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SN 24.3: Soattā Sutta – Questo è il mio Sé

A Sāvatthī.

“Monaci, per quale ragione, a causa dell’attaccamento e dell’ostinazione, sorge la teoria: ‘Il sé e il cosmo sono la stessa cosa. Dopo la morte sarò permanente, perenne, eterno e imperituro’?”

“Quando esiste la forma, a causa del suo attaccamento e dell’ostinazione sulla forma, sorge la teoria: ‘Il sé e il cosmo sono la stessa cosa. Dopo la morte sarò permanente, perenne, eterno e imperituro.’ Quando la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza esiste, a causa del suo attaccamento e dell’ostinazione sulla coscienza, sorge la teoria: ‘Il sé e il cosmo sono la stessa cosa. Dopo la morte sarò permanente, perenne, eterno e imperituro.’  
Cosa pensate, monaci? La forma è permanente o impermanente? “

“Impermanente, signore.” …

“La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza è permanente o  impermanente?”

“Impermanente, signore.” …

“Tutto ciò che viene visto, sentito, pensato, conosciuto, cercato ed esplorato dalla mente: è permanente o impermanente?”

“Impermanente, signore.” …

“Invece se non si ha attaccamento per tutto ciò che è impermanente, sofferenza e perituro, sorgerebbe una simile teoria?”
“No, signore.”

“Quando un nobile discepolo ha abbandonato il dubbio in questi sei casi e ha abbandonato il dubbio nella sofferenza, nella sua origine, nella sua cessazione e nella pratica che conduce alla sua cessazione, vengono chiamati nobili discepoli che ‘entrano-nella-corrente’, non  rinascerà nei mondi inferiori, ma è destinato al risveglio.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato, 2018. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.