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Mkv 75: Mahākarmavibhaṅga LXXV

Quali sono le dieci qualità del dono di una lampada? È stato detto: diventa come una lampada per il mondo; l’occhio carnale perisce; appare l’occhio divino; disperde l’oscurità dell’ignoranza; sorge la luce della conoscenza; penetra rapidamente con la saggezza i dharma buoni e cattivi; mentre trasmigra nel saṁsāra non ha l’oscurità dell’ignoranza; gode di grande prosperità; rinasce nei mondi celesti; e raggiunge rapidamente il parinirvāṇa.

Come è stato detto nell’Abhidharma, nella sezione del Cakravartisūtra: per il frutto di quale karma un re universale (cakravartin) ottiene il gioiello (maṇiratna)? Per lungo tempo, dal re universale sono stati fatti doni di lampade e doni di singole lampade; nell’oscurità sono state portate lampade di gemme [pensando]: «Coloro che hanno la vista vedano le forme uguali e disuguali».

«Ottiene anche l’occhio lodato dal Buddha, l’occhio che è stato causa suprema [di ciò]; la forma che illumina il mondo si manifesta qui grazie al dono della lampada da parte di chi sostiene il mondo. Dotato di maggiore splendore, non è da guardare con disprezzo; estremamente soddisfatto, vedendo le azioni virtuose, avendo ottenuto la felicità in mondi celesti e quaggiù, con l’occhio puro giunge alla pace suprema».

A questo proposito va narrato [il caso] dell’Ārya Aniruddha, che ottenne l’occhio divino [grazie al dono] di una lampada, e quello degli ṛṣi [nel racconto] dell’«occhio strappato» (cakṣūtpāṭana) come mezzo di liberazione. Come, mediante il dono di una fila di lampade, Dīpaṃkara ottenne la buddhità; e come a Śrāvastī, da parte di un cieco, fu fatta fare una fila di lampade; sorse in lui la fede, fece un voto, e alzatosi, secondo l’antico [karma], riacquistò la vista. Queste sono le dieci qualità del dono di una lampada.

Basato sull’edizione di Sylvain Lévi in ​​Mahākarmavibhaṅga et Karmavibhaṅgopadeśa, Parigi 1932, pp. 21–105. Cfr. anche N. Kudo: The Karmavibhaṅga. Transliterations and Annotations of the Original Sanskrit Manuscripts from Nepal, Tokyo 2004 (Bibliotheca Philologica et Philosophica Buddhica, 7). Tradotto dal sanscrito con l’IA, revisionato da Enzo Alfano.

Testo: Mahākarmavibhaṅga