede. Se ha fede, coltiva prontamente il retto pensiero. Se ha retto pensiero, coltiva prontamente la retta consapevolezza e la retta conoscenza. Se ha retta consapevolezza e retta conoscenza, coltiva prontamente la custodia delle sue facoltà … la custodia dei precetti … il non avere rimpianti … la gioia … la letizia … la calma … la felicità … la samādhi … la retta visione e la retta conoscenza… il disincanto … l’assenza di desiderio … la liberazione. Se ha la liberazione, coltiva prontamente il nirvāṇa.”
Il Buddha così parlò. Quei monaci che udirono ciò che il Buddha aveva insegnato si rallegrarono e approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese del Madhyama Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Madhyama Āgama (Canone Cinese)