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Patthana: Capitolo 17

17. Jhana-Paccaya (jhana)

I sette costituenti del jhana sono i paccaya-dhamma nella relazione del jhana. Essi sono: vitakka (applicazione iniziale), vicara (applicazione sostenibile), piti (interesse piacevole), somanassa (gioia), domanassa (dolore), upekkha (indifferenza edonistica) ed ekaggata (concentrazione come capacità di individualizzazione). Tutte le classi di coscienza (con l’eccezione dei cinque sensi), i loro concomitanti e le loro qualità materiali in coesistenza con i sette costituenti, in questo caso sono i paccayuppanna-dhamma.

In che senso si deve intendere jhana? Jhana deve essere inteso nel senso di osservare da vicino o guardare attivamente; vale a dire avvicinarsi all’oggetto e osservarlo mentalmente. Proprio come un arciere – che da lontano è in grado di lanciare una freccia nell’occhio di un toro – tiene saldamente in mano la freccia e l’arco, e con fermezza la dirige verso l’obiettivo, e guardando attentamente, o meglio mirando, scocca la freccia nell’occhio del toro, così anche, parlando di uno yogi o di uno che pratica i jhana, dobbiamo dire che lui, dirigendo la sua mente verso l’oggetto, rendendola salda e osservando l’oggetto kasina, spinge la sua mente su di esso per mezzo di questi sette costituenti del jhana. Così, osservandoli da vicino, una persona svolge la sua azione del corpo, della parola e della mente, senza fallire. In questo caso, “azione del corpo” significa movimento fisico; “azione della parola” significa fare espressioni vocali, come i suoni di alfabeti, parole e così via; azione della mente “significa essere coscienti degli oggetti di qualsiasi tipo. Quindi nessuna azione, come fare un’offerta o uccidere, può essere eseguita da una mente debole priva dei costituenti necessari del jhana. Lo stesso con tutte le azioni morali e immorali.

Per avere una chiara comprensione del suo significato, il segno caratteristico saliente di ciascun costituente del jhana dovrebbe essere spiegato separatamente. Vitakka ha il tratto caratteristico di dirigere le proprietà concomitanti verso l’oggetto e, quindi, fissare saldamente la mente all’oggetto. Vicara ha il segno caratteristico di rivedere l’oggetto più e più volte, e legare saldamente la mente all’oggetto. Piti ha il segno caratteristico di creare interesse per l’oggetto e rendere la mente felice e soddisfatta di esso. I tre tipi di vedana, cioè gioia, dolore e indifferenza, hanno i segni caratteristici del sentire l’oggetto, e fissare la mente per l’esperienza dell’essenza di oggetti desiderabili, indesiderabili e neutri. Ekaggata ha il segno caratteristico della concentrazione e mantiene la mente saldamente fissata sull’oggetto.

Fine della relazione del Jhana.

The Patthanuddesa Dipani di Mahathera Ledi Sayadaw & Sayadaw U Nyana. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.