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Śakra Ottiene l’Entrata nella Corrente

Poco prima di morire nel Cielo Trayastriṃśa, Śakra prende rifugio con fervore nel Buddha, nel Dharma e nel Saṅgha. Nasce brevemente come figlio della moglie di un vasaio, ma lei ha un aborto spontaneo, e Śakra rinasce immediatamente nuovamente come Śakra. Quando ritorna dal Buddha per raccontare questa vicenda, il Buddha recita i versi 1-2 del Dharmapāda. Śakra ha un’illuminazione e raggiunge l’ingresso nella corrente.

***

Una volta, Śakra, il Signore degli Dei, ebbe cinque segni che avrebbe abbandonato il suo corpo. Sapeva che la sua vita era giunta alla fine, che avrebbe avuto una nascita inferiore nel mondo, e che il suo spirito sarebbe stato accolto nel grembo di una famiglia di vasai. Quali erano i cinque segni? 1) La radiosità del suo corpo era cessata, 2) i fiori sulla sua testa erano appassiti, 3) non provava più piacere nel sedersi come prima, 4) le sue ascelle cominciavano a puzzare di sudore, e 5) la polvere gli si attaccava al corpo.

Da questi cinque eventi capì che i suoi meriti erano esauriti, e ne fu estremamente addolorato. Pensò tra sé e sé che solo il Buddha nei tre regni poteva salvare le persone dalla miseria. Decise di andare immediatamente dal Buddha.

A quel tempo, il Buddha dimorava in una caverna sul Monte Gṛdhrakūṭa ed era entrato in una samādhi della salvezza universale mentre era seduto in meditazione. Il Signore degli Dei vide il Buddha e si prostrò davanti a lui. Con tutto il cuore, prese rifugio per tre volte nel Buddha, nel Dharma e nel Nobile Saṅgha. Prima ancora di essersi rialzato dopo aver preso rifugio, scomparve all’improvviso, e il suo spirito entrò nel grembo di una madre in una famiglia di vasai per diventare suo figlio.

Il suo spirito era consapevole di [sua madre] che correva tra tegole di argilla non cotte e rompeva i vasi non ancora cotti, e il proprietario la picchiò, ferendole il grembo. Lo spirito di Śakra lasciò allora il suo corpo, ed egli fu di nuovo dotato delle cinque virtù, ridiventando il Signore degli Dei.

Il Buddha emerse dalla samādhi e lo lodò: “Bene, Signore degli Dei! Sei stato capace di prendere rifugio nei tre gioielli proprio alla fine della tua vita, e ciò ha annullato le tue azioni negative. Non patirai più la sofferenza.”

Il Bhagavān pronunciò allora i versi:

“Ciò che è fatto non è permanente;
La sua natura è sorgere e svanire.
Ciò che è nato, muore improvvisamente;
Cessare ciò è beatitudine. (1)

Come quella famiglia di vasai
Che dà forma all’argilla in vasi
Destinati tutti a rompersi,
Così è la vita di una persona.” (2)

Il Signore Śakra udì questi versi e realizzò il significato dell’impermanenza, comprese il mutare delle azioni negative e dei meriti, e intese l’origine del sorgere e dello svanire. Ne fu lieto e approvò, ottenendo il percorso dell’entrata nella corrente.

Traduzione in inglese dalla versione cinese di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

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