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Therigatha 5.1-12: Pañcakanipāta

Theri 5.1: Aññataratherīgāthā – Una monaca anonima (2)

Nei venticinque anni
da quando ho intrapreso l’ascetismo
Non ho trovato la pace mentale,
nemmeno per un attimo.

Non riuscendo a trovare la pace,
corrotta dal desiderio sensuale,
Ho pianto immensamente
così sono entrata in una dimora.

Ho incontrato una monaca
in cui avevo fede.
Mi ha insegnato il Dhamma:
gli aggregati, le basi sensoriali e gli elementi.
Quando ho ascoltato il suo insegnamento,
Mi sono ritirata in un posto solitario.

Conosco le mie vite passate;
la mia chiaroveggenza è purificata;
Capisco le menti degli altri;
la mia chiarudienza è purificata;

Ho realizzato i poteri psichici
e ho raggiunto la fine delle impurità.
Ho realizzato i sei tipi di conoscenza diretta,
e adempiuto alle istruzioni del Buddha.

Theri 5.2: Vimalātherīgāthā – Vimalā, l’ex prostituta

Inebriata dal mio attraente aspetto,
da fama e bellezza;
orgogliosa della gioventù
disprezzavo altre donne.

Dopo aver adornato ed ornato questo corpo
per ingannare sciocchi uomini,
stavo all’ingresso del bordello
come un cacciatore pronto con le sue trappole.

Mostravo la mia bellezza
e le mie parti intime.
Usavo la mia molteplice magia,
per deridere fortemente le persone.

Oggi, avvolta in un mantello,
con la mia testa rasata,
dopo la questua,
siedo ai piedi di un albero
e raggiungo lo stato dove non vi sono pensieri.

Tutte le catene – umane e divine – ho tagliato.
Avendo reciso ogni residuo,
rinnovata, ho raggiunto la Liberazione.

Theri 5.3: Sīhātherīgāthā – Sīhā

Per un’attenzione impropria,
Ero tormentata dal desiderio dei piaceri dei sensi.
Ero inquieta in passato,
senza controllo sulla mia mente.

Sconfitta dagli influssi impuri,
inseguendo le percezioni del bello,
non ho ottenuto la pace della mente.

Sotto l’influenza di pensieri bramosi,
magra, pallida ed esangue,
per sette anni ho errato,
colma di dolore,
non trovando la felicità né di giorno né di notte.

Con una corda
mi sono recata nella fitta foresta, pensando:
“È meglio impiccarmi
piuttosto che tornare a una vita inferiore.” 

Fatto un forte cappio
l’ho legato al ramo di un albero.
L’ho posto intorno al collo,
la mia mente è stata liberata.

Theri 5.4: Sundarīnandātherīgāthā – Sundarīnandā

Malato, disgustoso, sporco:
contempla, Nanda, questo corpo.

Contemplando ciò che è ripugnante,
sviluppa la tua mente,
e rendila ben concentrata.
Com’è questo [tuo corpo], così gli altri.

Come gli altri, così è questo.
Esso emana un nauseabondo fetore,
delizia degli stolti.”

Dopo aver così considerato,
instancabile, giorno e notte,
infine, tramite la mia conoscenza
l’ho analizzato,
ed ho avuto la visione.

E così, con presenza mentale,
l’ho esaminato attentamente,
questo corpo — come è realmente —
internamente ed esternamente.
Quindi con disincanto e priva di desiderio
da lui mi sono allontanata
Vigile, distaccata,
serena.
Liberata.

Theri 5.5: Nanduttarātherīgāthā – Nanduttarā

In passato ho adorato la sacra fiamma,
la luna, il sole e gli dei.
Giunta a un guado di un fiume,
Mi sono tuffata in acqua.

Ho preso i voti,
Mi sono rasata la testa.
Ho preparato un giaciglio,
digiunando per tutta la notte.

Amavo i miei ornamenti e i mie abbellimenti;
con bagni e massaggi d’olio,
Ho assecondato questo corpo
tormentato dal desiderio di piaceri sensuali.

Ma poi ho avuto fede
ed ho intrapreso la vita ascetica.
Vedendo realmente il corpo,
il desiderio dei piaceri sensuali è stato sradicato.

Tutte le rinascite sono terminate,
desideri e aspirazioni anche.
Distrutto ogni attaccamento,
Ho raggiunto la pace della mente.

Theri 5.6: Mittākāḷītherīgāthā – Mittākāḷī

Dopo aver intrapreso con fede
l’ascetismo
erravo da un luogo ad un altro
avida di guadagni e di offerte
Avendo smarrito la suprema meta
ho perseguito una minore.

Sotto l’influenza di influssi impuri
ho abbandonato la meta
della vita santa.
Poi, seduta nella mia dimora,
improvvisamente ho compreso:
“Sto seguendo un miserabile sentiero.

Sono sotto l’influenza
della brama.”
– Vicina al nulla, la mia vita –
sarà annientata
dalla malattia e dalla vecchiaia.

Prima della dissoluzione del corpo
Non ho tempo
per la negligenza.

Avendo avuto la visione, come realmente è,
la nascita e la scomparsa degli aggregati
la mia mente venne liberata
e il Risveglio
raggiunto.

Theri 5.7: Sakulātherīgāthā – Sakulā

Quando vivevo a casa
Ho sentito l’insegnamento di un monaco.
Ho compreso il puro Dhamma,
l’estinzione, lo stato imperituro.

Lasciando mio figlio e mia figlia,
le mie ricchezze e il mio grano,
Ho tagliato i capelli
ed intrapreso il sentiero dell’ascetismo.

Come monaca novizia,
Ho sviluppato il sentiero diretto.
Ho rinunciato alla brama e all’odio,
insieme alle relative impurità.

Quando fui pienamente ordinata monaca,
Ho ricordato le mie vite passate
e purificato la mia chiaroveggenza,
immacolata e completamente sviluppata.

Le condizioni nascono da cause, che si dissolvono;
dopo averli compresi come altri,
Ho abbandonato tutte le impurità,
Sono estinta e spenta.

Theri 5.8: Soṇātherīgāthā – Soṇā

Dieci bambini ho partorito
da questo corpo.
Ormai debole e vecchia
sono andata da una monaca
Costei mi insegnò il Dhamma:
gli aggregati, le sfere dei sensi e gli elementi.

Dopo il suo insegnamento,
ho rasato i capelli e preso il noviziato.

Avendo purificato l’occhio divino
mentre ero ancora una novizia,
ho conosciuto le mie vite passate,
dove vivevo in tempi lontani.

Sviluppando i vari stadi di meditazione ,
mentalmente presente,
– ho ottenuto la liberazione –
priva di attaccamento e totalmente liberata.

I cinque aggregati, oramai compresi,
sono come un albero con le radici tagliate.
Sputo sulla vecchiaia.
Non ci saranno ulteriori rinascite.

Theri 5.9: Bhaddākuṇḍalakesātherīgāthā – Bhaddā Kuṇḍalakesā

Vestita con una sola pezza di stoffa io prima erravo,
con la testa rasata, coperta di polvere,
credendo di peccare nel peccato,
mentre nel vero peccato non scorgevo peccati.

In pieno giorno,
mi recai sul Picco dell’Avvoltoio
e vidi il Buddha immacolato
venerato dall’Ordine dei Monaci.

Quindi con le mani giunte (añjali)
umilmente, mi prostrai.
“Vieni, Bhadda,” mi disse:
e così fui ordinata.

Senza beni, ho viaggiato per 50 anni
nelle terre degli Anga, dei Magadha e dei Vajji,
a Kasi e nel Kosala,
vivendo di elemosine.

Quel seguace laico — uomo saggio —
grandi meriti ha acquisito!
Chi diede la tonaca a Bhadda
ormai libera da ogni vincolo.

Theri 5.10: Paṭācārātherīgāthā – Paṭācārā

[Pensai:]
“Arando la terra con gli aratri,
spargendo i semi nel suolo,
nutrendo le mogli e i figli,
i giovani trovano ricchezza.

Allora perché io,
dotata di virtù,
Mettendo in pratica l’insegnamento del Maestro,
Non raggiungo il Nibbana?
Non sono né pigra né orgogliosa.”

Per lavarmi i piedi, ho preso
dell’acqua.

Così osservando il suo fluire
dall’alto
in basso,
la mia mente si calmò
come un nobile destriero addomesticato.

Quindi dopo aver preso la lanterna, entrai nella mia dimora,
sedendomi sul mio giaciglio.
Prendendo uno spillo, spensi lo stoppino:
come andava spegnendosi la fiamma
così la liberazione
sopraggiunse.

Theri 5.11: Tiṃsamattātherīgāthā – Le trenta discepole di Patacara

[Pensò Patacara:]
“Col pestello,
gli uomini macinano il grano.
Per mantenere mogli e figli,
accumulano ricchezza.
La dottrina del Risvegliato,
che, compiuta,
ti recherà piacere.
La calma attenzione,
è lo scopo della dottrina del Risvegliato.
Velocemente:
dopo aver lavato i piedi,
andate a sedervi accanto.”

Ascoltando queste parole,
l’insegnamento di Patacara,
si lavano i piedi
e siedono da parte.

La calma attenzione,
è lo scopo della dottrina del Risvegliato.
Nella prima veglia notturna,
rivedono le precedenti esistenze.

In quella di mezzo,
l’occhio puro divino.
Nell’ultima,
distruggono l’intera oscurità.

Dopo essersi alzate, si prostrano ai suoi piedi.
“Abbiamo seguito il tuo insegnamento,
come i Trentatré deva onorano Indra,
invitti in battaglia,
noi – donne con la triplice conoscenza,
libere da influssi impuri –
continueremo ad onorarti.

Theri 5.12: Candātherīgāthā – Candā

Prima, ho vissuto tempi bui:
senza marito, senza figli,
senza parenti, senza amici,
senza un lavoro per avere cibo e vestiti.

Così, con un bastone ed una ciotola,
elemosinavo di casa in casa,
esposta al caldo ed la freddo,
nomade per sette lunghi anni.

Poi vedendo una monaca
ricevere cibo e bevande,
mi sono avvicinata a lei e le ho chiesto:
“Lasciami intraprendere il sentiero di pratica.”

Così, Patacara, per compassione,
acconsentì;
poi mi esortò
a raggiungere la suprema meta.

Ascoltando le sue parole,
ho seguito i suoi insegnamenti.
I suoi sforzi non furono vani.
Sono una donna che possiede la triplice conoscenza,
libera da ogni influsso impuro.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato e Jessica Walton, 2019. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.