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SN 22.76: Arahanta Sutta – Arahant

A Savatthi. “Monaci, la forma è impermanente. Ciò che è impermanente è sofferenza. Ciò che è sofferenza è non Sé. Ciò che è non Sé deve essere compreso come è realmente con retta saggezza, in questo modo : ‘Questo non è mio, questo non sono io, questo non è il mio Sè’. ‘La sensazione è impermanente … La percezione è impermanente…. Le formazioni mentali sono impermanenti…. La coscienza è impermanente. Ciò che è impermanente è sofferenza. Ciò che è sofferenza è non Sé. Ciò che è non Sé deve essere compreso come è realmente con retta saggezza, in questo modo : ‘Questo non è mio, questo non sono io, questo non è il mio Sè.’

Così comprendendo, monaci, il nobile istruito discepolo sperimenta repulsione verso la forma, repulsione verso la sensazione, repulsione verso la percezione, repulsione verso le formazioni mentali, repulsione verso la coscienza. Provando repulsione, diventa distaccato. Tramite il distacco la sua mente è liberata. Quando è liberato, sorge la conoscenza: ‘È liberato.’ Comprende: ‘La nascita è distrutta; la vita santa è stata compiuta; ciò che doveva essere fatto è stato fatto; non ci saranno altre rinascite.’
Fra le diverse condizioni degli esseri, monaci, anche fino alle più elevate, questa è la migliore, cioè quella dell’Arahant.”

Così disse il Beato. Detto questo, il Sublime, il Maestro aggiunse:

“Realmente felici sono gli arahant!
Nessun desiderio vi è in loro.
Hanno reciso l’orgoglio “Io sono”
e distrutto la rete dell’illusione.

Limpide sono le loro menti;
immacolati nel mondo –
santi, colmi di purezza.

Avendo compreso totalmente i cinque aggregati,
posseggono le sette buone qualità,
questi lodevoli ed eccelsi uomini
sono figli del Buddha.

Dotati delle sette gemme,
esperti della triplice pratica,
questi grandi eroi errano
senza paura né timore.

Dotati dei dieci fattori,
questi grandi naga, concentrati,
sono gli esseri migliori del mondo:
non esiste in loro alcun desiderio.

La conoscenza degli adepti è sorta in loro:
‘Questo corpo è l’ultimo che porto.’
Nel cuore della vita santa
non dipendono più dagli altri.

Sono liberati da future esistenze.
Dopo aver raggiunto lo stadio di coloro che sono domi,
sono i vincitori del mondo.

Ovunque,
la gioia non si trova più in loro.
Risuonano il loro ruggito del leone:
‘Gli illuminati sono supremi nel mondo.’ “

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di © Bhikkhu Bodhi, The Connected Discourses of the Buddha (Wisdom Publications, 2000). Tradotto in italiano da Enzo Alfano.