A Sāvatthī.
“Monaci, quali che siano le cause e quali che siano le condizioni per il sorgere della forma (o delle forme) corporea/e, queste sono semplicemente impermanenti. Come potrebbe la forma (o le forme) corporea/e, che sono sorte in dipendenza da cause e condizioni impermanenti, essere esse stesse permanente/i? Quali che siano le cause e quali che siano le condizioni per il sorgere della sensazione, della percezione, delle formazioni mentali e della coscienza, queste sono semplicemente impermanenti. Come potrebbe la coscienza, che è sorta in dipendenza da cause e condizioni impermanenti, essere permanente?
“Monaci, la forma corporea, la sensazione, la percezione, le formazioni mentali e la coscienza sono impermanenti. Ciò che è impermanente, è dukkha. Ciò che è dukkha, quello è non-sé. Ciò che è non-sé dovrebbe essere visto con retta saggezza come ‘questo non sono io, questo non può essere afferrato come mio, questo non può essere afferrato come il mio stesso sé.’
“Monaci, un nobile discepolo istruito che contempla in questo modo proverà disincanto riguardo alla forma (o alle forme) corporea/e, e similmente proverà disincanto riguardo alla sensazione, alla percezione, alle formazioni mentali e alla coscienza. Quando avrà provato disincanto, sarà libero dal desiderio. Quando sarà libero dal desiderio, sarà liberato. Quando sarà liberato, sorgerà la conoscenza e la visione della completa liberazione, ovvero: ‘La nascita per me è stata estinta. La vita santa è stata compiuta. Ciò che doveva essere fatto è stato fatto. Un’esistenza diversa da questa presente non sarà più conosciuta da me.’” Così è stato detto.
Tradotto in inglese dalla versione tibetana da Sāmaṇerī Dhammadinnā, pubblicato in ‘A Translation of the Quotations in Śamathadeva’s Abhidharmakośopāyikā-ṭīkā’, parallelo ai sutra cinesi del Saṁyukta-āgama 8, 9, 11, 12, 17 and 28’. Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, no. 11, pp. 63–96 (2012). New Taipei City: Dharma Drum Buddhist College. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Sezione: Altri Sutta