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Up 6.005: Upāyikā 6.005

A Sāvatthī

In quel tempo il Benedetto disse ai monaci: “Monaci, la forma è impermanente. Ciò che è impermanente è sofferenza. Ciò che è sofferenza è non-sé. Ciò che è non-sé dovrebbe essere visto con retta saggezza come ‘questo non è mio, questo non sono io, questo non è il mio sé’.

“Monaci, un nobile discepolo istruito che contempla in questo modo si disincanterà della forma e similmente si disincanterà della sensazione, della percezione, delle formazioni mentali e della coscienza. Chi si è disincantato, si libererà dal desiderio. Liberato dal desiderio, sarà liberato. Quando è liberato, sorge in lui la conoscenza e la visione della liberazione, e cioè: ‘La nascita è esaurita. La vita santa è vissuta. Ciò che doveva essere fatto è stato fatto. Non vi sarà altra esistenza oltre a questa’.” Così fu detto.

Tradotto in inglese dalla versione tibetana da Sāmaṇerī Dhammadinnā, pubblicato in ‘A Translation of the Quotations in Śamathadeva’s Abhidharmakośopāyikā-ṭīkā’, parallelo ai sutra cinesi del Saṁyukta-āgama 8, 9, 11, 12, 17 and 28’. Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, no. 11, pp. 63–96 (2012). New Taipei City: Dharma Drum Buddhist College. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

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