Nella città di Candavatī,
accudivo i miei genitori.
Con cura costante provvedevo
mio padre e mia madre, privi di luce.
Un giorno, seduto in solitudine,
questo pensiero mi sorse:
“Pur sostenendo i miei genitori,
non posso ancora rinunciare al mondo.
Avvolto nell’oscurità dell’ignoranza,
ardo tra i tre fuochi del dolore.
Pur nella sofferenza e nel timore,
nessuno mi guida verso la salvezza.
Il Buddha è nato in questo mondo,
il suo insegnamento risplende.
Ora si può trascendere il sé
per chi compie azioni pure.
Prendendo rifugio nei Tre Gioielli,
li custodirò con devozione.
Grazie a quell’azione virtuosa,
sarò libero da ogni afflizione.”
Il discepolo più eminente del Buddha
era il monaco chiamato Nisabha.
Mi avvicinai a quel saggio
e presi rifugio nei Tre.
In quell’era, la vita umana
durava centomila anni.
Per tutto quel tempo preservai
il mio rifugio con fermezza.
Quando giunse il mio ultimo respiro,
quel rifugio mi tornò in mente.
Grazie a quell’azione virtuosa,
rinacqui nel mondo Tāvatiṃsa.
Nella dimora celeste,
ben collocato per mio merito,
in ogni luogo in cui rinacqui,
ottenni otto benedizioni.
Onorato in ogni direzione,
sviluppai saggezza penetrante.
Tutti i deva mi rendevano omaggio,
e il cibo abbondava senza misura.
D’oro splendente ovunque,
ero amato da ogni creatura.
Leale verso i compagni,
la mia gloria raggiunse l’apice.
Ottanta volte come re dei deva
esercitai il mio dominio.
Unto dalle ninfe celesti,
godetti di divina letizia.
Cinquecento volte fui sovrano,
monarca dalla ruota dorata,
e innumerevoli volte regnai
sui regni minori della terra.
Nella mia ultima esistenza,
rinato in ricca famiglia a Śrāvasti,
in una casa vasta e nobile,
il kamma mi condusse ancora.
Lasciata quella grande città,
tra fanciulli in festa avviati,
m’inoltrai verso un monastero
in cerca di giochi e risa.
Là vidi un monaco del Buddha,
liberato, senza desideri.
Mi espose il Dhamma con chiarezza
e mi offrì i Tre Rifugi.
Al suono della parola “rifugio”,
rievocai il mio antico voto.
Seduto su un unico seggio,
raggiunsi la condizione di arahant.
A soli sette anni di vita,
conquistai la liberazione.
Il Sambuddha, l’Onniveggente,
confermò la mia ordinazione.
Eoni incommensurabili fa
presi rifugio nei Tre Gioielli.
Il frutto di quell’atto puro
ora mi si manifesta.
Saldo nel cuore e ben protetto,
quel rifugio mai abbandonai.
Dopo averne goduto i benefici,
raggiunsi lo stato immutabile.
O voi che avete orecchie,
ascoltate le mie parole:
dichiaro con certezza
ciò che ho visto in prima persona.
“Il Buddha è nato in questo mondo,
il Dhamma del Vincitore splende.
Risuona il tamburo dell’immortalità,
dissolvendo le frecce dell’afflizione.
Nel campo insuperato del merito,
se vi impegnate con fervore,
con tutta la forza che avete,
vedrete il Nibbana.
Prendendo rifugio nei Tre Gioielli,
osservando i cinque precetti,
allietando il cuore nel Buddha,
porrete fine alla sofferenza.
Seguite il mio esempio,
custodite i precetti morali:
in breve tempo anche voi
raggiungerete la condizione di arahant.”
Con la triplice conoscenza,
i poteri sovrannaturali,
leggo le menti con maestria.
Discepolo tuo, o Saggio,
onoro i Rifugi del Maestro.
Cercai rifugio nel Buddha
eoni innumerevoli fa.
Da allora, nessuna rinascita oscura:
questo è il frutto del Rifugio.
I quattro modi analitici,
le otto liberazioni,
i sei poteri soprannaturali:
ho compiuto ciò che il Buddha ha insegnato.
Così parlò il Venerabile Tīṇisaraṇāgamaniya Thera.
La leggenda del Therà che Prese Rifugio nei Tre Gioielli è terminata.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Jonathan S. Walters. Whitman College, 2017, Legends of the Buddhist Saints (Apadāna).
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Apadana