Quali sono i dieci vantaggi dell’offerta di cibo? È stato detto:
Diventa forte; diventa di bell’aspetto; diventa felice; diventa dotato di prontezza d’intelletto; diventa longevo; è avvicinabile da molta gente; è gradito alla vista; ha grandi ricchezze; rinasce nei mondi celesti; e rapidamente raggiunge il parinirvāṇa.
Come fu detto dal Bhagavat a Vaiśālī riguardo al principe Siṃha: «Siṃha, chi dona diventa caro; le persone buone lo frequentano; acquista buona fama; con sicurezza entra nell’assemblea; alla morte rinasce tra gli dèi».
Ed è stata pronunciata questa gāthā:
«Là essi gioiscono, si dilettano e provano letizia,
dediti ai cinque piaceri dei sensi;
avendo messo in pratica la parola dell’Immisurabile Protettore,
i discepoli del supremo Sugata gioiscono».
Questo è il frutto dell’offerta proclamato dal Bhagavat: rinasce nei mondi celesti e rapidamente raggiunge il parinirvāṇa*. Ed è stato detto:
«Chi, considerando il destinatario, offre in dono
cibo ben preparato con varie salse gustose,
puro, dotato di profumo e sapore al momento giusto,
pensando sempre alle virtù della nobile comunità,
dopo aver ottenuto vita, bellezza, fama, forza,
godimenti, intelligenza e felicità,
con suprema gloria diffusa nei mondi celesti e qui,
va di felicità in felicità e alla fine [raggiunge] la liberazione».
Questi sono i dieci pregi dell’offerta di cibo.
Basato sull’edizione di Sylvain Lévi in Mahākarmavibhaṅga et Karmavibhaṅgopadeśa, Parigi 1932, pp. 21–105. Cfr. anche N. Kudo: The Karmavibhaṅga. Transliterations and Annotations of the Original Sanskrit Manuscripts from Nepal, Tokyo 2004 (Bibliotheca Philologica et Philosophica Buddhica, 7). Tradotto dal sanscrito con l’IA, revisionato da Enzo Alfano.
Testo: Mahākarmavibhaṅga