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AN 3.90: Dutiyasikkhattaya Sutta – Tre pratiche (2)

“Ci sono questi tre pratiche. Quali tre? La pratica alla virtù superiore, la pratica alla mente superiore, la pratica alla conoscenza superiore.

E qual è la pratica alla virtù superiore? Quando un monaco è virtuoso; egli dimora controllato secondo il Patimokkha, perfetto nel comportamento e nella sfera delle attività. Pratica, dopo aver seguito le regole della pratica, vedendo il pericolo in ogni errore. Questa è chiamata la pratica alla virtù superiore.

E qual è la pratica alla mente superiore? Quando un monaco – distaccato dalla sensualità, distaccato dalle nocive qualità mentali – entra e dimora nel primo jhana: estasi e gioia nate dal distacco, accompagnate dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; (ii) dopo l’acquietarsi dell’idea razionale e del pensiero discorsivo, entra e dimora nel secondo jhana: estasi e gioia nate dalla concentrazione, libero dall’idea razionale e dal pensiero discorsivo; (iii) dopo lo svanire dell’estasi dimora nell’equanimità, mentalmente presente e chiaramente consapevole, fisicamente sensibile al piacere. Entra e dimora nel terzo jhana del quale i Nobili dichiarano: ‘Felice colui che dimora nell’Equanimità.’ (iv) con l’abbandono del piacere e del dolore – con l’anteriore scomparsa di gioia ed angoscia – entra e dimora nel quarto jhana: purezza dell’equanimità e della presenza mentale, al di là del piacere e del dolore.
Questa è chiamata la pratica alla mente superiore.

E qual è la pratica alla conoscenza superiore? Quando un monaco, attraverso la fine delle fermentazioni mentali, entra e dimora nella libera consapevolezza e conoscenza senza fermentazione, dopo averle conosciute e rese manifeste per se stesso nel qui e ora. Questa è chiamata la pratica alla conoscenza superiore.

Queste sono le tre pratiche.
Virtù superiore,
mente superiore, conoscenza superiore:
durature,
salde,
risolute,
immerse nei jhana,
consapevoli,
con facoltà custodite
dovete praticarle –
prima e dopo;
su e giù;
giorno e notte;
notte e giorno;
conquistando tutte le direzioni
con infinita concentrazione.
Questa è chiamata la pratica per esercitarsi,
così come il retto stile di vita.
[Praticandola,] sarai colui da solo risvegliato,
illuminato,
colui che ha intrapreso il sentiero fino alla meta.
Con la cessazione della coscienza sensoriale
di colui libero dalla brama,
la liberazione della consapevolezza di chi è libero dalla brama,
è come l’estinzione di una fiamma.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu © 1998. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.