Skip to content

Theragatha 3.1-16: Paṭhama Vagga

Thera 3.1: Aṅgaṇikabhāradvājattheragāthā – Aṅgaṇikabhāradvāja

Cercando la purezza nel modo sbagliato
ho servito il sacro fuoco in un bosco.
Non conoscendo la via della purezza,
mortificavo la mia carne in cerca dell’immortalità.

Ho ottenuto questa felicità tramite la felicità:
con il sommo insegnamento!
Ho raggiunto le tre conoscenze
e adempiuto al Dhamma del Buddha.

In passato adoravo Brahmā,
ma ora sono davvero un bramano!
Sono maestro delle tre conoscenze, purificato,
sono uno studioso e un maestro della conoscenza.

Thera 3.2: Paccayattheragāthā – Paccaya

Ho intrapreso l’ascetismo cinque giorni fa,
un novizio, con il desiderio non dissolto.
Sono entrato nella mia dimora
e mentalmente risoluto:

“Non mangerò; Non berrò;
non lascerò la mia dimora;
né mi sdraierò sul fianco –
non fino a quando il dardo del desiderio non sarà estratto.”

Osserva la mia energia e il mio vigore
mentre medito!
Ho raggiunto le tre conoscenze
e adempiuto al Dhamma del Buddha.

Thera 3.3: Bākulattheragāthā – Bākula

Chi vuole agire
dopo aver agito
ha perso l’origine della felicità,
ed è tormentato dai rimpianti.

Devi solo dire cosa farai;
non devi dire ciò che non farai.
Il saggio riconosce
chi parla senza agire.

Oh! Il Nibbana è vera beatitudine
come insegnato dal Buddha perfettamente risvegliato:
senza dolore, puro, sicuro,
dove non esiste sofferenza.

Thera 3.4: Dhaniyattheragāthā – Dhaniya

Se desideri vivere felice,
durante la vita ascetica,
non disprezzare le vesti del Saṅgha,
o il cibo e le bevande.

Se desideri vivere felice,
durante la vita ascetica,
resta negli alloggi del Saṅgha
come un serpente che usa la tana di un topo.

Se desideri vivere felice,
durante la vita ascetica,
sviluppa quest’unica qualità:
accontentati di tutto ciò che ti viene offerto.

Thera 3.5: Mātaṅgaputtattheragāthā – Mātaṅgaputta

Fa troppo freddo,
fa troppo caldo,
è troppo tardi, ormai è sera –
le persone che parlano in questo modo,
si sottraggono dal loro lavoro:
il tempo gli scivola addosso.

Chi tiene conto del freddo e del caldo
compiendo i suoi doveri,
non come se fosse un filo d’erba,
non cadrà
nell’ozio.

Spavaldo
attraverserò erbe selvatiche –
gramigna,
canaria,
giunchi –
per coltivare
la solitudine.

Thera 3.6: Khujjasobhitattheragāthā – Khujjasobhita

“Uno di quei monaci che vivono a Pāṭaliputta …
oratori così brillanti e molto istruiti –
sta alla porta:
il vecchio, Khujjasobhita.

Uno di quei monaci che vivono a Pāṭaliputta …
oratori così brillanti e molto istruiti –
sta alla porta:
un vecchio, tremante nel vento.”

“Con una guerra ben combattuta, con un sacrificio ben fatto,
vincendo in battaglia;
vivendo la vita spirituale:
è così che si prospera nella felicità.”

Thera 3.7: Vāraṇattheragāthā – Vāraṇa

Chi tra gli uomini
danneggia altre creature:
quella persona fallirà
sia in questo mondo che nel prossimo.

Ma colui con una mente amorevole e
compassionevole per tutte le creature:
una persona così
acquista molto merito.

Bisogna seguire dei buoni consigli,
prestare attenzione agli asceti,
sedersi in luoghi solitari
e calmare la mente.

Thera 3.8: Vassikattheragāthā – Vassika

Le sue membra nodose
come una pianta di kala,
il suo corpo magro
coperto da vene,
conoscendo la moderazione
nel mangiare e nel bere:
l’uomo dal cuore intrepido.

Punto da zanzare
e tafani
nel bosco,
nella grande foresta,
come un elefante
a capo di una battaglia:
con presenza mentale
dovrebbe restare
saldo.

Uno solo è come Brahma,
due, come deva,
tre, un villaggio,
molti di più:
un frastuono.

Thera 3.9: Yasojattheragāthā – Yasoja

“Con le ginocchia nodose,
magre e venose,
mangia e beve poco –
lo spirito di questa persona è impavido.”

“Infestata da mosche e zanzare
in terre selvagge, la formidabile foresta,
si dovrebbe sopportare con presenza mentale,
come un elefante in testa alla battaglia.

Un monaco da solo è come il supremo Brahmā;
una coppia di monaci sono come deva;
tre sono come un villaggio;
più di tre sono marmaglia.”

Thera 3.10: Sāṭimattiyattheragāthā – Sāṭimattiya

In passato avevi fede
oggi nulla.
Ciò che è tuo è solo tuo
non ho fatto niente di sbagliato.

La fede è impermanente, volubile:
o almeno così ho compreso.
Le passioni aumentano e diminuiscono:
perché un saggio dovrebbe deperire per questo motivo?

Il pasto di un saggio è cotto
a poco a poco in questa famiglia o in quella.
Camminerò per l’elemosina,
perché le mie gambe sono forti.

Thera 3.11: Upālittheragāthā – Upāli

Chi ha intrapreso l’ascetismo,
che ha lasciato la propria casa per fede,
dovrebbe frequentare amici spirituali,
instancabili e puri nel sostentamento.

Chi ha intrapreso l’ascetismo,
che ha lasciato la propria casa per fede,
un monaco che dimora nel Saṅgha,
essendo saggio, pratica la disciplina monastica.

Chi ha intrapreso l’ascetismo,
che ha lasciato la propria casa per fede,
esperto in ciò che è retto e in ciò che non lo è,
erra senza distrazioni.

Thera 3.12: Uttarapālattheragāthā – Uttarapāla

Ero un sagace studioso,
competente a capire il significato.
I cinque tipi di stimoli sensuali nel mondo,
così effimeri, sono stati la mia rovina.

Avvolto dal dominio di Māra,
sono stato colpito da un potente dardo.
Ma sono riuscito a liberarmi
dalla trappola tesa dal Re della Morte.

Ho rinunciato a tutti i piaceri sensuali;
tutte le rinascite sono distrutte;
la trasmigrazione è terminata;
ora non ci sono più vite future.

Thera 3.13: Abhibhūtattheragāthā – Abhibhūta

Ascoltate, voi tutti,
qui riuniti.
Vi insegnerò il Dhamma:
Dolorosa è la nascita,
sempre.

Destatevi.
Praticate.
Applicatevi
agli insegnamenti del Risvegliato.
Disperdete l’esercito della Morte
come un elefante travolge
una capanna di bambù.

Colui che,
in questa dottrina e disciplina,
resta mentalmente presente,
abbandonando la nascita,
la continua trasmigrazione,
porrà fine
alla sofferenza e al dolore.

Thera 3.14: Gotamattheragāthā – Gotama (2)

Nel lungo errare
sono rinato nei vari inferni;
nel reame
degli spiriti famelici;
sono rinato molte volte, troppe,
nella sofferenza di un grembo animale;

ho goduto
della forma umana;
sono rinato molte volte
nei vari paradisi;
nel reame della forma,
nel reame dei senza forma,
nella dimensione di né-percezione né non-percezione.

Molte rinascite
sono a me note:
prive di forma,
effimere,
condizionate,
dovute alle mie azioni.
Conoscendo
la loro origine,
consapevole
sono giunto alla perfetta pace.

Thera 3.15: Hāritattheragāthā – Hārita (2)

Chi vuole fare più tardi
ciò che avrebbe dovuto fare prima,
cade nell’ozio
e poi brucia nel rimorso.

Bisogna parlare
come si agisce,
e non
come uno che non agisce.
Quando si parla senza agire,
il saggio, lo può dire.

L’unica pace:
l’Illuminazione,
come ha insegnato il Perfettamente
Risvegliato –
senza dolore,
senza impurità,
certa,
dove il dolore
e sofferenza
cessano.

Thera 3.16: Vimalattheragāthā – Vimala (2)

Evitare i cattivi amici,
frequentare le migliori persone.
Attenersi ai consigli avuti
aspirando a una felicità incrollabile.

Se ti perdi in mezzo ad un oceano
e ti aggrappi ad un piccolo tronco, affonderai.
Così anche una persona che vive bene
affonda affidandosi a una persona indolente.
Quindi si deve evitare
una persona indolente senza energia.

Dimora con i nobili
solitari e determinati
e sempre energici;
i saggi che praticano i jhana.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato e Jessica Walton, 2019. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.