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魔波句 EA 10.8: Māra il Malvagio

Così ho udito. Una volta, il Beato soggiornava nel Boschetto di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍada, a Śrāvastī.

In quell’occasione, il Bhagavān si rivolse ai monaci: «Se uno accetta una cosa e non si separa da una cosa, allora Māra il Malvagio non potrà ottenere un vantaggio su di lui. E non potrà nemmeno venire a molestarlo. Qual è questa cosa? Sono le azioni virtuose e meritorie. Perché?

«Ricordo che in passato, quando ero seduto sotto l’albero del risveglio con i bodhisattva che si erano radunati in un luogo, l’ingannevole Māra il Malvagio condusse un esercito che contava centinaia di migliaia di milioni. I suoi soldati avevano ogni sorta di forme indescrivibili, con teste di animali e corpi umani. Gli dèi, i nāga, gli yakṣa, gli asura, i garuḍa e i mahoraga giunsero tutti e si radunarono.

«Māra il Malvagio allora mi disse: “Asceta, ti getterò presto a terra!” Ma il Buddha sconfisse quel nemico Māra con merito, virtù e grande potenza. Essendo le sue impurità estinte e spure, egli conseguì allora il risveglio supremo e perfetto.

«Monaci, si dovrebbe contemplare il significato di ciò. L’ingannevole Māra il Malvagio non può trovare un vantaggio su un monaco che ha perfezionato la sua virtù, né può rovinare la sua virtù».

Il Bhagavān allora pronunciò questi versi:

«Chi ha meriti è felice;
chi è privo di meriti soffrirà.
In questa vita e nella prossima,
fare merito porta felicità.

«Perciò, monaci, non siate cauti nel fare merito. [Così, monaci, dovete esercitarvi]».

Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e approvarono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Testo: Ekottarika Āgama