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SN 35.91: Dutiyaejā Sutta – Inquietudine (2)

“Monaci, l’inquietudine è una malattia, l’inquietudine è un male, l’inquietudine è un dardo. Ecco perché il Buddha vive quieto, con il dardo estratto.
Ora, un monaco potrebbe desiderare: “Che io possa vivere quieto, con il dardo estratto.”

Quindi non vi identificate con l’occhio, non vi identificate nell’occhio, non vi identificate dall’occhio, non vi identificate: ‘L’occhio è mio’. Non vi identificate con la vista … con la coscienza visiva … con il contatto visivo … non vi identificate con la sensazione piacevole, dolorosa o neutra che sorge condizionata dal contatto visivo. Non vi identificate in quella, non vi identificate da quella, e non vi identificate: ‘Quella è mia’. Perché qualsiasi realtà in cui vi identificate, qualsiasi realtà che identificate come ‘mia’: quella diventa qualcos’altro. Il mondo ha attaccamento all’essere, prova piacere solo nell’essere, eppure diventa qualcos’altro.

Non vi identificate con l’orecchio … con il naso … con la lingua … con il corpo … con la mente … con la coscienza mentale … con il contatto mentale … con la sensazione piacevole, dolorosa o neutra che nasce condizionata dal contatto mentale. Non vi identificate in quella, … diventa qualcos’altro.

Per quanto gli aggregati, gli elementi e i campi di senso si estendono, non si identificano con quello, non si identificano in quello, non si identificano come quello e non si identificano: ‘Quello è mio’.
Non identificandosi, non si ha attaccamento al mondo. Senza attaccamento, non vi è inquietudine. Senza inquietudine, si raggiunge il Nibbana.
Si comprende: ‘La rinascita è finita, la vita santa è stata compiuta, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, non ci saranno future esistenze.’”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato, 2018. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.