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Parole: kutadanta

DN 5: Kutadanta Sutta – Un sacrificio senza sangue

Alla vigilia di offrire una grande festa sacrificale, il brâmano Kûtadanta va a vedere il Buddha per chiedergli il suo parere sul miglior modo di condurre il sacrificio. Dandogli l’esempio del vecchio re Mahâvijita che aveva fatto la stessa cosa, il Buddha espone il principio del consenso delle quattro parti delle province, i nobili, i ministri, i ricchi bramani e capifamiglia, le otto qualità necessarie al re per fare le offerte, le quattro qualità del brâmano, consigliere reale, per condurre le cerimonie ed i tre atteggiamenti mentali verso i sacrifici. Il brâmano chiede allora al Buddha se esiste un sacrificio che si potesse condurre senza fare altrettante spese e sforzi, pure producendo un risultato probante. Il Buddha gli espone allora la pratica tradizionale di offrire ai monaci di alta moralità le cose necessarie. Come dare un monastero all’ordine dei monaci, meno problematico ed ancora più proficuo, e meglio ancora, seguire le seguenti pratiche, per ordine crescente di effetti benefici: (i) prendere rifugio nel Buddha, nel Dhamma, nel Sangha, (ii) osservare i cinque precetti, (iii) lasciare la vita di famiglia e condurre la vita santa, invalso in moralità, compiuta nei quattro jhâna ed attrezzata degli otto tipi di conoscenza superiore, ciò che risulta nell’estinzione degli asava, il sacrificio che trascina meno spese e sforzi, ma che supera tutti gli altri.