SN 22.83: Ananda Sutta – Ananda

A Savatthi. Là il Ven. Ananda si rivolse i monaci: “Amici monaci! ”
“Sì, amico”, i monaci risposero.
Il Ven. Ananda disse: “Amici, il Ven. Punna Mantaniputta ci è stato d’aiuto quando fummo ordinati. Egli ci diede quest’insegnamento:
“‘Con l’attaccamento, amico Ananda, esiste “Io sono”, non senza attaccamento. Attraverso l’attaccamento alla forma esiste”Io sono”, non senza attaccamento. Attraverso l’attaccamento alle sensazioni… alla percezione… alle formazioni mentali… alla coscienza, esiste “Io sono”, non senza attaccamento.
E’ come se un uomo – giovane, di bell’aspetto – osservando la sua immagine in uno specchio si ammira con attaccamento, non senza attaccamento. Allo stesso modo, attraverso l’attaccamento alla forma “io sono” esiste, non senza attaccamento. Attraverso l’attaccamento alle sensazioni… alla percezione… alle formazioni mentali… alla coscienza “io sono” esiste, non senza attacamento.”
“Che ne pensi, amico Ananda – la forma è permanente o impermanente?”
“Impermanente, amico.”
“E ciò che è impermanente è piacevole o doloroso?”
“Doloroso, amico.”
“Ed è conveniente considerare ciò che è impermanente, doloroso, soggetto a cambiamento come: “Questo è mio. Questo è il mio sé. Ciò sono io”?”
“No, amico.”
“… Le sensazioni sono permanenti o impermanenti?”
“‘Impermanenti, amico.’…
“‘… La percezione è permanente o impermanente? ‘
“‘Impermanenti, amico.’….
“‘… Le formazioni mentali sono permanenti o impermanenti? ‘
“‘Impermanenti, amico.’…
“‘Che pensi, amico Ananda – la coscienza è permanente o impermanente? ‘
“‘Impermanente, amico.’
“‘E ciò che è impermanente è piacevole o doloroso? ‘
“‘Doloroso, amico.’ “‘Ed è conveniente considerare ciò che è impermanente, doloroso, soggetto a cambiamento come: “Questo è mio. Questo è il mio sé. Ciò sono io”?”
“No, amico.”
“Così, amico Ananda, qualsiasi forma passata, futura o presente; interna o esterna; evidente o sottile; comune o sublime; lontana o vicina: ogni forma si vedrà come realmente è con la retta conoscenza come: “Questo non è mio. Questo non è il mio sé. Questo non è ciò che io sono.”
Qualsiasi sensazione….
Qualsiasi percezione….
Qualsiasi formazione mentale….
Qualsiasi coscienza ……….
Vedendo così, il discepolo istruito dai nobili è disincantato con la forma, disincantato con le sensazioni, con la percezione, con le formazioni mentali, con la coscienza. Attraverso il disincanto, è privo di desiderio. Privo di desiderio è completamente libero. Con la piena liberazione, c’è la conoscenza. Lui discerne che “La nascita è finita, la vita santa adempiuta, il compito finito. Non ci saranno altre rinascite in questo mondo.”
“Amici, il Ven. Punna Mantaniputta ci è stato molto utile quando fummo ordinati. Ci fece quest’insegnamento. E quando ho ascoltato queste parole del Dhamma dal Ven. Punna Mantaniputta raggiunsi la liberazione.”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.