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Retto Sforzo – samma vayamo

Definizione

“E cos’è il retto sforzo, monaci? (i) Quando un monaco applica ed esercita la sua intenzione di sradicare le qualità malsane in procinto di nascere. (ii) applica ed esercita la sua intenzione di abbandonare le qualità malsane che sono già nate. (iii) applica ed esercita la sua intenzione di sviluppare le qualità positive in procinto di nascere. (iv) applica ed esercita la sua intenzione di sviluppare e di aumentare le qualità positive che sono nate. Questo, monaci, è il retto sforzo.

SN 45.8

Abbandonare ciò che è nocivo, sviluppare ciò che è salutare

“Abbandonate ciò che è nocivo, o monaci. È possibile abbandonare ciò che è nocivo. Se non fosse possibile abbandonare ciò che è nocivo, non vi direi, ‘Abbandonate ciò che è nocivo.’ Ma siccome è possibile abbandonare ciò che è nocivo, vi dico, ‘Abbandonate ciò che è nocivo.’ Se l’abbandonare ciò che è nocivo portasse pena e dolore, non vi direi, ‘Abbandonate ciò che è nocivo.’ Ma siccome abbandonare ciò che è nocivo porta beneficio e piacere, vi dico, ‘Abbandonate ciò che è nocivo.’
“Sviluppate ciò che è salutare, o monaci. È possibile sviluppare ciò che è salutare. Se non fosse possibile sviluppare ciò che è salutare, non vi direi, ‘Sviluppate ciò che è salutare.’ Ma siccome è possibile sviluppare ciò che è salutare, vi dico, ‘Sviluppate ciò che è salutare.’ Se lo sviluppare ciò che è salutare portasse pena e dolore, non vi direi, ‘Sviluppate ciò che è salutare.’ Ma siccome lo sviluppare ciò che è salutare porta beneficio e piacere, vi dico, ‘Sviluppate ciò che è salutare.’

AN 2.19

E’ come accordare uno strumento

Così ho sentito. Una volta il Beato soggiornava presso Rajagaha, sul Picco dell’Avvoltoio. In quel tempo il Ven. Sona soggiornava presso Rajagaha nel Bosco Fresco. Mentre il Ven. Sona meditava [dopo avere praticato la meditazione camminata finché la pelle della pianta dei suoi piedi fu spaccata ed in procinto di sanguinare], questi pensieri nacquero nella sua coscienza: “Dei discepoli del Beato che ha suscitato la loro persistenza, ne faccio parte, ma la mia mente non è liberata dalle impurità dell’attaccamento. Ora, la mia famiglia possiede sufficienti ricchezze e ne posso approfittare per ottenere dei meriti. E se rinnegassi la pratica, se tornassi alla vita ordinaria, approfittassi delle ricchezze ed ottenessi dei meriti”?
Il Beato, appena percepì con la sua coscienza questi pensieri nella mente del Ven. Sona – come un uomo forte potrebbe stendere il suo braccio piegato o piegare il suo braccio disteso – sparì dal Picco dell’Avvoltoio, ed apparve nel Bosco Fresco di fronte al Ven. Sona e si sedette su un posto preparato. Il Ven. Sona, dopo aver salutato il Beato, si sedette ad un lato. Una volta seduto, il Beato gli disse: “Proprio adesso, mentre eri in meditazione, questi pensieri sono apparsi alla tua coscienza: ‘ Dei discepoli del Beato che ha suscitato la loro persistenza, ne faccio parte, ma la mia mente non è liberata dalle impurità…. E se rinnegassi la pratica, se tornassi alla vita ordinaria, approfittassi delle ricchezze ed ottenessi dei meriti? ‘
“Sì, signore.”
“Ora cosa pensi, Sona. Prima, quando vivevi la vita familiare, eri abile a suonare il ‘vina’”?
“Sì, signore.”
“E che pensi: quando erano troppo tese le corde del tuo vina , il tuo vina era accordato e suonava”?
“No, signore.”
“E che pensi: quando erano troppo allentate le corde del tuo vina, il tuo vina era accordato e suonava”?
“No, signore.”
“E che pensi: quando le corde del tuo vina erano né troppo tese né troppo allentate, ma accordate, il tuo vina era accordato e suonava”?
“Sì, signore.”
“Allo stesso modo, Sona, la persistenza troppo forte conduce all’agitazione, la persistenza troppo rilassata conduce alla pigrizia. Così dovresti determinare il giusto diapason per la tua persistenza, accordare (‘penetrare’, ‘scovare’) [sopra] il diapason delle [cinque] facoltà, e là cogliere il tuo tema.”
“Sì, signore” – rispose il Ven. Sona al Beato. Quindi, avendo dato questa esortazione al Ven. Sona, il Beato – come un uomo forte potrebbe stendere il suo braccio piegato o piegare il suo braccio disteso – sparì dal Bosco fresco ed apparve sul Picco dell’Avvoltoio.

In seguito, il Ven. Sona determinato il giusto diapason per la sua persistenza, accordate su questo diapason le sue [cinque] facoltà, colse il suo tema. Rimanendo solo, isolato, attento, ardente e risoluto, in poco tempo raggiunse e rimase nel supremo scopo della vita santa per cui gli uomini dei clan a buon diritto lasciano la vita ordinaria per l’ascetismo, conoscendolo e realizzandolo personalmente in questa vita. Seppe che: “La nascita è finita, la vita santa realizzata, il compito finito. Non c’è niente di più in questo mondo.” Così il Ven. Sona diventò un altro degli Arahant.

AN 6.55