Il Beato, di nome Siddhattha,
giunse alla mia presenza un giorno
mentre stavo pulendo un eremo
su una montagna splendida, sublime.
Vedendo il Buddha che era arrivato,
stesi un tappeto d’erba intrecciata
per il Migliore del Mondo, l’Imparziale,
e gli offrii quel sedile fiorito.
Sedendosi su quel trono di fiori,
Siddhattha, la Guida del Mondo,
discernendo la mia condizione,
parlò allora dell’impermanenza:
«In continuo mutamento è ogni cosa;
ciò che nasce e poi declina
è in realtà un nascere e morire;
felice è la liberazione da ciò.»
Dicendo questo, l’Onnisciente,
il Migliore del Mondo, il Toro degli Uomini,
l’Eroe si alzò in cielo
come un re cigno nell’aria.
Abbandonando la mia dottrina,
percepì allora l’impermanenza.
Meditando solo un giorno,
proprio allora, trapassai.
Spinto dalle mie radici meritorie,
sperimentai allora la duplice beatitudine.
Quando giunse la mia ultima rinascita,
nacqui tra coloro che mangiavano cani.
Dopo aver lasciato la casa,
abbracciai la vita ascetica.
Asceta per sette anni,
raggiunsi la condizione di arahant.
Energico, distaccato da me stesso,
attento alle regole morali,
avendo compiaciuto il Grande Elefante,
ottenni l’ordinazione superiore.
Nei novantaquattro eoni trascorsi
da quando compii quel buon kamma,
non conobbi più rinascita sfavorevole:
questo è il frutto dell’offerta di un fiore.
Nel novantaquattresimo eone,
ottenni allora quella percezione,
meditando su quel senso
distrussi tutte le impurità.
Le quattro modalità analitiche,
e questi otto modi di liberazione,
le sei conoscenze speciali padroneggiate,
ho compiuto ciò che il Buddha ha insegnato!
Così il Venerabile Sopāka Thera pronunciò questi versi.
La leggenda del Venerabile Sopāka Thera è terminata.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Jonathan S. Walters. Whitman College, 2017, Legends of the Buddhist Saints (Apadāna).
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Apadana