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Thera Ap 23: Subhūtittheraapadāna – Subhūti

Vicino alla catena himalayana
sul monte chiamato Nisabha
il mio ashram è ben costruito,
una sala di foglie ben fatta.

Asceta famoso con capelli arruffati,
Kosiya era il mio nome allora.
Solitario, senza dimora,
vivevo su Nisabha in quel tempo.

In quel periodo non mangiavo
frutti, radici e foglie appena colte.
Sopravvivevo sempre con
ciò che cadeva nella mia ciotola.

Non disturbavo alcun modo di vivere,
rinunciando alla vita stessa.
Il mio cuore era soddisfatto
mentre rifiutavo ogni via dannosa.

Quando in me sorgeva
una mente infuocata dalla passione,
riflettendo su di essa da solo,
rimanendo calmo la domavo:

“Sei agitato da ciò che agita,
sei contaminato da ciò che contamina,
inganni te stesso con cose stolte,
dovresti lasciare la foresta ora.

Questa è la dimora
degli asceti puri e immacolati.
Non macchiare quella purezza;
dovresti lasciare la foresta ora.

Essendo un asceta,
ottieni sempre ciò che è appropriato.
Non trasgredire contro entrambi;
dovresti lasciare la foresta ora.

Il legno rimasto da una pira funeraria
non è usato da nessuna parte:
né nel villaggio né nella giungla
è approvato come legna da ardere.

Sei come quel tizzone,
né laico né saggio.
Oggi hai abbandonato entrambi,
dovresti lasciare la foresta ora.

Cosa produrrebbe allora per te?
A cosa dà vita questo per te?
Rinunciare alla mia pratica di fede
porta a tanta indolenza.

I saggi ti disprezzeranno
come un capofamiglia detesta lo sporco.
I saggi, dopo averti sradicato,
ti biasimeranno sempre.

I saggi parleranno contro
di te che abbandoni il sentiero.
Non riceverai alcun rifugio;
su cosa vivrai allora?

Un elefante forte si avvicinerà
a un elefante debole,
un maschio di sessant’anni
e lo caccerà via dalla mandria.

Vivendo in esilio dalla mandria
non è felice né contento.
Soffrendo con la mente depressa,
pieno di rimpianto, avrà paura.

Così i crudeli asceti
sicuramente ti scacceranno.
Essendo esiliato da loro non proverai
allora felicità o piacere.

Se di giorno o di notte sei
trafitto dalla freccia del dolore,
brucerai dal dolore proprio come
l’elefante esiliato dalla mandria.

Come un arma
non conduce da nessuna parte,
così tu, senza autocontrollo,
non sarai invitato da nessuna parte.

Anche se vivi a casa
su cosa vivrai lì?
Non hai ricchezze
da tua madre e tuo padre.

Avendo lavorato duramente da solo
molto sudore scorre dal corpo.
Così guadagnandoti da vivere a casa,
non lo troverai così eccellente.”

In quel modo ho proceduto
ogni volta che la mia mente era contaminata.
Facendo vari discorsi sul Dhamma
ho respinto il mio cuore malvagio.

Mentre vivevo in questo modo
dimorando così pensoso
trentamila anni passarono
nel mio eremo nella foresta.

Vedendo il mio amore per la riflessione
nel cercare la meta suprema,
Padumuttara il Buddha
venne allora dove io ero.

La Tinta Brillante del Mangostano Selvatico,
Incomparabile, Incommensurabile,
il Buddha, Senza Pari nella Forma,
camminava avanti e indietro nel cielo.

Come un albero di sal in fiore regale,
come un fulmine dentro una nuvola,
il Buddha, Senza Pari nella Conoscenza,
camminava avanti e indietro nel cielo.

Non spaventato, come il re degli animali;
orgoglioso come un re elefante;
giocoso come un re tigre, lui
camminava avanti e indietro nel cielo.

Risplendente come una moneta d’oro
o anche come braci ardenti,
come una gemma che esaudisce i desideri, lui
camminava avanti e indietro nel cielo.

Come il Monte Kailā in purezza,
come la luna il quindicesimo giorno,
come il sole cocente di mezzogiorno, lui
camminava avanti e indietro nel cielo.

Vedendolo camminare nel cielo
in quel momento pensai:
“È questa creatura un dio?
o è solo un uomo?

Non ho mai sentito né visto
un uomo così grande come costui sembra.
Sicuramente conosce mantra segreti;
penso che questo debba essere il Maestro.”

Avendo pensato in questo modo
ho portato piacere al mio cuore.
E poi ho raccolto
vari fiori e profumi.

Stendendo un seggio di fiori
ho poi detto queste parole al Buddha,
Dal Cuore Buono, la Gioia della Mente,
l’Auriga degli Uomini, il Migliore:

“O Eroe, ho preparato questo seggio
che è adatto a te.
Portando gioia al mio cuore
per favore siedi su questo seggio di fiori.”

Il Beato si sedette lì
impavido come un re leone,
e il Buddha rimase una settimana
su quell’eccellente seggio di fiori.

Adorandolo sono rimasto lì
per sette notti e giorni.
Alzandomi dalla meditazione
Il Maestro, il Migliore nel Mondo,

dichiarando il mio risultato karmico
mi disse queste parole:
“Pratica il ricordo del Buddha,
è la meditazione suprema.

Coltivando questa consapevolezza
sarà appagante mentalmente.
Per trentamila eoni tu
gioirai nel mondo dei deva.

Ottanta volte come re dei deva
eserciterai il dominio divino.
Mille volte sarai
un re universale di un paese.

E avrai molto governo locale
innumerevole da contare.
Sperimenterai tutto ciò:
frutto del ricordo del Buddha.

Trasmigrando di nascita in nascita
riceverai molte ricchezze.
Nella ricchezza mai carenza:
frutto del ricordo del Buddha.

In centomila eoni,
sorgendo nella stirpe degli Okkāka,
colui il cui nome è Gotama
sarà il Maestro nel mondo.

Scartando ottocento milioni
e molti schiavi e lavoratori anche,
rinuncerai nel grande Dhamma
di Gotama il Beato.

Soddisfacendo il Sambuddha,
Gotama, il Toro degli Śākya,
sarai conosciuto come Subhūti,
un seguace del Maestro.

Seduto nel Sangha dei monaci
ti collocherà in due posizioni principali:
nel gruppo dei ricevitori di doni,
e anche dei dimoranti nella foresta.”

Detto questo, il Sambuddha
che era chiamato come il fiore di loto,
l’Eroe volò nel cielo
come un re cigno nell’aria.

Così istruito dal Capo del Mondo
e avendo lodato il Tathagata,
soddisfatto ho sempre praticato
il supremo ricordo del Buddha.

Grazie a quel kamma fatto molto bene
con intenzione e ferma risolutezza,
abbandonando il mio corpo umano
sono rinato nel mondo celeste Tāvatiṁsa.

Ottanta volte come re dei deva
ho esercitato il dominio divino,
e mille volte sono stato
un monarca universale.

E ho avuto molto governo locale
innumerevole da contare.
Ho sperimentato il successo supremo:
frutto del ricordo del Buddha.

Trasmigrando di nascita in nascita
ho ricevuto molte ricchezze.
Nella ricchezza mai carenza:
frutto del ricordo del Buddha.

Nei centomila eoni
da quando ho compiuto quel buon kamma,
non ho conosciuto rinascite negative;
frutto del ricordo del Buddha.

I quattro modi analitici,
e queste otto liberazioni,
sei conoscenze speciali padroneggiate,
ho fatto ciò che il Buddha ha insegnato!

Così il Venerabile Subhūti pronunciò questi versi.
La leggenda di Subhūti è terminata.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Jonathan S. Walters. Whitman College, 2017, Legends of the Buddhist Saints (Apadāna).
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoApadana