Questa celebre strofa (Dhammapada 1–2) illustra che il karma è essenzialmente cetanā (volontà/intenzione): quando l’intenzione è presente e l’azione ne consegue, il karma è sia “compiuto” (realizzato corporalmente o verbalmente) sia “accumulato” (ha acquisito la forza di maturare). La mente (mana) è il fattore determinante che qualifica moralmente ogni azione.
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“Qual è il karma compiuto e accumulato? È stato detto: quel karma che è voluto (intenzionale).
Così è stato detto dal Bhagavat:
I dharma hanno la mente come precursore, la mente come suprema, la mente come veloce:
se con mente corrotta si parla o si agisce,
allora la sofferenza lo segue, come la ruota (segue) il piede (del bue che traina).
I dharma hanno la mente come precursore, la mente come suprema, la mente come veloce:
se con mente serena si parla o si agisce,
allora la felicità lo segue, come l’ombra che insegue (non abbandona mai).
Questo è il karma compiuto e accumulato.”
Basato sull’edizione di Sylvain Lévi in Mahākarmavibhaṅga et Karmavibhaṅgopadeśa, Parigi 1932, pp. 21–105. Cfr. anche N. Kudo: The Karmavibhaṅga. Transliterations and Annotations of the Original Sanskrit Manuscripts from Nepal, Tokyo 2004 (Bibliotheca Philologica et Philosophica Buddhica, 7). Tradotto dal sanscrito con l’IA, revisionato da Enzo Alfano.
Testo: Mahākarmavibhaṅga