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Le quattro realtà assolute (paramattha dhamma) [parte II]

Il Buddha scoprì la realtà di tutti i fenomeni. Conobbe la caratteristica di ogni fenomeno per esperienza diretta. Oltre ogni compassione insegnò ad altre persone a vedere la realtà diversamente, in modo da avere una profonda conoscenza dei fenomeni che ci circondano. Quando le realtà vengono designate come realtà assolute (paramattha dhamma), vengono così classificate: coscienza (citta), fattore mentale (cetasika), fenomeni fisici (rupa), Nibbana.
Coscienza (citta), fattore mentale (cetasika) e fenomeni fisici (rupa) sono realtà condizionate (sankhara dhamma). Sorgono e si dissolvono ogni volta a causa di condizioni. Inoltre sono impermanenti. Il Nibbana è una realtà incondizionata (visankhara dhamma). Né sorge né si dissolve. Tutte queste realtà assolute sono prive di un Sé (anatta).
Coscienza (citta), fattori mentali (cetasika) e fenomeni fisici (rupa) sono realtà condizionate e possono essere classificate come cinque aggregati:

1) Rupakkhandha, tutti i fenomeni fisici
2) Vedanakkhandha, sensazione (vedana)
3) Sannakkhandha, percezione (sanna)
4) Sankharakkhandha, tutti i tipi di fattore mentale
5) Vinnanakkhandha, tutte le coscienze

I 52 tipi di fattore mentale (cetasika) sono classificati come tre aggregati (khandha): un fattore mentale come la sensazione (vedana) è classificato come un aggregato, l’aggregato della sensazione (vedanakkhandha); un fattore mentale come la percezione (sanna) è classificato come un aggregato, l’aggregato della percezione (sannakkhandha); per quanto riguarda gli altri fattori mentali, tutti insieme sono classificati come un solo aggregato, Sankharakkhandha. Per esempio, nel Sankharakkhandha sono inclusi i seguenti fattori mentali: intenzione (cetana), attaccamento (lobha), avversione (dosa), ignoranza (moha), gentilezza amorevole (metta), generosità (alobha) e saggezza (pañña). Sankharakkhandha è tradotto come “attività” o “formazioni mentali”.
Il Nibbana non è un aggregato: è il suo contrario (in Pali: khandha-vimutti).

Gli aggregati sono reali; ne possiamo fare esperienza. Possiamo fare esperienza dell’aggregato dei fenomeni fisici (rupakkhandha) quando, per esempio, notiamo la morbidezza di qualcosa. Questa morbidezza non permane, sorge e si dissolve a causa di condizioni.
L’aggregato della sensazione (vedanakkhandha) è reale; possiamo fare esperienza delle sensazioni. La sensazione può essere classificata in vari modi. A volte le sensazioni sono classificate in tre tipi : sensazione piacevole, sensazione non piacevole, sensazione neutra.
A volte sono classificate in cinque tipi: sensazione piacevole, sensazione non piacevole, sensazione neutra, sensazione fisica piacevole , sensazione fisica dolorosa.
Quando la sensazione fisica non è piacevole vi è il risultato di un’azione negativa (akusala vipaka), e quando la sensazione fisica è piacevole vi è il risultato di un’azione positiva (kusala vipaka).
L’aggregato della percezione (sannakkhandha) è reale. Ne facciamo esperienza quando ricordiamo qualcosa. Vi è percezione (sanna) con ogni coscienza (citta). Ogni coscienza che sorge fa esperienza di un oggetto e la percezione che sorge con essa ricorda ed “identifica” quell’oggetto in modo da poterlo riconoscere in seguito.
La percezione (sanna) sorge e si dissolve con la coscienza (citta) ed è impermanente. Non vediamo la percezione come realmente è: solo un fenomeno mentale che si dissolve così come è sorto, ma crediamo che la percezione faccia parte di un sé.
L’aggregato della coscienza (vinnanakkhandha) è reale; ne facciamo esperienza quando vediamo, sentiamo, odoriamo, gustiamo, proviamo delle sensazioni fisiche o pensiamo.

Tutti i fenomeni condizionati (sankhara dhamma), cioè i cinque aggregati, sono impermanenti. A volte gli aggregati sono chiamati “aggregati dell’attaccamento”.
Leggiamo nel Samyutta Nikaya (SN 22.1 – Nakulapita Sutta – A Nakulapita) le parole del Buddha al vecchio e malato capofamiglia Nakulapita, poi spiegate in modo approfondito dal Ven. Sariputta:

“Ora, come si è afflitti nel corpo e nella mente?
Quando una persona ordinaria, non istruita – senza riguardo per i nobili, non è disciplinata nel loro Dhamma; senza riguardo per gli uomini saggi, non è ben disciplinata nel loro Dhamma – presume che la forma (il corpo) sia il Sé, o il Sé come se possedesse una forma, o la forma sia nel Sé, o il Sè sia nella forma. Lui crede che: ‘Io sono la forma’ o ‘ La forma è mia.’ Credendo a queste idee, la sua forma cambia e si altera, e lui precipita nel dolore, nella lamentazione , nell’angoscia e nella disperazione a causa di questo cambiamento .

“Lui crede che le sensazioni siano il Sé, o il Sé possegga le sensazioni, o le sensazioni come il Sé, o il Sé come le sensazioni. Crede che ‘Io sono la sensazione’ o ‘La sensazione è mia.’ Credendo a queste idee, la sua forma cambia e si altera, e lui precipita nel dolore, nella lamentazione , nell’angoscia e nella disperazione a causa di questo cambiamento .

“Lui crede che la percezione sia il Sé, o il Sé possegga la percezione, o la percezione come il Sé, o il Sé come la percezione. Crede che ‘Io sono la percezione’ o ‘La percezione è mia.’ Credendo a queste idee, la sua forma cambia e si altera, e lui precipita nel dolore, nella lamentazione , nell’angoscia e nella disperazione a causa di questo cambiamento .

“Lui crede che le formazioni mentali siano il Sé, o il Sé possegga le formazioni mentali, o le formazioni mentali come il Sé, o il Sé come le formazioni mentali. Credo che ‘Io sono la formazione mentale’ o ‘La formazione mentale è mia.’ Credendo a queste idee, la sua forma cambia e si altera, e lui precipita nel dolore, nella lamentazione , nell’angoscia e nella disperazione a causa di questo cambiamento .

“Lui crede che la coscienza sia il Sé, o il Sé possegga la coscienza, o la coscienza come il Sé, o il Sé come la coscienza. Crede che ‘Io sono la coscienza’ o ‘La coscienza è mia.’ Credendo a queste idee, la sua forma cambia e si altera, e lui precipita nel dolore, nella lamentazione , nell’angoscia e nella disperazione a causa di questo cambiamento .

“Così, capofamiglia, uno è afflitto nel corpo e nella mente.
“E come si è afflitti nel corpo, ma non afflitti nella mente? Quando un discepolo ben istruito dai nobili – rispetta i nobili, ben disciplinato nel loro Dhamma; rispetta gli uomini saggi , ben disciplinato nel loro Dhamma – non crede che la forma sia il Sé, o il Sé possegga la forma, o la forma come il Sé, o il Sé come la forma. Lui non crede che ‘Io sono la forma’ o ‘La forma è mia.’ Non credendo a queste idee, la sua forma cambia e si altera, ma lui non precipita nel dolore, in lamenti, pene, angoscia, o disperazione per il suo cambiamento.
“Lui non crede che le sensazioni siano il Sé…
“Lui non crede che la percezione sia il Sé…
“Lui non crede che le formazioni mentali siano il Sé…
“Lui non crede che la coscienza sia il Sé, ….
“Così, capofamiglia, uno è afflitto nel corpo, ma non nella mente.”

Se sviluppiamo il Nobile Ottuplice Sentiero impareremo a vedere gli aggregati come realmente sono. Poi saremo sul retto sentiero che conduce alla fine di ogni sofferenza.

Nina Van Gorkom, Abhidhamma in daily life, cap. II. Traduzione di Enzo Alfano