“Chi non è lieto dopo aver visto
il Toro, il Supremo, l’Eroe,
il Saggio così Grande, il Vittorioso,
il Sambuddha dal colore d’oro?
Chi non è lieto dopo aver visto
gli stati meditativi del Buddha,
sconfinati come l’Himalaya,
difficili da attraversare come l’oceano?
Chi non è lieto dopo aver visto
la disciplina morale del Buddha,
illimitata come la terra stessa,
ghirlanda variopinta di fiori della foresta?
Chi non è lieto dopo aver visto
la conoscenza che il Buddha possiede,
imperturbabile come il cielo,
insondabile come lo spazio?”
Avendo lodato il Buddha Supremo,
Siddhattha, l’Invitto,
con questi quattro versi quando ero
il brahmano di nome Yena,
non rinacqui in stati miseri
per novantaquattro eoni da allora;
godetti una felicità immensa
in rinascite favorevoli.
Nei novantaquattro eoni da quando
lodai la Guida del Mondo,
non ho conosciuto rinascite infelici:
questo è il frutto dell’averlo lodato.
Nel quattordicesimo eone fa
vi furono quattro uomini di nome Uggata,
monarchi universali di grande potere,
che possedevano i sette gioielli.
I quattro modi analitici,
e queste otto liberazioni,
i sei poteri soprannaturali padroneggiati,
ho compiuto ciò che il Buddha ha insegnato!
Così il Venerabile Parappasādaka Thera pronunciò questi versi.
La leggenda di Parappasādaka Thera è terminata.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Jonathan S. Walters. Whitman College, 2017, Legends of the Buddhist Saints (Apadāna).
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Apadana