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Generosità – dana

Un tesoro

“E qual è il tesoro della generosità? Quando un discepolo delle nobili persone, un seguace laico, con la sua coscienza purificata dalla macchia dell’avarizia, è generoso, magnanimo, pronto ad offrire ed a distribuire elemosine. È ciò che si chiama il tesoro della generosità.”
AN 7.6

Mai sottovalutare il potere di piccolo doni

“Te lo dico, Vaccha, anche se una persona getta i resti di cibo di una scodella in uno stagno o presso un villaggio, dicendosi: ‘Possano tutti gli animali che vivono qui nutrirsi di questo’ – sarebbe una sorgente di merito, per non dire niente di ciò che è dato agli esseri umani. Ma dico infatti che ciò che è dato in maniera virtuosa porta ad una persona dei grandi frutti, e molto meno ciò che è dato ad una persona non virtuosa. — AN 3.57

Ciò che non è dato è perso

Quando una casa sta bruciando / il vaso salvato / è quello che sarà usato, / non quello che è bruciato.
Quindi quando il mondo brucia / con vecchiaia e morte, / si dovrebbe salvare [la propria ricchezza] donando:
ciò che si è salvato. — SN 1.41

Abbandonare l’avarizia

Trasforma la rabbia con la gentilezza
e il male col bene,
la grettezza con la generosità
la falsità con la rettitudine. — Dhp 223

Colui che vive una vita di rinuncia, in linea con il Dhamma,
provvedendo alla propria famiglia e donando quel poco,
farà meglio di migliaia di sacrifici.”— SN 1.32

Chi non dà valore alla generosità
non raggiunge il regno celeste.
Ma il saggio gioisce nel dare
e dimora nella beatitudine.— Dhp 177

Donare anche il proprio ultimo pasto

Se gli esseri conoscessero/ ciò che ha detto il Grande Veggente,
che il risultato della condivisione
è così un grande frutto,
allora, dissipando la macchia dell’egoismo
con la retta consapevolezza,
darebbero
alle persone nobili,
un dono che porta dei grande frutti.
Avendo dato del cibo
in offerta
a coloro degni di offerte,
i numerosi donatori,
quando lasceranno,
lo stato umano,
andranno
nei reami celesti.
E, appena giunti
in quei reami,
godranno,
dei piaceri dei sensi.
Essendo stati altruisti,
parteciperanno ai risultati
della condivisione.— Iti 26

Donare a tempo debito

Alla giusta stagione donano–
coloro che hanno la conoscenza,
ricettivi, esenti da avarizia.
Avendo donato nella buona stagione,
ispirati dalle Nobili Persone
–saggi, Equanimi–
la loro offerta riporta l’abbondanza.
Quelli che si rallegrano di questo dono
o portano assistenza,
hanno anche una parte di merito
e l’offerta non è diminuita.
Così, di una mente senza esitazione,
si dovrebbe dare dove il dono porta grande frutto.
Il merito è ciò che stabilisce
gli esseri viventi nella prossima vita. — AN 5.36

Per raccogliere i frutti migliori a chi dobbiamo donare?

E la persona virtuosa ha abbandonato cinque fattori ed è dotata di cinque.
“Quali cinque ha abbandonato? Ha abbandonato il desiderio sensuale… la cattiva volontà… la pigrizia e il torpore… l’inquietudine e l’ansietà… il dubbio. Questi sono i cinque fattori che ha abbandonato. E di quale cinque si è dotata? È dotata dell’aggregato di virtù … dell’aggregato di concentrazione … dell’aggregato di conoscenza… dell’aggregato di liberazione … dell’aggregato della conoscenza e della visione della liberazione.
Questi sono i cinque fattori di cui si è dotata.— AN 3.57

Molti frutti

“È possibile, Siha. Colui che dona, è spesso caro ed apprezzato dalle persone. Siccome si è generosi o cari ed apprezzati dalle persone: questo è un frutto della generosità visibile in questa vita.
“Ed ancora, le buone persone, le persone intemerate, ammirano colui che dona. Siccome le buone persone, le persone intemerate, ammirano colui che dona: questo perciò è un frutto della generosità visibilei n questa vita.
“Ed ancora, la buona reputazione di colui che dona, si diffonde dappertutto. Siccome la buona reputazione di colui che dona si diffonde dappertutto: questo è un frutto della generosità visibile in questa vita.
“Ed ancora, quando colui che dona si avvicina ad un’assemblea di persone – nobili guerrieri, bramani, capifamiglia o asceti – lo fa con fiducia e senza disagio. Siccome quando colui che dona si avvicina ad un’assemblea di persone – nobile guerrieri, bramani, capifamiglia o asceti- lo fa con fiducia e senza disagio: questo è un frutto della generosità visibile nel qui ed ora.
“Ed ancora, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, colui che dona rinasce in una buona destinazione, nel mondo celeste. Siccome alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, colui che dona rinasce in una buona destinazione, nel mondo celeste: questo è un frutto della generosità nella vita futura.”
Detto questo, il generale Siha disse al Beato: “Questi quattro frutti della generosità visibile in questa vita che il Beato mi mostra, non è vero che li seguo solamente per fede nel Beato, ma perchè li conosco. Sono uno che dona, caro ed apprezzato spesso dalle persone. Sono uno che dona e le buone persone, le persone intemerate mi ammirano. Sono uno che dona e la mia buona reputazione si diffonde dappertutto: ‘Siha è generoso, fa molte offerte, un donatore del Sangha’. Sono uno che dona e quando mi avvicino ad un’assemblea di persone – nobile guerrieri, bramani, capifamiglia o asceti – lo faccio con fiducia e senza disagio.
“Ma quando il Beato mi ha detto: ‘Alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, ui che dona rinasce in una buona destinazione, nel mondo celeste’, questo non lo so. È là che pongo la mia fede nel Beato.”
“Sì, Siha, è così. Alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, colui che dona rinasce in una buona destinazione,
nel mondo celeste”.— AN 5.34

Molti motivi, molti frutti

“Sariputta, quando una persona fa un dono ricercando il proprio profitto, con una mente attaccata [alla ricompensa], pensando: ‘Approfitterò di questo dopo la morte.’ Quindi fa il suo dono – cibo, bevande, vestiti, un veicolo; una ghirlanda, un profumo e dell’unguento; un riparo ed una lampada – ad un bramano o ad un asceta. Che cosa pensi, Sariputta? Una persona potrebbe fare un dono come questo”?
“Sì, signore.”
Avendo fatto questo dono ricercando il proprio profitto – con una mente attaccata [alla ricompensa], pensando: ‘Approfitterò di questo dopo la morte’– alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinasce in compagnia dei Quattro Grandi Re. Allora, dopo aver esaurito quest’azione, questo potere, questo stato, questa sovranità, rinasce spirito per ritornare in questo mondo.
“Quando una persona fa un dono senza ricercare il proprio profitto, con una mente attaccata [alla ricompensa], senza pensare: ‘Approfitterò di questo dopo la morte.’ Ma fa un dono pensando: ‘Donare è bene.’ Quindi fa il suo dono – cibo, bevande, vestiti, un veicolo; una ghirlanda, un profumo e dell’unguento; un riparo ed una lampada – ad un bramano o ad un asceta. Che cosa pensi, Sariputta? Una persona potrebbe fare un dono come questo”?
“Sì, signore.”
Avendo fatto questo dono pensando: ‘Donare è bene’, alla dissoluzione, dopo la morte, rinasce in compagnia dei Trentatré Deva. Allora, dopo aver esaurito quest’azione, questo potere, questo stato, questa sovranità, rinasce spirito per ritornare in questo mondo.
“O, al posto di pensare, ‘Donare è bene’, fa un dono pensando: ‘Questo fu dato in passato, fatto in passato da mio padre e da mio nonno. Non sarebbe corretto da parte mia lasciare questa antica tradizione familiare’… alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinasce in compagnia dei Deva delle Ore. Allora, dopo aver esaurito quest’azione, questo potere, questo stato, questa sovranità, rinasce spirito per ritornare in questo mondo.
“Oppure… fa un dono pensando: ‘Sono ricco. Quelli non lo sono. Non sarebbe corretto da parte mia, essendo ricco, di non fare un dono a quelli che non lo sono… alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinasce in compagnia dei Deva sazi. Allora, dopo aver esaurito quest’azione, questo potere, questo stato, questa sovranità, rinasce spirito per ritornare in questo mondo.
“Oppure… fa un dono pensando: ‘Come ci furono i grandi sacrifici dei saggi del passato – Attaqua, Vamaka, Vamadeva, Vessamitta, Yamataggi, Angirasa, Bharadvaja, Vasettha, Kassapa, e Bhagu – allo stesso modo questa sarà la mia distribuzione dei doni’… alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinasce in compagnia dei deva che partecipano alla creazione. Allora, dopo aver esaurito quest’azione, questo potere, questo stato, questa sovranità, rinasce spirito per ritornare in questo mondo.
“Oppure… fa un dono pensando: ‘Questo mio dono rende la mente serena. Soddisfazione e gioia sorgono’… alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinasce in compagnia dei deva che hanno potere sulle creazioni degli altri. Allora, dopo aver esaurito quest’azione, questo potere, questo stato, questa sovranità, rinasce spirito per ritornare in questo mondo.
“Oppure senza pensare: ‘Questo mio dono rende la mente serena. Soddisfazione e gioia sorgono’, fa un dono pensando: ‘Questo è un ornamento per la mente, un sostegno per la mente’. Quindi fa il suo dono – cibo, bevande, vestiti, un veicolo; una ghirlanda, un profumo e dell’unguento; un riparo ed una lampada – ad un bramano o ad un asceta. Che cosa pensi, Sariputta? Una persona potrebbe fare un dono come questo”?
“Sì, signore.”
Avendo donato, senza ricercare il proprio profitto, senza avere la mente attaccata [alla ricompensa], senza pensare: ‘Approfitterò di questo dopo la morte’ –
–né pensando : ‘Dare è bene’,
–né pensando: ‘ Questo fu dato in passato, fatto in passato da mio padre e da mio nonno. Non sarebbe corretto da parte mia lasciare questa antica tradizione familiare’
–né pensando: ‘Sono ricco. Quelli non lo sono. Non sarebbe corretto da parte mia, essendo ricco, di non fare un dono a quelli che non lo sono.’né pensando: ‘Come ci furono i grandi sacrifici dei saggi del passato – Attaqua, Vamaka, Vamadeva, Vessamitta, Yamataggi, Angirasa, Bharadvaja, Vasettha, Kassapa, e Bhagu – allo stesso modo questa sarà la mia distribuzione dei doni’
–né pensando: ‘Questo mio dono rende la mente serena. Soddisfazione e gioia sorgono’
–ma pensando: ‘Questo è un ornamento per la mente, un sostegno per la mente’– alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, rinasce in compagnia del seguito di Brahma. Allora, dopo aver esaurito quest’azione, questo potere, questo stato, questa sovranità non ritorna in questo mondo.
“Questa, Sariputta, è la causa, questa è la ragione per la cui una persona fa un dono di un certo tipo e questo dono non porta grande frutto né grande beneficio, mentre un’altra persona fa un dono dello stesso tipo e porta grande frutto e grande beneficio.” — AN 7.49

Un dono di Dhamma è il migliore fra tutti i doni.