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Le quattro realtà assolute (paramattha dhamma) – parte I

Vi sono due tipi di realtà: fenomeni mentali (nama) e fenomeni fisici (rupa). Nama sperimenta qualcosa; rupa non sperimenta nulla. Vedere, per esempio, è un tipo di nama; sperimenta l’oggetto visibile. Lo stesso oggetto visibile è rupa; e non sperimenta nulla. Ciò che intendiamo come il Sé è soltanto nama e rupa che nascono e muoiono.

Perciò è stato detto:

Come per l’insieme di parti
usiamo la parola “carro”
così, chiamiamo “essere”
un insieme di aggregati (khanda)
nel linguaggio comune. (Visuddhimagga)

Tutti i fenomeni dentro e intorno a noi sono solo nama e rupa che nascono e muoiono; essi sono impermanenti. Nama e rupa sono realtà assolute, in Pali: paramattha dhamma. Possiamo farne esperienza quando appaiono, non importa come li chiamiamo. Coloro che hanno sviluppato “la profonda visione” li sperimentano come realmente sono; impermanenti e privi di un sé. Conosciamo diversi nama e rupa sperimentando le loro caratteristiche, e vedremo che “il Sè” è solo un concetto; non è una realtà assoluta (paramattha dhamma). Nama e rupa sono differenti tipi di realtà. Se non li distinguiamo l’una dall’altra ed impariamo le caratteristiche di ognuna continueremo ad intenderli come “Sè”. Per esempio, sentire è nama; non ha né forma né misura. Sentire è diverso dall’udito, ma ha l’udito come una condizioni necessaria. Il fenomeno mentale (nama) che sente sperimenta il suono. Udito e suono sono fenomeni fisici (rupa) che non sperimentano nulla; sono interamente differenti dal fenomeno mentale (nama) che sente. Se non impariamo che sentire, udito e suono sono realtà diverse l’una dall’altra, noi continueremo a credere che vi sia un Sé che sente.

Vi sono due tipi di fenomeni mentali (nama) condizionati: coscienza (citta) e fattori mentali che nascono assieme alla coscienza (cetasika). La coscienza (citta) conosce e sperimenta un oggetto. Ogni coscienza (citta) deve avere il suo oggetto di conoscenza, in Pali: arammana. La coscienza (citta) che vede ha ciò che è visibile come suo oggetto. La coscienza che sente (coscienza uditiva) ha il suono come suo oggetto. Non esiste una coscienza senza un oggetto. Vi sono diversi tipi di coscienza (citta) che possono essere classificati in vari modi.
Alcune coscienze sono negative (akusala), altre sono positive (kusala). Esse possono motivare azioni negative o positive attraverso il corpo, la parola o la mente. Alcune coscienze sono l’effetto di azioni negative o positive (vipakacitta). Altre sono né causa né effetto (kiriyacitta).
Le coscienze possono essere classificate in base a “jati” (letteralmente nascita o natura). Vi sono quattro jati: akusala, kusala, vipaka, kiriya.
E’ importante sapere a quale natura (jati) appartenga una coscienza (citta). Non possiamo sviluppare la virtù nella nostra vita se confondiamo akusala con kusala o akusala con vipaka. Per esempio, quando ascoltiamo parole spiacevoli, il momento di sperimentare il suono (coscienza uditiva) è akusala vipaka, il risultato di un’azione negativa da noi compiuta. Ma l’avversione che può nascere subito dopo non è vipaka, ma nasce con akusala citta.
Un altro modo di classificare la coscienza è in base al piano di coscienza (bhumi). Vi sono quattro diversi piani di coscienza: kamavacara citta, rupavacara citta, arupavacara citta, lokuttara citta.
Il piano sensoriale di coscienza (kamavacara citta) è il piano delle impressioni sensoriali, per esempio: vedere, sentire, odorare, gustare e ricevere sensazioni attraverso il corpo.
Lokuttara citta (coscienza trascendentale) è il più alto piano di coscienza perché è la coscienza che sperimenta direttamente il Nibbana.
Vi sono anche altri modi di classificare la coscienza (citta) e se consideriamo le diverse intensità di coscienza (citta) vi sono molte differenze fra coscienze. Per esempio, delle coscienze negative (akusala citta), radicate nell’attaccamento (lobha), nell’avversione (dosa) e nell’ignoranza (moha), possono avere diverse intensità. A volte possono motivare azioni, a volte no, dipende dal grado di negatività (akusala). Anche le coscienze positive (kusala citta) hanno diverse intensità.

La seconda realtà assoluta è il fattore mentale (cetasika), che è un fenomeno mentale (nama). Come abbiamo visto, la coscienza (citta) sperimenta un oggetto: vedere ha ciò che è visibile come suo oggetto, sentire ha il suono come suo oggetto, pensare ha il pensiero come suo oggetto. Comunque, non vi è solo la coscienza (citta) vi sono anche fattori mentali, (cetasika), che accompagnano una coscienza (citta). Si può pensare a qualcosa con avversione, con una sensazione piacevole, con saggezza. Avversione, sensazione e saggezza sono fenomeni mentali, che non sono coscienze (citta); essi sono dei fattori mentali (cetasika) che accompagnano diverse coscienze (citta). Vi è soltanto una coscienze (citta) per volta, mentre vi sono molti fattori mentali (almeno sette) che nascono assieme con la coscienza e muoiono assieme ad essa, una coscienza non nasce mai da sola. Per esempio, la sensazione (vedana) è un fattore mentale (cetasika) che nasce con ogni coscienza. La coscienza conosce o sperimenta il suo oggetto; non prova alcuna sensazione. La sensazione (vedana), comunque, ha la funzione di provare sensazioni. Una sensazione è a volte piacevole, a volte spiacevole. Quando non proviamo né una sensazione piacevole né una spiacevole, vi è anche sensazione: in quel momento la sensazione è neutra o indifferente. Per esempio, quando nasce la coscienza visiva, una sensazione (vedana) nasce assieme a tale coscienza. La coscienza visiva percepisce solo l’oggetto visibile; essa non prova piacere o dispiacere. La sensazione che accompagna questo tipo di coscienza è una sensazione neutra. Dopo che si è dissolta la coscienza visiva, altre coscienze nascono e vi può essere una coscienza che disprezza l’oggetto, perché la sensazione che l’accompagna è una sensazione spiacevole.
Vi sono sette tipi di fattore mentale (cetasika) che nascono con ogni coscienza.
La coscienza sperimenta soltanto un oggetto; non “contrassegna” il suo oggetto. E’ la percezione (sanna) checontrassegna l’oggetto sperimentato in modo da poterlo riconoscere in seguito. Quando ricordiamo delle cose è la percezione (sanna) e non il Sé che ricorda. E’ la percezione (sanna) che, per esempio, ricorda che questo colore è rosso, che quella è una casa, o che questo è il suono di un tamburo.
L’intenzione (cetana) è un altro tipo di fattore mentale (cetasika) che nasce con ogni coscienza. Vi sono tipi di fattori mentali che non nascono con ogni coscienza. Fattori mentali negativi (akusala cetasika) nascono soltanto con coscienze negative (akusala citta). Il fattore mentale della bellezza (sobhana cetasika) nasce con belle coscienze.
L’attaccamento (lobha), l’avversione (dosal) e l’ignoranza (moha) sono fattori mentali negativi (akusala cetasika) che nascono soltanto con coscienze negative (akusala citta). Per esempio, quando vediamo qualcosa di bello, possono nascere delle coscienze con attaccamento a ciò che abbiamo visto. Il fattore mentale che è attaccamento (lobha) nasce con la coscienza di quell’attimo. Lobha ha la funnzione di attaccamento o di brama. Vi sono molti altri fattori mentali negativi (akusala cetasika) che nascono con delle coscienze negative (akusala citta), come la vanità o presunzione (mana), falsa visione o teoria (ditthi) ed invidia o gelosia (issa).
I fattori mentali della bellezza (sobhana cetasika) accompagnano coscienze positive, quali, per esempio, generosità (alobha), gentilezza amorevole (adosa), saggezza o conoscenza (panna o amoha). Quando siamo generosi, la generosità (alobha) e la gentilezza amorevole (adosa) nascono con coscienze positive (kusala citta), anche la percezione (sanna) può nascere con le coscienze positive (kusala citta); e vi sono altri tipi di fattori mentali della bellezza (sobhana cetasika) che tuttavia nascono con la coscienza positiva.

Questi differenti fattori mentali nascono con differenti coscienze e si dissolvono immediatamente, assieme con la coscienza che accompagnano.
Non vi sono solo fenomeni mentali, vi sono anche fenomeni fisici. Fenomeni fisici (rupa) sono la terza realtà assoluta.
Vi sono quattro rupa o Grandi Elementi, in Pali: maha.bhuta-rupa. Essi sono:

  1. Elemento Terra o solidità (sperimenta durezza/morbidezza)
  2. Elemento Acqua o coesione
  3. Elemento fuoco o temperatura (sperimenta caldo/freddo)
  4. Elemento Aria o movimento (moto/pressione)

Questi Grandi Elementi nascono assieme con altri tipi di fenomeni fisici (rupa), in Pali: upada-rupa.

La coscienza (citta), i fattori mentali (cetasika) e i fenomeni fisici (rupa) nascono soltanto quando vi sono le giuste condizioni, cioè le realtà condizionate (in Pali: sankhara dhamma). Ogni cosa nasce per delle condizioni e muore quando tali condizioni cessano.

La quarta realtà assoluta è il Nibbana. Il Nibbana è la fine delle negatività e degli influssi impuri. Il Nibbana è un fenomeno mentale (nama). Ma non è né coscienza (citta) né un fattore mentale (cetasika). Il Nibbana è il fenomeno mentale (nama) che né nasce né muore; è il fenomeno mentale (nama) che è una realtà incondizionata (in Pali: visankhara dhamma). Esso non nasce, perché è incondizionato e di conseguenza non muore. Il Nibbana non è né una persona, né un Sé: è non-Sé (anatta).

Riassumendo, vi sono quattro realtà assolute (paramattha dhamma). Esse sono:

  1. citta (coscienza)
  2. cetasika (fattore mentale)
  3. rupa (fenomeni fisici)
  4. Nibbana (realtà incondizionata)

Tutte le realtà condizionate: citta, cetasika e rupa sono impermanenti (anicca).
Tutte le realtà condizionate sono dukkha (dolore, disagio, sofferenza) poichè sono impermanenti.
Tutte le realtà sono anatta, non-Sè (in Pali: sabbe dhamma anatta). Quindi, le realtà condizionate sono dolorose ed impermanenti. E tutte le realtà, cioè, le quattro realtà assolute, incluso il Nibbana, hanno in comune di essere anatta, di non aver un sé.

(Nina Van Gorkom, Abhidhamma in daily life, cap. I. Traduzione di Enzo Alfano.)