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Uv 18: Puṣpavarga – Fiori

Chi conquisterà questa terra, il mondo di Yama e così anche il mondo con i suoi deva?
Chi esaminerà abilmente il passo del Dharma, ben esposto, come si coglie un fiore?

Il discepolo con la pratica (śaikṣa) conquisterà questa terra, il mondo di Yama e così anche il mondo con i suoi deva.
Egli infatti esaminerà abilmente il passo del Dharma, ben esposto, come si coglie un fiore.

Tagliate la foresta (delle passioni), non solo l’albero; dalla foresta infatti nasce la paura.
Avendo tagliato la foresta insieme alle radici, siate liberati, monaci (nirvāṇa).

Finché la foresta (dei legami affettivi) non è tagliata, fosse anche solo in minima parte, un uomo è legato ai parenti.
Con la mente legata è come un vitello legato alla madre che dà latte.

Recidi l’attaccamento verso te stesso, come si recide un fiore di loto autunnale dall’acqua.
Segui solo il sentiero della pace, il Nirvāṇa insegnato dal Sugata (il Buddha).

Come un fiore può essere bello e colorato ma senza profumo,
così le parole ben dette sono senza frutto per chi non le mette in pratica.

Come un fiore può essere bello, colorato e profumato,
così le parole ben dette portano frutto per chi le mette in pratica.

Come un’ape raccoglie il nettare da un fiore senza danneggiarne colore e profumo,
così il saggio dovrebbe muoversi tra il villaggio (senza esserne contaminato).

Non (osservare) i difetti degli altri, non ciò che gli altri hanno fatto o non fatto.
Si dovrebbe esaminare ciò che si è fatto e non fatto.

Come da un mucchio di fiori si possono fare molte ghirlande,
così, essendo nati mortali, si dovrebbe compiere molto bene.

Come in autunno il fiore di Vangueria si schiude durante le piogge,
così, monaci, liberatevi dall’attaccamento e dall’avversione.

Come su un mucchio di immondizia gettato lungo una grande strada,
potrebbe crescere un loto, puro, profumato e incantevole.

Allo stesso modo, in mezzo a questa gente comune, immersa nell’oscurità e nei rifiuti mentali,
risplendono con la saggezza i discepoli del Perfettamente Risvegliato.

La morte porta via un uomo dalla mente distratta che raccoglie solo fiori (piaceri),
come una grande piena travolge un villaggio addormentato.

… un uomo (dalla mente distratta).
La morte porta via come una grande piena un villaggio addormentato.

La morte prende sotto il suo controllo un uomo dalla mente distratta che raccoglie solo fiori,
insoddisfatto nei desideri sensuali.

La morte prende sotto il suo controllo un uomo dalla mente distratta che raccoglie solo fiori,
mentre i godimenti (veri) non sono ancora sorti (per lui).

Avendo riconosciuto questo corpo come un vaso (fragile),
e avendo compreso la sua natura illusoria,
recidendo i fiori di Māra (le tentazioni),
si raggiunge l’invisibile regno del re della morte (la liberazione).

Avendo riconosciuto questo corpo come schiuma,
e avendo compreso la sua natura illusoria,
recidendo i fiori di Māra,
si raggiunge l’invisibile regno del re della morte.

Colui che non ha trovato l’essenza negli esseri (o negli stati d’esistenza),
avendo compreso (che è effimera) come il fiore del fico (udumbara),
quel monaco abbandona questa riva (del saṃsāra),
come un serpente abbandona la sua vecchia pelle.

Colui che recide completamente l’attaccamento,
immergendosi come per cogliere un fiore di loto acquatico,
quel monaco abbandona questa riva,
come un serpente abbandona la sua vecchia pelle.

Colui che recide completamente l’avversione,
… (come sopra) …

Colui che recide completamente l’illusione,
… (come sopra) …

Colui che recide completamente l’orgoglio,
… (come sopra) …

Colui che recide completamente l’avarizia,
… (come sopra) …

Colui che recide completamente la brama (tṛṣṇā),
immergendosi come per cogliere un fiore di loto acquatico,
quel monaco abbandona questa riva,
come un serpente abbandona la sua vecchia pelle.

(Fine del capitolo sui fiori, Puṣpavargaḥ 18)

UdānavargaFranz Bernhard (1965). © Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License. Tradotto dal sanscrito con l’IA.

TestoUdānavarga