A Sāvatthī.
Allora un certo monaco, uscito dalla seduta meditativa, si recò nel luogo dove dimorava il Beato; giunto in quel luogo, rese omaggio con la testa ai piedi del Beato e si sedette da parte. Seduto da parte, quel monaco pose al Beato questa domanda: “Sarebbe bene se il Beato mi insegnasse il Dharma con un discorso breve, in modo tale che, avendo ascoltato il Dharma sotto forma di discorso breve alla presenza del Beato, io possa ritirarmi a dimorare da solo, in solitudine, con una mente imperturbabile e libera dal desiderio, raccolto in meditazione. Una volta che mi sarò ritirato a dimorare da solo, in solitudine, con una mente imperturbabile e libera dal desiderio, raccolto in meditazione, Beato, mi mostri come realizzare lo scopo per il quale un figlio di buona famiglia si rade i capelli e la barba, indossa le vesti del Dharma e, con fede, rinuncia correttamente alla vita domestica per l’ascetismo, vivendo la vita santa insuperata, conoscendo in questa stessa vita, da sé stesso, che ciò che doveva essere realizzato è stato realizzato, che la conoscenza suprema è stata raggiunta, ovvero: ‘La nascita per me è stata estinta. La vita santa è stata compiuta. Ciò che doveva essere fatto è stato fatto. Un’esistenza diversa da questa presente non sarà più conosciuta da me’.” Quel monaco pose al Beato questa domanda, e il Beato rispose: “Bene, monaco, bene!” Il monaco replicò con queste parole: “Bene, bene!”
Il Beato chiese: “Monaco, parli così, chiedendo al Beato: ‘Beato, mi esponga il Dharma in forma breve, affinché dopo aver ascoltato il Dharma in forma breve alla presenza del Beato, io possa ritirarmi a dimorare da solo, in solitudine, con una mente imperturbabile e libera dal desiderio, raccolto in meditazione. Una volta che mi sarò ritirato a dimorare da solo, in solitudine, con una mente imperturbabile e libera dal desiderio, raccolto in meditazione, realizzerò lo scopo per il quale un figlio di buona famiglia si rade i capelli e la barba, indossa le vesti del Dharma e, con fede, rinuncia correttamente alla vita domestica per l’ascetismo, vivendo la vita santa insuperata, conoscendo in questa stessa vita, da sé stesso, che ciò che doveva essere realizzato è stato realizzato, che la conoscenza suprema è stata raggiunta, ovvero: “La nascita per me è stata estinta, la vita santa è stata compiuta, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, un’esistenza diversa da questa presente non sarà più conosciuta da me”?'” Il monaco rispose: “Sì, proprio così, venerabile signore.”
Il Beato disse al monaco: “Perciò, monaco, ascolta con attenzione e custodiscilo nella mente, e io spiegherò. Monaco, ciò che non sei tu deve essere abbandonato da te. Se abbandonerai una tale condizione, per lungo tempo vi sarà benessere, beneficio e felicità.” Allora il monaco disse al Beato: “Ho compreso, Beato, ho compreso, Sublime.”
Poi il Beato chiese al monaco: “Monaco, sei in grado di comprendere nei dettagli il significato dell’insegnamento che ho dato in breve?” Il monaco rispose: “Venerabile signore, la forma corporea non sono io: se abbandonerò una tale realtà, per lungo tempo vi sarà benessere, beneficio e felicità.”
“La sensazione, la percezione, le formazioni mentali, la coscienza certamente non sono ‘me’. Abbandonando tali cose, per lungo tempo vi sarà benessere, beneficio e felicità. Venerabile signore, in questo modo io comprendo nei dettagli il significato dell’insegnamento dato in breve dal Beato.”
“Bene, monaco, bene! È bene, monaco, che tu sia in grado di comprendere nei dettagli il significato dell’insegnamento che ho dato in breve. Qual è la ragione? Monaco, la forma corporea è non-sé. Devi abbandonare una tale realtà. Quando una tale realtà sarà abbandonata da te, per lungo tempo vi sarà benessere, beneficio e felicità. La sensazione, la percezione, le formazioni mentali, la coscienza sono non-sé. Devi abbandonare tali cose. Quando tali cose saranno abbandonate da te, per lungo tempo vi sarà benessere, beneficio e felicità.”
Allora, udendo ciò che il Beato aveva detto, quel monaco fu grandemente compiaciuto nella mente e, dopo aver reso omaggio con la testa ai piedi del Buddha, si allontanò dalla presenza del Beato.
Poi, dopo che il Beato ebbe istruito quel monaco con questo insegnamento in forma breve, quel monaco si ritirò a dimorare da solo, in solitudine, con una mente imperturbabile e libera dal desiderio, raccolto in meditazione. Mentre dimorava da solo, in solitudine, con una mente imperturbabile e libera dal desiderio, raccolto in meditazione, realizzò lo scopo per il quale un figlio di buona famiglia si rade i capelli e la barba, indossa le vesti del Dharma e, con fede, rinuncia correttamente alla vita domestica per l’ascetismo, vivendo la vita santa insuperata, conoscendo in questa stessa vita, da sé stesso, che ciò che doveva essere realizzato è stato realizzato, che la conoscenza suprema è stata raggiunta, ovvero: “La nascita per me è stata estinta, la vita santa è stata compiuta, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, un’esistenza diversa da questa presente non sarà più conosciuta da me”, quel venerabile divenne un arahant, dotato della liberazione della mente.
Tradotto in inglese dalla versione tibetana da Sāmaṇerī Dhammadinnā, pubblicato in ‘A Translation of the Quotations in Śamathadeva’s Abhidharmakośopāyikā-ṭīkā’, parallelo ai sutra cinesi del Saṁyukta-āgama 8, 9, 11, 12, 17 and 28’. Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, no. 11, pp. 63–96 (2012). New Taipei City: Dharma Drum Buddhist College. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Sezione: Altri Sutta