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SN 48.58: Sūkarakhata Sutta – La grotta del cinghiale

Un tempo il Buddha soggiornava presso Rājagaha, sulla montagna del Picco dell’Avvoltoio, nella Grotta del Cinghiale. Allora il Buddha disse al venerabile Sāriputta:
“Sāriputta, in considerazione di quale beneficio un monaco, senza influssi impuri, mentre è ancora in vita, continua a mostrare la massima devozione per il Tathagata o per i suoi insegnamenti?”
“Signore, è in considerazione del supremo rifugio che un monaco, senza influssi impuri, mentre è ancora in vita, continua a mostrare la massima devozione per il Tathagata o per i suoi insegnamenti.”
“Bene, Sāriputta! Perché è in considerazione del supremo rifugio che un monaco, senza influssi impuri, mentre è ancora in vita, continua a mostrare la massima devozione per il Tathagata o per i suoi insegnamenti.
E qual è questo supremo rifugio?”
“È quando un monaco, senza influssi impuri, sviluppa la facoltà della fede, dell’energia, della consapevolezza, della concentrazione e della saggezza che conducono alla pace e al risveglio. È considerando questo supremo rifugio che un monaco, senza influssi impuri, mentre è ancora in vita, continua a mostrare la massima devozione per il Tathagata o per i suoi insegnamenti.”
“Bene, Sāriputta! Perché questo è quel supremo rifugio.
E qual è la massima devozione che un monaco, senza influssi impuri, mentre è ancora in vita, continua a mostrare verso il Tathagata o i suoi insegnamenti?”
“È quando un monaco, che ha distrutto ogni influsso impuro, mantiene il rispetto e la riverenza per il Maestro, il Dhamma, il Saṅgha, la pratica e la concentrazione. Questa è la massima devozione.”
“Bene, Sāriputta! Perché questa è la massima devozione che un monaco, senza influssi impuri, mentre è ancora in vita, continua a mostrare nei confronti del Tathagata o dei suoi insegnamenti.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato, 2018. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.