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AN 6.14: Bhaddaka Sutta – Una buona morte

Lì Sāriputta si rivolse ai monaci: “Venerabili, monaci!”
“Venerabile.” – risposero. Sāriputta così disse:
“Un monaco vive la vita in modo da non avere una buona morte. E in che modo vive la vita per non avere una buona morte?
Per esempio un monaco che ama il lavoro, le chiacchiere, il sonno, la compagnia, l’intimità e la proliferazione. Ama queste cose e gli piace assaporarle. Un monaco che vive la vita in questo modo non ha una buona morte. Costui è chiamato un monaco che gode della propria identità, che non ha rinunciato all’identità per porre fine alla sofferenza.

Un monaco vive la vita per avere una buona morte. E in che modo vive la vita per avere una buona morte?
Per esempio un monaco non ama il lavoro, le chiacchiere, il sonno, la compagnia, l’intimità e la proliferazione. Non ama queste cose e gli piace non assaporarle. Un monaco che vive la vita in questo modo ha una buona morte.
Costui è chiamato un monaco che gioisce nell’estinzione, che ha rinunciato all’identità per porre fine alla sofferenza.

Una bestia che ama proliferare,
che gode della proliferazione,
non riesce a vincere l’estinzione,
il santuario supremo.

Ma chi rinuncia alla proliferazione,
godendo dello stato di non proliferazione,
vince l’estinzione,
il santuario supremo.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato, 2018. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.