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SN 35.246: Vīṇopama Sutta – La similitudine del liuto

“Monaci, se in qualche monaco o monaca dovesse sorgere desiderio o brama o odio o illusione o avversione mentale nei confronti delle forme riconoscibili dall’occhio, costui/costei dovrebbe controllare la mente da esse in questo modo: ‘Questo sentiero è tremendo, pericoloso, cosparso di spine, coperto da giungla, un sentiero deviante, un sentiero malvagio, un sentiero assediato da carestia. Questo è un sentiero seguito dalle persone comuni; non è il sentiero seguito dalle nobili persone. Questo non è per me’. In questo modo la mente dovrebbe essere controllata da questi stati relativi alle forme riconoscibili dall’occhio. Lo stesso relativi ai suoni riconoscibili dall’orecchio … relativi ai fenomeni mentali riconoscibili dalla mente.

Supponiamo, monaci, che l’orzo in un campo sia maturato e che il guardiano sia negligente. Se un toro ghiotto d’orzo entrasse nel campo d’orzo, potrebbe sbizzarrirsi quanto vuole. Lo stesso, monaci, l’uomo ordinario non istruito che non esercita il controllo sulle sei basi del contatto si abbandona quanto vuole alle cinque catene del piacere sensuale.

Supponiamo, monaci, che l’orzo in un campo sia maturato e che il guardiano sia vigile. Se un toro ghiotto d’orzo entrasse nel campo d’orzo, il guardiano lo afferrasse saldamente per il muso, e tenendolo per il muso e per le corna, gli desse delle bastonate con il suo bastone e lo scacciasse. Così una seconda volta e una terza volta. Ora quel toro ghiotto d’orzo, se ne andasse al villaggio o nella foresta, in piedi o supino, ricordando le precedenti percosse ricevute dal bastone, non entrerebbe più in quel campo d’orzo.

Allo stesso modo, monaci, quando la mente di un monaco è stata domata, ben dominata, per quanto riguarda le sei basi del contatto, allora diventa interiormente ferma, stabile, unificata e concentrata.
Supponiamo, monaci, che ci fosse un re o un ministro reale che non avesse mai sentito prima il suono di un liuto. Sentendo il suono di un liuto dicesse: ‘Buon uomo, cos’è questo suono così allettante, così bello, così inebriante, così affascinante, così coinvolgente?’ Gli dicessero: ‘Sire, è un liuto che emette questo suono così allettante, così bello, così inebriante, così affascinante, così coinvolgente’. Lui rispondesse: ‘Vai, amico, portami quel liuto’.
Gli portassero il liuto e gli dicessero: ‘Maestà, questo è quel liuto il cui suono era così allettante, così bello, così inebriante, così affascinante, così coinvolgente’. Il re dicesse: ‘Ne ho abbastanza di questo liuto, amico. Portami solo il suono’. Gli uomini rispondessero: ‘Questo liuto, maestà, è composto da molti elementi, da molti componenti, ed emette un suono quando viene suonato con i suoi numerosi componenti; cioè, in funzione della cassa armonica, del ventre, del braccio, della testa, delle corde, del plettro e dello sforzo appropriato del musicista. Sire, questo liuto costituito da molti elementi, da molti componenti, emette un suono solo quando viene suonato con i suoi numerosi elementi’.

Quindi il re spaccasse il liuto in dieci o cento pezzi, poi lo riducesse in frammenti. Dopo averlo ridotto in frammenti, lo bruciasse e lo riducesse in cenere, e lo facesse spazzare via da un forte vento o lo lasciasse trasportare dalla rapida corrente di un fiume. Poi dicesse: “Una povera cosa è questo cosiddetto liuto, così come qualsiasi altra cosa chiamata liuto. La gente è completamente indifferente o è completamente presa da esso!’

Allo stesso modo, monaci, un monaco esamina la forma nella misura in cui c’è una sfera per la forma, esamina la sensazione nella misura in cui c’è una sfera per la sensazione, esamina la percezione nella misura in cui c’è una sfera per la percezione, esamina le formazioni mentali nella misura in cui c’è una sfera per le formazioni mentali, esamina la coscienza nella misura in cui c’è una sfera per la coscienza. Quando esamina la forma nella misura in cui c’è una sfera per la forma… la coscienza nella misura in cui c’è una sfera per la coscienza, qualsiasi idea di ‘io’ o ‘mio’ o ‘io sono’ per lui non esiste più.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di © Bhikkhu Bodhi, The Connected Discourses of the Buddha (Wisdom Publications, 2000). Tradotto in italiano da Enzo Alfano.