Skip to content

SN 48.38: Tatiyavibhaṅga Sutta – Analisi (3)

“Monaci, ci sono queste cinque facoltà. Quali cinque? La facoltà del piacere, del dolore, della felicità, della tristezza e dell’equanimità.
E qual è la facoltà del piacere? Il godimento fisico, il piacere fisico, la sensazione piacevole che nasce dal contatto fisico. Questa è la facoltà del piacere.
E qual è la facoltà del dolore? Il dolore fisico, il malessere fisico, la sensazione dolorosa e sgradevole che nasce dal contatto fisico. Questa è la facoltà del dolore.
E qual è la facoltà della felicità? Il godimento mentale, il piacere mentale, la sensazione piacevole che nasce dal contatto mentale. Questa è la facoltà della felicità.
E qual è la facoltà della tristezza? Il dolore mentale, il dispiacere mentale, la sensazione dolorosa e spiacevole che nasce dal contatto mentale. Questa è la facoltà della tristezza.
E qual è la facoltà dell’equanimità? Non provare sensazioni piacevoli o spiacevoli, sia fisiche che mentali. Questa è la facoltà dell’equanimità.
In questo contesto, le facoltà del piacere e della felicità devono essere comprese come sensazioni piacevoli. Le facoltà del dolore e della tristezza devono essere comprese come sensazioni dolorose. La facoltà dell’equanimità deve essere compresa come sensazione neutra.
Queste cinque facoltà, a seconda di come vengono descritte, da cinque diventano tre e da tre diventano cinque.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato, 2018. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.