Skip to content

Thera Ap 24: Upavānattheraapadāna – Upavāna

Il Vittorioso, Padumuttara,
Colui che ha Oltrepassato Ogni Realtà,
il Sambuddha si spense completamente
come un fuoco che ha finito di ardere.

Molte persone si radunarono
venerando il Tathagata.
Costruirono una pira ben fatta per lui
poi sollevarono il suo corpo su di essa.

Compiendo ciò che era necessario con il cadavere
raccolsero tutte le reliquie in quel luogo.
Poi tutte le persone, con i loro re,
edificarono lo stupa del Buddha.

La prima cassa era fatta d’oro,
la seconda era fatta di gemme.
La terza era fatta d’argento,
la quarta era di cristallo.

Il quinto stupa che fu costruito
era di rubini fissati nel vetro.
Il sesto era fatto di tutte le gemme
con un grande occhio di gatto in cima.

C’era una balaustra d’oro;
le sue gambe erano fatte di gemme.
Quello stupa, tutto rivestito d’oro,
si innalzava per un’intera lega in altezza.

I deva allora si radunarono lì
e decisero:
“Costruiremo anche noi uno stupa
per il Capo del Mondo, il Neutrale.

Ma non ci sono singole reliquie;
il corpo è ora in un unico blocco.
Ingrandiremo proprio questo stupa
del Buddha, usando oro puro.”

I deva, con le sette gemme,
lo alzarono di un’altra lega.
Quello stupa, alto due leghe,
disperdeva l’oscurità con il suo splendore.

I naga allora si radunarono in quel luogo
e pensarono:
“Le persone e anche i deva
hanno costruito lo stupa del Buddha.

Non siamo negligenti;
vigili, e con deva minori,
anche noi ingrandiremo questo stupa
del Capo del Mondo, il Neutrale.”

Riunendosi insieme
ricoprirono lo stupa del Buddha
con i due tipi di zaffiro blu
e con la gemma jotirasa.

A quel punto il cetiya del Buddha
era interamente fatto di gemme.
In altezza raggiungeva tre leghe
illuminando l’intero universo.

Poi i garuḍa si radunarono
e pensarono:
“Gli uomini, i deva e i naga
hanno costruito lo stupa del Buddha.

Non siamo negligenti;
vigili, e con deva minori,
anche noi ingrandiremo questo stupa
del Capo del Mondo, il Neutrale.”

Quello stupa fatto solo di gemme
lo dorarono sulla cima.
Anche loro aumentarono di una lega intera
l’altezza dello stupa del Buddha.

Poi, elevandosi a quattro leghe in altezza,
quello stupa del Buddha risplendette.
Illuminò tutte le direzioni
come il sole raggiante che sorge.

Poi i kumbhaṇḍa si radunarono
e pensarono:
“Le persone e anche i deva,
i naga e i garuḍa
hanno costruito uno stupa superbo
per lui, il Migliore dei Buddha.

Non siamo negligenti;
vigili, e con deva minori,
anche noi ingrandiremo questo stupa
del Capo del Mondo, il Neutrale.

Ricopriremo l’intera estensione
dello stupa del Buddha con gemme.”
Anche loro aumentarono di una lega intera
l’altezza dello stupa del Buddha.

Ora, elevandosi a cinque leghe in altezza,
quello stupa del Buddha risplendette.
Poi gli spiriti si radunarono lì
e pensarono:

“Le persone, i deva e i naga,
i garuḍa e i kumbhaṇḍa
hanno costruito uno stupa superbo
per il Capo del Mondo, il Neutrale.

Non siamo negligenti;
vigili, e con deva minori,
anche noi ingrandiremo questo stupa
del Capo del Mondo, il Neutrale.

Ricopriremo l’intera estensione
dello stupa del Buddha con cristallo.”
Anche loro aumentarono di una lega intera
l’altezza dello stupa del Buddha.

Ora, elevandosi a sei leghe in altezza,
quello stupa del Buddha risplendette.
Poi si radunarono le ninfe della musica
e pensarono:

“Quelli nati da Manu, e i deva,
i naga, i kumbhaṇḍa, i guhyaka
hanno costruito lo stupa del Buddha;
noi non abbiamo fatto nulla in proposito.

Anche noi ingrandiremo questo stupa
del Capo del Mondo, il Neutrale.”
Costruirono sette balaustre
e fecero anche le gambe.

Poi quello stupa, le ninfe della musica
lo rivestirono completamente d’oro puro.
Ora, elevandosi a sette leghe in altezza,
quello stupa del Buddha risplendette.

Non si poteva distinguere il giorno dalla notte;
c’era sempre la sua luce intensa.
Il suo splendore superava davvero
la luna, il sole e le stelle.
Di giorno quella lampada fiammeggiava
per cento leghe tutt’intorno.

A quel tempo, tutte le persone
che veneravano quello stupa
non dovevano scalarlo;
erano semplicemente sollevate in aria.

Le loro bandiere o ghirlande di fiori
venivano offerte nell’aria
dallo spirito Abhisammata
che era stato posto lì dai deva.

Non potevano vedere lo spirito;
vedevano solo le ghirlande volare.
Vedendole passare in questo modo,
tutti raggiungevano stati felici.

Persone con fede nelle parole del Buddha,
e liete nel dispensare,
desiderose di vedere il miracolo,
veneravano quello stupa.

A quel tempo io ero un oratore
e vivevo a Haṃsavatī.
Vedendo quelle persone felici
mi venne in mente questo saggio pensiero:

“Egli è eccelso, il Beato,
che ha un grembo di reliquie come questo;
queste persone sono molto felici
compiendo i loro riti con devozione.

Anch’io farò un rituale
per il Capo del Mondo, il Neutrale,
e in futuro, sarò
uno degli eredi delle sue dottrine.”

Feci lavare la mia veste superiore
da uno il cui lavoro era lavare vesti
e, avendola fissata su un bambù,
innalzai una bandiera nel cielo.

Afferrandola, Abhisammata
sollevò la mia bandiera nel cielo.
Vedendola sventolare nel vento,
tra quella gente sorrisi molto.

Portando gioia alla mia mente
mi avvicinai allora a un monaco buddhista.
Venerando quel monaco, chiesi
quale sarebbe stato il risultato di quella bandiera.

Egli mi parlò della gioia religiosa,
generando in me grande beatitudine.
“Tu sperimenterai sempre
il frutto del tuo dono di quella bandiera.”

Disse: “L’esercito, con quattro parti—
elefante, soldato, carro, cavallo—
ti servirà permanentemente;
questo è il frutto del dono di una bandiera.

Sessantamila strumenti e
tamburi ben decorati
ti accompagneranno sempre;
questo è il frutto del dono di una bandiera.

E anche donne, tutte agghindate,
in numero di ottantaseimila,
con vesti e ornamenti vari,
che indossano orecchini con gemme,

con lunghe ciglia, sorrisi amabili
e vita sottile, piacevoli a vedersi,
ti serviranno costantemente:
questo è il frutto del dono di una bandiera.

Godrai nel mondo dei deva
per trentamila eoni a venire.
Ottanta volte come re dei deva
eserciterai il dominio divino.

Mille volte sarai
un monarca che gira la ruota della Legge,
e avrai molto dominio locale
innumerevole da contare.

In centomila eoni,
rinascendo nella stirpe degli Okkāka,
colui il cui nome è Gotama
sarà il Maestro nel mondo.

Trasmigrando dal mondo dei deva,
spinto dalle tue radici salutari,
e legato al tuo buon karma
sarai allora parente di Brahma.

Abbandonando ottocento milioni
e molti servi e lavoratori,
rinuncerai nell’insegnamento
di Gotama il Beato.

Soddisfacendo il Sambuddha,
Gotama, il Toro degli Śākya,
sarai conosciuto come Upavāna
un seguace del Maestro.”

Il kamma compiuto centomila
eoni fa mi mostrò il suo frutto:
ben liberato, veloce come una freccia,
ho distrutto le mie impurità.

Quando ero un re che gira la ruota,
signore dei quattro continenti,
per tre leghe in tutte le direzioni
le bandiere erano sempre visibili da me.

Nei centomila eoni
da quando compii quel buon kamma,
non ho conosciuto rinascite cattive;
questo è il frutto del dono di una bandiera.

I quattro modi analitici,
e queste otto liberazioni,
sei conoscenze speciali padroneggiate,
ho compiuto ciò che il Buddha ha insegnato!

Così il Venerabile Thera Upavāna pronunciò questi versi.
La leggenda del Thera Upavāna è terminata.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Jonathan S. Walters. Whitman College, 2017, Legends of the Buddhist Saints (Apadāna).
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoApadana