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AN 6.54: Dhammika Sutta – Dhammika

(estratto)

(…)

In tempi antichi, quando i mercanti marittimi prendevano il mare con le navi, portavano con loro un uccello per avvistare la terra. Quando la nave era fuori dalla vista della terra, liberavano l’uccello; ed esso volava verso est e verso ovest, verso nord e verso sud, verso l’alto e ovunque. E se l’uccello non avvistava la terra, tornava alla nave; ma se l’uccello avvistava la terra nelle vicinanze, si allontanava.
(…)

C’era una volta un fico reale chiamato Forte Albero, appartenente al re Koravya, i cui cinque rami protesi fornivano un’ombra fresca e piacevole. La sua circonferenza si estendeva per cento miglia e le sue radici si estendevano per quaranta miglia. E i frutti di quell’albero erano davvero grandi: grandi come ceste da raccolto, tali erano i suoi frutti succulenti e puri come il miele delle api.
Una parte era goduta dal re, insieme alle sue mogli; una parte era goduta dall’esercito; una parte era goduta dalla gente della città e del villaggio; una parte era goduta dai brahmani e dagli asceti; e una parte era goduta dalle bestie e dagli uccelli. 
Nessuno custodiva i frutti di quell’albero reale e nessuno si faceva del male per i suoi frutti.
Ma poi arrivò un uomo che si nutrì di tutti i frutti di Forte Albero, ne staccò un ramo e continuò a camminare per la sua strada. E il deva che dimorava nel Forte Albero pensò tra sé: “E’ sorprendente, davvero sorprendente, che un uomo così malvagio abbia il coraggio di mangiare tutti i frutti che vuole del Forte Albero, spezzare un ramo e poi andarsene per la sua strada! E se in futuro Forte Albero non portasse più frutti?” E così il fico reale Forte Albero non diede più frutti.

Allora il re Koravya si recò alla dimora di Sakka, re dei deva, e disse: “Sicuramente saprai, signore, che Forte Albero, il fico reale, non dà più frutti?” E allora Sakka fece una creazione magica di tale grandezza che un vento possente e la pioggia scesero e abbatterono il fico reale Forte Albero, sradicandolo completamente. E allora il deva che dimorava nel Forte Albero si addolorò, si lamentò e si mise a piangere con il volto pieno di lacrime.

Allora Sakka, re dei deva, si avvicinò al deva e, avvicinatosi, disse: “Perché, deva, ti affliggi e ti lamenti e stai con il volto pieno di lacrime?” “E’ perché, signore, un vento potente e la pioggia sono arrivati e hanno rovesciato la mia dimora, sradicandola completamente.”
“E tu, deva, stavi sostenendo il dhamma degli alberi quando questo è successo?” “Ma in che modo, signore, un albero sostiene il dhamma degli alberi?”

“Così, deva: I tagliatori di radici prendono la radice dell’albero; i tagliatori di corteccia prendono la corteccia; i raccoglitori di foglie prendono le foglie; i raccoglitori di fiori prendono i fiori; i raccoglitori di frutta prendono i frutti – e nessuna di queste è una ragione sufficiente perché un deva pensi solo a se stesso o diventi triste. In questo modo, deva, un albero sostiene il dhamma degli alberi.”

“Allora, signore, non stavo sostenendo il dhamma degli alberi quando il potente vento e la pioggia arrivarono e rovesciarono la mia dimora, sradicandola completamente.” “Se tu, deva, sostenessi il dhamma degli alberi, forse la tua dimora potrebbe essere come era prima.” “Certo, signore, sosterrò il dhamma degli alberi! Possa la mia dimora essere come era prima!”

E allora Sakka, re dei deva, fece una creazione magica di tale grandezza che un vento possente e la pioggia scesero e sollevarono il fico reale Forte Albero, e le sue radici guarirono completamente.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Andrew Olendzki, © 2005. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.