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SN 11.22: Dubbaṇṇiya Sutta – Ripugnante

Presso Savatthi nel boschetto di Jeta

“Un tempo, monaci, c’era uno spirito nativo che era brutto e deforme. Si sedette sul trono di Sakka, signore dei deva. Perciò i deva dei Trentatré si lamentarono, brontolarono e obiettarono: ‘È incredibile, è incredibile! Questo spirito brutto e deforme è seduto sul trono di Sakka, il signore dei deva.’ Ma più i deva si lamentavano, più attraente, bello e grazioso diventava quello spirito.
Così i deva si recarono da Sakka e gli dissero che cosa era successo, aggiungendo: ‘Sicuramente, buon signore, quello deve essere lo spirito che mangia la rabbia!’

Quindi Sakka si avvicinò a quello spirito, sistemò il lembo della veste su una spalla, si inginocchiò e a mani giunte si rivolse allo spirito che mangiava la rabbia pronunciando il suo nome tre volte: ‘Buon signore, sono Sakka, signore dei deva! Buon signore, io sono Sakka, il signore dei deva!’
Più volte Sakka pronunciava il suo nome, più brutto e deforme lo spirito diventava fino a quando alla fine scomparve.

Quindi Sakka, signore dei deva, per calmare i deva dei Trentatré, recitò questi versi:

‘La mia mente non si turba facilmente;
non sono facilmente attratto dal vortice (della rabbia).
Non mi arrabbio spesso,
la mia rabbia non dura molto.
Quando mi arrabbio non parlo duramente,
né vanto le mie virtù.
Mi controllo con attenzione
per il mio bene.’”

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhu Sujato, 2018. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.