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慳無厭 EA 10.6: L’Avaro e l’Instancabile

Così ho udito. Una volta, il Beato soggiornava nel Boschetto di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍada, a Śrāvastī.

In quell’occasione, il Bhagavān si rivolse ai monaci: «Come io conosco ora l’origine delle rinascite degli esseri senzienti, così conosco anche i frutti della generosità. Anche l’ultimo boccone di cibo che uno non mangia dovrebbe essere donato a qualcun altro. Allora, non si permetterà di avere nemmeno un briciolo di avarizia. Questi esseri senzienti non conoscono i frutti della generosità come io li conosco nella loro interezza. Essi non sono diversi dai frutti di un cuore equanime. Perciò, gli esseri senzienti che non sono capaci di generosità equanime portano su di sé la propria rovina. Le loro menti sono costantemente avvolte da pensieri avari».

Il Bhagavān allora pronunciò questi versi:

«Gli esseri senzienti non lo realizzano da soli,
ma questo è ciò che il Tathāgata insegna:
si dovrebbe essere sempre generosi verso tutti
e tendere a diventare un vero uomo.

Quando le loro inclinazioni sono purificate,
i meriti acquisiti sono moltiplicati molte volte.
Condividendo parti uguali del loro merito,
essi ottengono in seguito una grande ricompensa.

Ciò che danno nel presente è bene!
I loro cuori si dirigono verso un ampio campo di merito.
Essi si allontanano dagli esseri umani,
certi di rinascere in mondi celesti.

Raggiungendo quel buon luogo,
godranno della loro propria felicità.
Gioiranno per la loro buona sorte,
e non mancheranno di nulla.

Con autorità celeste e azioni divine,
belle donne saranno loro seguaci.
I frutti del donare equanimemente,
perciò, ottengono queste fortune».

Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e approvarono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Testo: Ekottarika Āgama