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Patthana: Capitolo 12

12. Asevana-Paccaya (ricorrenza abituale)

I quarantasette tipi di apparenze mondane che comprendono le dodici classi di coscienza immorale, le diciassette classi mondane di coscienza morale e le diciotto classi di coscienza non operante (ottenute escludendo le due classi di coscienza avajjana), definiscono in questo caso la relazione causale della ricorrenza abituale. Quando uno di questi arriva al processo appercezionale (cioè, la sequenza di sette stati di coscienza simili in un processo di pensiero) ogni appercezione precedente si collega causalmente attraverso la ricorrenza abituale con ogni appercezione successiva. Le cose correlate, paccayuppanna-dhamma, comprendono le successive percezioni come indicato sopra, così come i Quattro Sentieri.

In che senso si intende il termine asevana? Deve essere inteso nel senso di abituarsi alla costante ripetizione o di far accettare nella sua paccayuppanna-dhamma la sua ispirazione, affinché acquisiscano sempre maggiore capacità, energia e forza. In questo caso pagunabhava significa capacità dei pensieri appercezionali successivi nelle loro funzioni appercettive e fasi; proprio come chi legge molte volte una lezione diventa più competente ad ogni nuova lettura.

Parivaso significa letteralmente infondere o ispirare. Proprio come un panno di seta è infuso da dolci profumi, così è anche il corpo del pensiero, per così dire, è infuso o ispirato da brama, odio e così via; o da disinteresse (arajjana), amicizia (adussana) e così via. Sebbene l’appercezione precedente cessi, la sua forza appercezionale non cessa; cioè, la sua forza pervade il pensiero successivo. Pertanto, ogni apparizione successiva, quando sorge, diventa più vigorosa a causa della precedente abitudine. Quindi il pensiero immediatamente precedente abitua o fa accettare al suo successore immediato la sua assuefazione. Tuttavia, il processo di ricorrenza abituale di solito cessa al settimo pensiero, dopo il quale seguono gli effetti dei momenti-pensiero di ritenzione o si verifica la subsidenza nel continuum della vita.

Qui dovrebbe essere menzionata anche la ricorrenza abituale, trattata nei Sutta. Molti passaggi si trovano in diverse parti del Suttapitaka. Tali sono: satipatthanam bhaveti: “si coltivano le applicazioni più zelanti nella consapevolezza”; sammappadhanam bhaveti: “si coltiva lo sforzo supremo”; sati-sambojjhangam bhaveti: “si coltiva la consapevolezza, un fattore di illuminazione”; dhammavicaya-sambojjhangam bhaveti: “si coltiva “l’investigazione della verità”, un fattore di illuminazione”; sammaditthim bhaveti: “si coltiva la retta visione”; sammasankappam bhaveti: “si coltiva la retta aspirazione”. e così via. In questi passaggi, per “bhaveti” si intende ripetere lo sforzo per un giorno o per sette giorni o per un mese o per sette mesi o per un anno o per sette anni.

Le azioni morali e immorali, che sono state ripetutamente compiute o coltivate, o molte volte compiute in esistenze precedenti, causalmente si relazionano in modo casuale con azioni morali e immorali dell’esistenza attuale rispettivamente per il loro miglioramento o peggioramento.

La relazione che determina rispettivamente il miglioramento e il peggioramento di tali azioni morali e immorali, in qualche altro tempo passato o in qualche esistenza futura, è chiamata condizione sufficiente, ma quella che ha effetto solo durante il processo appercezionale si chiama ricorrenza abituale.

In questo mondo, ci sono chiaramente sempre molti effetti o conseguenze accidentali che perseguono grandi successi nell’arte, nella scienza, nella letteratura e così via, che vengono realizzati nel pensiero, nelle parole e nelle azioni, continuamente, ripetutamente e incessantemente.

Poiché una tale relazione di ricorrenza abituale si trova in tutti i fenomeni transitori, lo zelo e lo sforzo ardenti, esercitati per un lungo periodo di tempo, si sono sviluppati a un livello talmente elevato che grandi e difficili attività hanno raggiunto il pieno compimento e  persino la Buddhità è stata raggiunta.

Fine della relazione Asevana.

The Patthanuddesa Dipani di Mahathera Ledi Sayadaw & Sayadaw U Nyana. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.