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Patthana: Capitolo 14

14. Vipaka-Paccaya (effetti)

Trentasei classi di coscienza risultante e le loro concomitanti sono la relazione di effetto. Poiché sono reciprocamente correlate l’una all’altra, le realtà correlate le comprendono tutte, così come le qualità materiali nate dal kamma al momento del concepimento e quelle prodotte dalla coscienza risultante durante la vita.

In che senso viene applicato il vipaka? È applicato nel senso di vipaccana, che significa un cambiamento di stato dall’infanzia o dalla giovinezza alla maturità. Ciò che si intende per il primo è l’infanzia della volontà passata, che è nota come kamma asincrono. Per maturità, inoltre, si intende la maturità dello stesso kamma.

In questo ambito, deve essere compreso che ogni volizione ha quattro avattha, o fasi temporali cetanavattha, o genesi della volontà; kammavattha, o continuazione della volontà; nimittavattha, o rappresentazione della volontà, e vipakavattha, o risultato finale. Qui, sebbene la volontà stessa cessi, la sua funzione peculiare non cessa, ma segue latentemente i processi del pensiero. Questo è chiamato kammavattha, o continuazione della volontà.

Quando si ottiene un’occasione favorevole per la fruizione, il kamma rappresenta se stesso alla persona che sta per morire. Vale a dire, lui stesso si sente come se stesse facendo benevolenza, o stesse osservando i precetti, o stesse uccidendo delle creature. Se questo kamma non riesce a rappresentare se stesso, ne viene rappresentato un segno. Vale a dire, lui stesso si sente come se fosse in possesso delle offerte, dei doni, delle armi e così via; o qualsiasi altra cosa con cui ha commesso un tale kamma nel passato. Oppure, a volte, gli viene rappresentato il segno della prossima esistenza dove è destinato a far sorgere la sua nuova vita. Vale a dire, oggetti come le dimore o i palazzi dei Deva, o i fuochi dei mondi Niraya, e così via, che – poiché sarà suo compito ottenere, o sperimentare, nell’esistenza immediatamente successiva – entra nei campi di presentazione attraverso le sei porte. Questi sono chiamati nimittavattha, la rappresentazione della volontà.

Ora, come dobbiamo intendere il vipakavattha? Se una persona muore con la sua attenzione fissata su una di queste tre classi di oggetti, o sul kamma stesso o sul segno di esso, o sul segno del destino, si dice che il kamma abbia avuto effetto o è giunto a fruizione, nell’immediata nuova esistenza. Si è trasformato in una personalità e appare, per così dire, nella forma di un essere nella nuova esistenza. Questo è chiamato vipakavattha, o il risultato finale. Qui, nei primi tre avattha, si dice che la volontà sia nello stato dell’infanzia o della giovinezza. L’ultima mostra che la volontà è giunta a maturità e può svilupparsi da sola. Pertanto, come è stato detto, vipaccana significa un cambiamento di stato dall’infanzia o dalla giovinezza alla maturità. Quindi vipaka è il nome assegnato agli stati di coscienza e ai loro concomitanti, che sono il risultato delle volizioni, o alle stesse volontà maturate.

Così come i manghi sono molto morbidi e delicati quando sono maturi, così anche gli stati che ne derivano sono molto tranquilli, poiché sono inattivi e non hanno stimoli. Sono così tranquilli che gli oggetti del subconscio sono sempre deboli e oscuri. Al risveglio dal subconscio, non si ha coscienza di quale fosse il suo oggetto. Per questo motivo, non vi è alcuna possibilità che si verifichi un processo di pensiero, che possa riflettere l’oggetto della subcoscienza in questo modo: “Tale e tale oggetto è stato incontrato nell’esistenza passata” – sebbene, nel sonno durante la notte, la subcoscienza prende come oggetto una delle tre classi di oggetti (kamma, i simboli del kamma e i simboli del proprio destino futuro), sperimentata prima, al momento dell’avvicinarsi della morte, nell’esistenza immediatamente precedente. Quindi, non si sa nulla di alcun oggetto di un’esistenza precedente, sia nel sonno che nella veglia. Così la relazione reciproca attraverso l’inattività, calma e tranquilla, è definita la funzione di vipaka.

Fine della relazione Vipaka.

The Patthanuddesa Dipani di Mahathera Ledi Sayadaw & Sayadaw U Nyana. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.