Il Vittorioso Padumuttara,
Colui che riceve i sacrifici,
lasciando il gruppo dei seguaci,
dimorava allora nell’Himalaya.
Anch’io mi trovavo là,
dimorando in un ashram in quei tempi.
Mi avvicinai alla Guida del Mondo,
il Grande Eroe, appena giunto.
Con un ombrello di fiori
mi avvicinai al Toro fra gli Uomini,
mentre praticava la meditazione;
non arrecai alcuna interruzione.
Tenendolo con entrambe le mani,
gli donai l’ombrello fiorito.
Padumuttara, il Grande Saggio,
il Beato, allora lo ricevette.
Tutti i deva, colmi di gioia,
si recarono all’Himalaya.
Esclamarono pieni di lode: “Sādhu!
Il Veggente lo ringrazierà!”
Dopo aver detto queste parole,
i deva si avvicinarono a lui,
il Migliore tra gli Uomini,
portando in cielo il suo splendido
ombrello di fiori di loto.
“Alzando un ombrello di loto,
questo asceta lo ha donato a me.
Ora parlerò di lui:
ascoltate bene le mie parole:
Regnerà con potere divino
per venticinque interi eoni.
Trentaquattro volte sarà
un re che fa girare la ruota della legge.
In qualunque grembo rinascerà,
sia umano che divino,
porterà sempre quel loto
ben visibile nell’aria.
Fra centomila eoni
sorgendo nella stirpe di Okkāka,
colui che avrà nome Gotama
sarà il Maestro del mondo.
Quando le parole del Buddha saranno proclamate,
egli nascerà come essere umano.
Con un corpo nato dalla mente,
sarà classificato come supremo.
Ci sarà una coppia di fratelli,
entrambi noti come Pantha.
Godranno del supremo fine,
illuminando la Dottrina.”
Quindi intrapresi la vita ascetica,
ma anche dopo diciotto anni
non avevo ottenuto alcuna liberazione
nella Dottrina dei Śākya.
Mi trovavo in una situazione desolante,
ero disprezzato nella città.
Perfino mio fratello mi respinse:
“È ora che tu torni a casa.”
Essendo stato così respinto,
rimasi lì con la mente afflitta,
al di fuori del monastero,
desiderando essere un vero monaco.
Allora in quel luogo giunse il Maestro,
e toccandomi il capo con la mano,
poi prendendomi per mano,
mi fece entrare di nuovo.
Il Maestro, con compassione per me,
mi diede un panno per pulire i piedi.
Così mi purificò
mentre me ne stavo in disparte.
Prendendolo per mano—
lui che somigliava a un loto rosso—
in quel momento la mia mente si liberò
e divenni un arahant.
Nei miei corpi creati dalla mente
raggiunsi piena eccellenza.
Conoscendo bene tutte le impurità,
ora vivo privo di macchie.
Le quattro modalità analitiche,
e queste otto liberazioni,
le sei conoscenze speciali padroneggiate,
ho compiuto ciò che il Buddha ha insegnato!
Così parlò il Venerabile Cullapanthaka Thera in questi versi.
La leggenda di Cullapanthaka Thera è terminata.
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Jonathan S. Walters. Whitman College, 2017, Legends of the Buddhist Saints (Apadāna).
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Apadana