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Thera Ap 26: Pañcasīlasamādāniyattheraapadāna – Pañcasīlasamādāniya

Nella città di Candavatī,
un servo io fui in quel tempo lontano.
Legato al servizio d’altri,
non potei ancora rinunciare al mondo.

“Avvolto in fitta oscurità,
arde in me il triplice fuoco.
Con quale arte, con quale via,
da questo saṃsāra sarò liberato?

Non ho ricchezze da donare,
sono un misero servo affranto.
Perché dunque non custodire
i cinque precetti con fermo vanto?

Nisabha è discepolo
del Saggio Anomadassī.
A lui mi accosterò, devoto,
e i cinque precetti abbraccerò.”

In quei giorni, la vita umana
durava centomila anni.
Per tutto quel tempo ho protetto
i cinque precetti con mani granitiche.

Quando giunse l’ora della morte,
i deva mi confortaron così:
“Felice, a te sarà concesso
un cocchio di mille destrieri.”

Nel cuore, spirando l’ultimo respiro,
quei cinque precetti ricordai.
Per quel kamma di luce compiuto,
a Tāvatiṃsa ascende l’anima mia.

Trenta volte come re dei deva
governai con divino potere.
Unto da ninfe celestiali,
godetti piacer senza dovere.

Cinquecento volte fui monarca,
sovrano che gira la ruota,
e infinite volte ancora
regnai, senza che alcun le conti.

Trasmigrato dal mondo divino,
spinto da radici virtuose,
rinacqui in una ricca famiglia
a Vesāli, tra alte case sontuose.

Quando la pioggia iniziò a scendere,
risplendé il Dhamma del Vincitore.
Mia madre e mio padre insieme
abbracciarono i cinque precetti di valore.

E io, udendo la parola “virtù”,
ricordai le mie vite passate.
Mi sedetti in solitario raccoglimento
e divenni arāhant, liberato.

A soli cinque anni di vita,
conquistai la pura saggezza.
Conoscendo la mia virtù, l’Onniveggente,
il Buddha, mi ordinò con dolce fermezza.

Avendo protetto perfettamente
quei cinque precetti fondamentali,
per ere illimitate
non conobbi luoghi infernali.

La mia fama si diffuse ovunque
grazie a quei cinque precetti santi.
Anche parlando per milioni di ere,
solo in parte potrei narrarli.

Custodendo i cinque precetti,
ottenni tre frutti preziosi:
lunga vita, cibo abbondante
e sapienza che trafigge l’ignoranza.

La mia azione umana eccelsa
ora è nota a ognuno.
Trasmigrando di vita in vita,
quei tre frutti raccolsi ad uno ad uno.

Se un discepolo del Vincitore
in ogni vita si diletta
nelle virtù senza confine,
quale sarà la sua ricetta?

I cinque precetti ben praticati
da me, servo saggio d’un tempo,
per quella disciplina morale,
oggi sono libero, d’ogni nodo.

Li custodii innumerevoli ere fa,
mai conobbi rinascita oscura:
questo è il frutto dei cinque precetti,
luce pura, virtù sicura.

I quattro modi analitici,
le otto liberazioni,
i sei poteri sovrannaturali,
ho compiuto ciò che Buddha ha insegnato.

Così il Venerabile Pañcasīlasamādāniya Thera pronunciò questi versi.
La leggenda di Pañcasīlasamādāniya Thera è terminata.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Jonathan S. Walters. Whitman College, 2017, Legends of the Buddhist Saints (Apadāna).
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoApadana